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Category Archives: Economia

ortona

Era il 27 luglio, una giornata come le altre. Ma non è stato così per gli 84 dipendenti della Yokohama ad Ortona che, dopo pranzo, senza nessun preavviso, si sono prima visti disconnettere le utenze mail e poi la comunicazione del responsabile del personale che l’azienda aveva intenzione di chiudere con una liquidazione volontaria ad effetto immediato.

Una giornata di lavoro in fabbrica come tante altre che si trasforma nell’inizio di un incubo. I dipendenti della Yokohama infatti sono ancora in presidio permanente fuori dall’azienda e lo saranno finché non riceveranno delle risposte chiare da parte dell’azienda.

Ricordiamo che la Yokohama dal 2014 si occupa di produrre tubi flessibili in gomma per il  trasporto di petrolio e gas.

“Nel giro di mezz’ora – ci raccontano – abbiamo dovuto riconsegnare pc, telefono, carte di credito e siamo diventati visitatori che dovevano uscire il prima possibile. Dal 28 luglio la fabbrica è chiusa e noi siamo lavoratