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villetta barrea

Villetta Barrea (Aq), 990 metri sul livello del mare: come la vicina Civitella Alfedena, anche Villetta nasce a seguito della distruzione di Rocca Intramonti, intorno al 1400.

Adagiata lungo il fiume Sangro e dominata dai vicini monti, Villetta Barrea è ricca di scorci ed è famosa per le splendide escursioni naturalistiche che partono da qui: il vicino lago, i monti marsicani e la splendida Camosciara sono solo alcune delle mete raggiungibili.

“Il suo destino è stato strettamente legato all’andamento dell’industria armentizia: transumanza e pascolo degli ovini infatti sono stati l’ossatura del sistema economico di Villetta, come oggi ci ricorda il suo Museo della Transumanza” spiega lo scrittore abruzzese Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questo caratteristico luogo per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti, “Quota Mille”.

Come prosegue Millanta:

Qui, comunque, a farla da padrona è la natura: non sarà affatto difficile infatti fare incontri particolari lungo le suggestive vie del borgo. A Villetta Barrea c’è anche uno dei simboli più famosi del parco, e quando ci si trova ai suoi piedi è facile intuirne il motivo ed è il Faggio del Pontone: si tratta di un albero monumentale alto ben 25 metri e con un diametro di più di 8. Si pensa che sia il risultato di più alberi cresciuti insieme e poi fusi in uno, diversi secoli fa. Pensate, per alcuni è qui a dominare il bosco addirittura da 750 anni. Potremmo definirlo il ‘faggio madre’, perché è stato salvato dal taglio per la legna affinché potesse spargere i suoi semi per far crescere nuovi faggi.

A Villetta Barrea, dove un tempo c’era un’umile casa, ha inizio una delle storie più incredibili dell’Abruzzo montano: quella di Benedetto Virgilio, il poeta bifolco, che dai pascoli abruzzesi arrivò a suon di versi fino a Roma.

Nacque nel 1602 da una famiglia di umili origini, dedita alla pastorizia e all’agricoltura. Ed è proprio durante le pause che l’attività di pastore gli concedeva, che il giovane Benedetto, da autodidatta, impara a leggere e a scrivere, dilettandosi nello studio dei maggiori poeti italiani: Dante, Ariosto e Tasso.

Dopo alcune composizioni estemporanee, Benedetto decide di lanciarsi addirittura nella composizione di un poema, che dedica alla vita di Sant’Ignazio da Loyola, padre dei Gesuiti.

L’opera ebbe un’eco incredibile sia nel Regno di Napoli, che poi in tutta Italia, tanto che il Poeta Bifolco, come iniziarono a chiamarlo, fu invitato a trasferirsi a Roma dai Gesuiti.  Presto entrò nelle grazie di Papa Alessandro VII, che gli concesse una stanza in Vaticano, una pensione da 70 scudi annui e la croce di Cavaliere di Cristo, uno dei riconoscimenti più prestigiosi del Vaticano.

Dopo aver continuato a comporre versi nei migliori salotti romani, Benedetto morì nel 1666 e fu sepolto addirittura nella Basilica di San Pietro, dove ancora oggi riposa, vicino a Papi e Santi.

E proprio Papa Alessandro dettò per lui questo epitaffio, riportato sulla targa: “Non sarei stato inferiore a Virgilio se la sorte avesse fatto nascere me cittadino e lui agricoltore”.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook  https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Villetta Barrea.

 

by Redazione
Gioia Vecchio

Gioia Vecchio (Aq) 1.404 metri sopra il livello del mare; a qualche chilometro dal centro abitato di Gioia dei Marsi è un piccolo borgo dell’Appennino centrale, di quelli che maggiormente hanno risentito dell’emigrazione tanto da essere oggi completamente disabitato.

Conserva però intatto il fascino di un tempo, e oggi è un piccolo paradiso all’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise.

Il borgo fu edificato probabilmente dopo l’invasione dei Saraceni, durante il X secolo, che arrivarono qui seguendo il fiume Sangro, la cui sorgente dista pochi chilometri.

A seguito di quell’evento gli abitanti della zona decisero di unirsi fondando questo centro, ritenuto più sicuro, perché situato in posizione dominante rispetto all’importante Passo del Diavolo, che collega il Fucino con la zona di Pescasseroli.

“Un periodo florido si ebbe con la transumanza, che passava proprio di qui, ma già a metà del ‘700 le mutate condizioni socio-economiche convinsero gli abitanti a scendere a valle costruendo il nuovo borgo di Manaforno, l’attuale Gioia dei Marsi – spiega lo scrittore abruzzese Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questo caratteristico luogo per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,Quota Mille. – Il colpo di grazia definitivo però si ebbe nell’800, con il prosciugamento del Fucino: a poco a poco gli abitanti si spostarono tutti vicino ai nuovi terreni resi coltivabili”.

Il paese risulta quindi oggi totalmente disabitato. Ma è un luogo di grande suggestione, apparentemente senza tempo:

“Se vi trovate a passare di qui – prosegue Millanta – sicuramente rimarrete colpiti dalla chiesa di San Vincenzo, una vera e propria cattedrale nel deserto. Risale al 1749 e fu distrutta dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale per poi essere ricostruita rispettando l’architettura originaria”.

Una pietra posta ai suoi piedi suona oggi ironica: “Dove risorge la Chiesa Rinasce il Paese”.

La perla del luogo però è sicuramente il belvedere, che si apre su uno dei luoghi più suggestivi del Parco: la zona è infatti tra le più selvagge e vede il transito di numerosissime specie animali protette, tra cui l’orso bruno marsicano, che frequenta la zona per la presenza di vecchi alberi da frutta ormai abbandonati, di cui è ghiotto.

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Colli di Monte Bove

Colli di Monte Bove, 990 metri sul livello del mare, frazione del comune di Carsoli (Aq) posta lungo la catena montuosa dei monti Carseolani, è dominata dai resti del castello dei conti dei Marsi. Anticamente, questo, è stato un luogo di passaggio obbligato tra il Lazio e l’Abruzzo: qui infatti passava l’antica via Tiburtina Valeria.

Il borgo nacque come avamposto dell’antica colonia romana di Carsioli, e nei secoli fu possedimento degli Orsini e dei Colonna. Nel Medioevo era un luogo molto ambito, perché si trovava proprio a confine tra il Regno delle Due Sicilie e lo Stato Pontificio.

 “E Colli fungeva da Dogana, ed era chiamata per questo Colli Catena: qui infatti, nei pressi di questa porta, c’era una catena che serviva a sbarrare la strada ai viandanti, e che veniva tolta soltanto dopo il pagamento per consentire il passaggio. Per evitare però i soprusi da parte dei gabellieri, il Re fu costretto a incidere su quella lastra di marmo le varie tariffe, in base a quello che veniva trasportato, che diventavano in questo modo facilmente consultabili evitando imbrogli”. A parlarne è lo scrittore abruzzese Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questo caratteristico luogo per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti, Quota Mille.

Si racconta che il paese assunse il nome attuale durante i lavori della ferrovia: mentre veniva scavata la galleria fu ritrovata infatti una grande testa di bue scolpita nella pietra, poi sparita. Oggi Colli è rinomata soprattutto per aver dato i natali a San Berardo, il santo patrono della Marsica, a cui è intitolata, qui, una chiesa.

E proprio a Colli di Montebove, posta a mille metri d’altezza, c’è la grotta di Sant’Angelo. La cappella è stata realizzata usando la conformazione della roccia, e presenta un ciclo affrescato della seconda metà del ‘200 attribuibile probabilmente ad un autore locale, richiamando nell’uso dei colori e nello stile l’arte bizantina.

Il ciclo pittorico rappresenta delle figure di santi con al centro una Madonna seduta su un trono, nell’atto di offrire il seno destro al figlio: si tratta della Madonna del Latte. Tradizione vuole infatti che all’interno della grotta crescano delle foglioline che, cotte nel brodo, venivano fatte bere alle puerpere per favorire l’abbondanza di latte.

“Tante sono le leggende che si annidano in questo luogo. Secondo una tradizione secolare, in uno di questi anfratti sarebbe nascosta addirittura una treccia dei capelli della Madonna, mentre al piano superiore, da una falda nella roccia, sgorgherebbe il sangue dei Martiri. Il motivo di tutte queste storie è chiaro una volta arrivati qui: raramente infatti si incontrano posti più suggestivi di questo” conclude Millanta.

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Le Pagliare di Tione

Le Pagliare di Tione si trovano a 1.084 metri sopra il livello del mare, in una frazione del comune di Tione degli Abruzzi (Aq): si tratta di un agglomerato agropastorale che conserva intatto tutto il fascino del passato e sorge su un altopiano ai piedi del Monte Sirente, immerso nel Parco Regionale del Sirente-Velino, con un panorama straordinario a fare da sfondo.

“Quello che vedete intorno a me è un vero e proprio museo a cielo aperto, composto da case di contadini perfettamente conservate in stile medievale, che ci raccontano un mondo ormai scomparso. Si tratta di un villaggio d’alta quota, abbandonato a metà del ‘900, e costituito da un centinaio di piccoli casolari a due piani in pietra. Al piano superiore dimoravano gli uomini, al piano inferiore gli animali, nella paglia appunto, da cui il nome”.

A parlarne è lo scrittore abruzzese Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questo caratteristico luogo per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,Quota Mille.

Tutto il villaggio si sviluppa intorno ad un pozzo, ricavato da un inghiottitoio naturale che raccoglie l’acqua piovana. Il borgo era utilizzato per la transumanza verticale: i territori di Tione offrono infatti pochi terreni coltivabili. Gli abitanti, per rimediare, all’inizio della primavera si spostavano nel punto in cui l’altopiano permetteva coltivazioni e pascoli fino all’arrivo dell’inverno.

La vita che vi si svolgeva era totalmente comunitaria: tutti gli abitanti lavoravano insieme, al ritmo della natura. Segno di questa comunione è la campana, che scandiva il tempo del villaggio e veniva usata per richiamare le genti dai campi e dal pascolo.

E poco fuori dalle Pagliare c’è il laghetto di Tempra: sul Sirente vi sono moltissime altre formazioni circolari come questo, il più famoso è chiamato il cratere del Sirente.

“Negli anni ’90 – spiega Millanta – alcuni studiosi stabilirono che queste buche sarebbero il frutto del violentissimo impatto di un meteorite, avvenuto nel IV secolo dopo Cristo”.

“La storia di questo magico posto ci riporta nell’antica Roma. Anno 312 d.C. per l’esattezza, quando le truppe di Costantino stanno per scontrarsi e sconfiggere quelle di Massenzio – racconta ancora Millanta – Le cronache ci narrano che il giorno prima della battaglia Costantino abbia avuto una visione: mentre marciava vide in cielo, in pieno giorno, il passaggio di una croce di luce, che lo convinse a convertirsi al cristianesimo, cambiando così per sempre il corso della storia. Certo è che non tutta la comunità scientifica è concorde con l’ipotesi dell’impatto meteoritico, per il momento però, ci godiamo questa bella storia con il naso all’insù”.

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by Redazione
Sella di Corno

Sella di Corno, 1.005 metri sul livello del mare, frazione del comune di Scoppito (Aq) ultimo paese dell’Abruzzo al confine con il Lazio: si trova al centro della fertile Valle di Corno, luogo incantevole e suggestivo; è sempre stato un passaggio obbligato nell’Appennino, tra il gruppo montuoso del Monte Calvo a nord e quello di Monte Nuria a sud.

Secondo la tradizione il borgo nacque a seguito della distruzione della vicina Amiternum, i cui abitanti furono sparpagliati nella zona, alcuni dei quali trovarono rifugio proprio qui: ci si trova nella zona più a sud di quello che un tempo era il territorio dei Sabini, antico popolo che si contese a lungo queste terre con i romani.

Come spiega lo scrittore abruzzese Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questa frazione per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,“Quota Mille”: “la località prende il nome dall’omonimo valico che mette in collegamento l’aquilano con Rieti. Al centro della Valle del Corno, infatti, c’è una altura ben visibile proprio a forma di Corno, su cui fu costruita una fortificazione, intorno alla quale il paese continuò ad espandersi. L’importanza del luogo come via di comunicazione è testimoniata da un cippo, presente nella piazza centrale del paese. Si tratta della pietra miliare della via Cecilia, costruita dai romani quando occuparono la zona, che congiungeva l’attuale Antrodoco con Amiternum. Sopra, in miglia romane, c’è scritta la distanza dalla città eterna, 72, equivalenti a circa 106 chilometri”. 

“Eamus frates. Ad Aquilam missus sum!” ossia “Andiamo fratelli. Sono stato mandato a l’Aquila! Queste parole – prosegue Millanta –  furono pronunciate il 16 maggio del 1444 da San Bernardino da Siena, nel suo ultimo viaggio. Le cronache ci dicono che c’era un caldo torrido, e San Bernardino fu colto da una febbre altissima e iniziò a implorare per avere dell’acqua. I confratelli non sapevano dove trovarla quando Bernardino stesso, steso sull’erba a riprendere fiato, mosse la mano e indicò un punto, da cui venne fuori uno zampillo. E lo zampillo si tramutò in una fonte, ancora oggi chiamata fontana di S. Bernardino”.

Mentre si dissetava, con gli occhi infuocati dalla febbre, gli apparve Celestino. I due si abbracciarono e il santo eremita gli affidò L’Aquila. Quando la figura di Celestino si dissolse, Bernardino esortò i suoi confratelli a continuare il viaggio nonostante il suo malore.

Affrontò così gli ultimi chilometri che lo separavano dall’Aquila, stremato, dove morì pochi giorni dopo divenendone patrono, come predetto da Celestino.

Il prodigio è ricordato oggi dalla chiesetta, che attira ogni anno numerosi fedeli sulle orme del santo senese.

L’antico dazio segna il confine tra l’Abruzzo e il Lazio.

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by Redazione
Scuola Macondo

Il Gruppo di Lettura della Scuola Macondo – l’Officina delle Storie di Pescara, scuola fondata e diretta dallo scrittore abruzzese Peppe Millanta, torna con un nuovo appuntamento dedicato alla lettura, il primo di questo 2022, previsto per venerdì 28 gennaio alle ore 19:00 con Nadia Terranova e il suo romanzo Addio Fantasmi (Einaudi).

Nel romanzo Ida è appena sbarcata a Messina, la sua città natale, la stessa città in cui è nata l’autrice: la madre l’ha richiamata in vista della ristrutturazione dell’appartamento di famiglia, che vuole mettere in vendita.

Circondata di nuovo dagli oggetti di sempre, di fronte ai quali deve scegliere cosa tenere e cosa buttare, è costretta a fare i conti con il trauma che l’ha segnata quando era solo una ragazzina.

Ventitrè anni prima suo padre è scomparso. Non è morto: semplicemente una mattina è andato via e non è piú tornato. Sulla mancanza di quel padre si sono imperniati i silenzi feroci con la madre, il senso di un’identità fondata sull’anomalia, persino il rapporto con il marito, salvezza e naufragio insieme.

Specchiandosi nell’assenza del corpo paterno, Ida è diventata donna nel dominio della paura e nel sospetto verso ogni forma di desiderio.

Ma ora che la casa d’infanzia la assedia con i suoi fantasmi, lei deve trovare un modo per spezzare il sortilegio e far uscire il padre di scena: “Fra il tramonto e la cena, l’assenza di mio padre tornava a visitarmi. Aprivo il balcone sperando che il temporale filtrasse dai soffitti e squarciasse le crepe sul muro, supplicavo la tramontana di trasformarsi in uragano e rovesciare in terra l’orologio e le sedie, all’aria il letto, i cuscini, le lenzuola. Non vuoi sapere che sono diventata grande, non ti interessa?, chiedevo, e nessuno rispondeva”.

Nadia Terranova è nata, appunto, a Messina nel 1978 e vive a Roma. Per Einaudi ha scritto i romanzi Gli anni al contrario (2015, vincitore di numerosi premi tra cui il Bagutta Opera Prima, il Brancati e l’americano The Bridge Book Award) e Addio fantasmi (2018, finalista al Premio Strega, vincitore del premio Subiaco Città del libro, del premio Alassio Centolibri, del premio Nino Martoglio e del premio Mario La Cava).

Ha scritto anche diversi libri per ragazzi, tra cui Bruno il bambino che imparò a volare (Orecchio Acerbo 2012), Casca il mondo (Mondadori 2016) e Omero è stato qui (Bompiani 2019, selezionato nella dozzina del Premio Strega Ragazzi), e un saggio sulla letteratura per ragazzi, Un’idea di infanzia (ItaloSvevo 2019).

Ha una rubrica su Vanity Fair, Sirene, in cui racconta storie di donne contemporanee.

Il prossimo appuntamento è previsto per il 25 febbraio con Simona Baldelli ed il suo romanzo Evelina e le fate (Giunti).

by Redazione
Quota Mille

Pietransieri, 1.359 metri sopra il livello del mare, frazione del comune di Roccaraso (Aq) situata poco al di fuori dell’area dei grandi Altopiani: oggi è un importante centro turistico che domina la valle del Sangro grazie anche alla presenza degli impianti da sci dell’Aremogna, delle splendide vedute e delle interessanti passeggiate.

Il borgo sorse nel 975 d.C., e il nome Petra rivela la sua origine longobarda, mentre Ansieri era il nome probabilmente del fondatore; di quello che c’era purtroppo non è rimasto più nulla, perché il paese fu totalmente raso al suolo durante la seconda guerra mondiale, e il suo nome è oggi tragicamente legato a quegli eventi.

Ma perché la furia della guerra si accanì proprio su questo piccolo paese, così lontano dai centri di potere?” si chiede lo scrittore Peppe Millanta che, insieme a Sem Cipriani e le telecamere Rai, ha raggiunto questa frazione per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,“Quota Mille”, andata in onda proprio in occasione della “Settimana della Memoria”.

“Perché qui – risponde Millanta – nel ’43 decisero di trincerarsi i tedeschi per resistere agli attacchi alleati, sfruttando i confini naturali del territorio come le montagne e il vicino fiume Sangro. Istituirono perciò la Linea Gustav, che portò la guerra lì dove nessuno pensava che sarebbe mai arrivata. La guerra arrivò anche sulle montagne abruzzesi, e lasciò il suo segno. Pietransieri fu uno dei paesi più colpiti, ma fu capace di reinventarsi grazie al turismo. I tedeschi non si limitarono a distruggere il paese: Pietransieri infatti fu teatro dell’Eccidio di Limmari, uno dei più brutali del conflitto. In questo bosco nel ’43 furono uccisi 128 civili, di cui 60 donne, 34 bambini sotto i dieci anni e un bimbo di un mese. I tedeschi arrivarono qui già agli inizi di novembre, requisendo bestiame e alimenti, fino a quando non diedero l’ordine di evacuazione e minarono il paese, distruggendolo. Alcuni abitanti però – prosegue Millanta – non vollero allontanarsi e si ritirarono qui, in queste masserie. La mattina del 21 novembre però, probabilmente per paura che potessero aiutare i partigiani, i tedeschi iniziarono a rastrellarli. Fu una carneficina. Gli abitanti furono fucilati e i loro corpi addirittura distrutti con granate. Ci fu una sola sopravvissuta, una bambina, che si nascose sotto il cadavere della madre”.

Oggi quei martiri riposano nel Sacrario, che viene raggiunto ogni anno da una processione notturna che attraversa il bosco di Limmari e ripercorre i luoghi della tragedia.

Oggi Pietransieri è un luogo della memoria, insignito della medaglia d’oro al valore militare, dove è possibile toccare con mano l’orrore di uno dei periodi più difficili della storia moderna.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Pietransieri.

 

by Redazione
Premio Letterario

Nuovo appuntamento con il Premio Letterario Storie di Sport, che giunto alla sua VI edizione ogni anno registra una sensibile crescita soprattutto nel numero di adesioni.

Il concorso organizzato dalla Scuola Macondo – l’Officina delle Storie con il patrocinio del Comune di Ripa Teatina (Chieti) nell’ultima edizione ha visto partecipare 232 autori provenienti da tutta Italia ed è diventato ormai un appuntamento fisso all’interno del Festival Rocky Marciano che si tiene ogni anno nel mese di luglio a Ripa Teatina, appunto. La manifestazione, gode inoltre, del patrocinio della Regione Abruzzo e CONI Abruzzo.

Storie di Sport, ideato da Peppe Millanta, Direttore della Scuola Macondo, coniuga il mondo dello sport e quello della scrittura: questo matrimonio dà vita a storie spettacolari di atleti, ma anche a racconti che abbiano come cornice lo sport, osservato in tutte le sue sfaccettature.

“L’amministrazione comunale di Ripa Teatina continua il suo percorso di promozione della cultura sportiva –spiega l’Assessore con delega allo Sport Gianluca Palladinetti– e all’interno di questa promozione il concorso letterario Storie di Sport ha acquisito ormai un ruolo molto importante; non bisogna dimenticare che lo sport e tutto ciò che ruota intorno ad esso fa parte di una sana quotidianità per le persone e noi vogliamo proprio evidenziare, anche in un momento difficile, quanto è importante questo settore sia per il corpo che per l’anima, ed ecco che per il nostro territorio da anni è una forma di cultura che vogliamo promuovere”.

Vincitore della scorsa edizione è stato Paolo Patui, scrittore, drammaturgo e insegnante di San Daniele del Friuli (Ud), con il racconto Chiquito, dieci e lode.

I racconti verranno giudicati da una giuria composta da esperti del mondo dell’editoria e composta da: Loretta Santini (Direttrice Editoriale Elliot), Francesca Chiappa (Hacca Edizioni), Francesco Coscioni (Neo Edizioni), Raffaele Riba (editor e scrittore), Lorenza Stroppa (editor Ediciclo Editore e scrittrice), Roberto Di Pietro (Agente Letterario Edelweiss), Athos Zontini (scrittore e scout per la rivista Achab), Patrizia Angelozzi (Angelozzi Comunicazione) e Paolo Primavera (Edicola Ediciones).

Il bando è online all’indirizzo www.premiostoriedisport.it  e il termine ultimo per l’invio del racconto è il 15 maggio 2022.

Per partecipare al premio basta inviare un racconto, edito o inedito, a tematica sportiva, che potrà aggiudicarsi il montepremi di 1000 euro alla mail premioletterariostoriedisport@gmail.com.

Per maggiori info è possibile chiamare il numero 320.1775781.

by Redazione
Rocca di Cambio

Rocca di Cambio (L’Aquila), 1.434 metri sul livello del mare; è il comune più alto di tutto l’Appennino che le telecamere Rai con Sem Cipriani hanno osservato insieme allo scrittore Peppe Millanta per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti, Quota Mille.

Rocca di Cambio è un affermato centro turistico per gli sport invernali, grazie alla vicina stazione sciistica di Campo Felice. Si trova nella parte settentrionale dell’Altopiano delle Rocche, all’interno del Parco Naturale Regionale Sirente-Velino, immersa in una natura ancora selvaggia.

Non c’è certezza sull’origine del nome. Per alcuni deriva dal Monte Cagno, alle cui pendici sorge il centro, poi cambiato in Cambio. Per altri invece dal fatto che il borgo fu “scambiato” da un signorotto con il Castello di Secinaro, che era più vicino ai propri possedimenti. Per altri ancora, perché qui si trovava una stazione per il cambio dei cavalli.

“Per alcuni mesi del 1952, però, assunse un nome diverso: Montenara- spiega Millanta– Si tratta del luogo di fantasia dove fu esiliato il Don Camillo di Giovannino Guareschi. Il film Il Ritorno di Don Camillo, con Gino Cervi e Fernandel, fu girato infatti proprio qui. A ricordarcelo questa targa. E nel comune di Rocca di Cambio sorge l’Abbazia di Santa Lucia. Fu innalzata nel XII secolo, e dal di fuori appare abbastanza sobria; nulla lascerebbe presagire la meraviglia che contiene: un ciclo di affreschi incredibile della metà del XIV secolo, con scene tratte dal Nuovo. Testamento ma a cogliere subito l’attenzione è la meravigliosa Ultima Cena. Tutti gli apostoli hanno lo sguardo rivolto verso il Cristo, a capotavola, e ognuno è indicato per nome. Ma scorrendo però si nota subito che mancano Giuda Taddeo e Giuda Iscariota, sostituiti da Barnaba e da San Paolo, che nella narrazione biblica arriveranno solo successivamente”.

E’ solo un’ipotesi ma come prosegue Millanta:

Il povero Giuda Taddeo, pur essendo innocente, probabilmente pagò lo scotto di avere un nome troppo simile a quello del traditore, e fu sostituito con qualcun altro di più presentabile. Per quanto riguarda Giuda Iscariota, invece, la situazione è più complessa. Un’’Ultima Cena’ senza di lui infatti sarebbe un unicum assoluto. Vicino a Gesù però si vede una lacuna, la cui forma richiama il profilo di una figura di cui si intuisce un pezzo di abito rosso. Probabilmente Giuda Iscariota era posizionato lì, al di quà della mensa come si era soliti fare al tempo, e di dimensioni molto più piccole rispetto agli altri visto che veniva seguito un codice gerarchico proporzionale.

Non era strano nel Medioevo che alcune icone particolarmente odiate venissero sfregiate o cancellate. Se così fosse, però, ci sarebbe comunque un’Ultima Cena sui generis, formata da tredici apostoli più Gesù. La risposta non la si conosce, ma quel che è certo è che si tratta di uno scrigno ancora tutto da scoprire.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Rocca di Cambio.

by Redazione
poetami

Si accendono i riflettori sulla seconda edizione del Premio PoetaMi – Miglianico Borgo in Poesia in onore e memoria di Paride Di Federico, concittadino, studente modello e poeta di riconosciuta sensibilità; l’obiettivo del Premio è quello di creare a Miglianico un borgo poetico, con un appuntamento annuale incentrato sulla poesia in tutte le sue sfumature, dalla parola scritta a quella recitata, dagli incontri culturali alle immagini.

Organizzato dalla Scuola Macondo – l’Officina delle Storie di Pescara, con la direzione artistica di Peppe Millanta il concorso, che in occasione della consegna dei riconoscimenti durante la serata finale della prima edizione ha avuto l’onore di ospitare il poeta Davide Rondoni, gode del patrocinio del Comune di Miglianico (Chieti) e vede la preziosa collaborazione della Pro Loco di Miglianico.

Come spiega il sindaco del comune teatino Fabio Adezio:

Il bando di concorso della seconda edizione di PoetaMi conferma l’intenzione dell’amministrazione comunale di caratterizzare il nostro Comune come borgo poetico: il successo della scorsa estate, sia in termini numerici, sia per la qualità della proposta realizzata, ci ha convinto di aver impresso la direzione giusta al nostro sforzo di lavorare per far diventare Miglianico un vero laboratorio poetico nazionale, sulla scorta e nella memoria grata a Paride Di Federico, valente concittadino e straordinario poeta, troppo presto scomparso. La sua figura è ormai diventata un patrimonio condiviso grazie al quale il realizzando Museo della Poesia avrà un punto di riferimento per il quale tutti i Miglianichesi si sentiranno orgogliosi.

A pochi giorni dall’apertura del bando di PoetaMi (27 dicembre 2021), dunque, non può mancare una riflessione sulla potenza della poesia, diventata un mezzo esclusivo per dare corpo alle emozioni, alle tante paure che accompagnano la vita delle persone; anche i sentimenti che troppo spesso vengono messi da parte, soprattutto in un momento complesso come quello che comporta l’emergenza sanitaria da due anni ormai, prendono forma con questo strumento esclusivo e dunque distanziamento sociale, solitudine, riflessione diventano argomenti.

Il concorso a tema libero, rivolto agli adulti, si suddivide in due categorie, una riservata alla poesia inedita e l’altra a raccolte edite di poesie; sono previsti anche due premi speciali che verranno assegnati dalla giuria, il Premio Under 35 riservato ad un autore nato tra il 2004 e il 1987 che si sia particolarmente distinto con la sua opera ed il Premio “Margherita Anzellotti”, riservato ad un autore abruzzese.

L’invio del materiale è consentito fino alle ore 24.00 del 17 aprile 2022.

La Scuola Macondo – l’Officina delle Storie attribuirà inoltre a sua discrezione tre borse di studio per i suoi corsi ai partecipanti ritenuti più meritevoli.

Accanto al premio per gli adulti PoetaMi, continua anche il premio di poesia dedicato alle scuole, intitolato a Paride Di Federico, giunto ormai alla XIII edizione: per i ragazzi il bando sarà distribuito direttamente nelle scuole; come si augura il sindaco: “Attendiamo, come l’anno scorso, numerose opere poetiche da tutta Italia, che arricchiranno il nostro patrimonio da conferire nel museo, e contiamo che dalle scuole arrivi, come succede da 13 anni a questa parte, la nuova linfa per rinverdire un’arte, quella della poesia, che qui non ha mai smesso di far sentire la sua forza”.

Diversi sono i momenti culturali pensati per la premiazione che ci sarà sabato 28 maggio a Miglianico nell’ambito di una giornata dedicata interamente alla poesia con conferenze e laboratori.

Ospite della serata di premiazione sarà il poeta Gian Mario Villalta che premierà i finalisti.

Nell’ambito della manifestazione è previsto un Atelier di Poesia: workshop di due giorni a cura di Davide Rondoni, che si svolgerà nelle giornate di sabato 28 e domenica 29 maggio.

Il workshop sarà gratuito per i finalisti di entrambe le sezioni e per i vincitori dei Premi Under 35 e “Margherita Anzellotti”.

Per l’occasione sarà la seguente giuria di poeti, giornalisti, docenti ed esperti a valutare le opere in concorso: Antonello Antonelli (docente e giornalista), Andrea Buccini (poetessa), Paolo Fiorucci (poeta e libraio), Barbara Giuliani (poeta), Eleonora Molisani (giornalista e poetessa), Corinne Stella (docente), Stefano Tieri (docente).

Per info: premiopoetami@gmail.com, 3201775781; www.poetami.it.

by Redazione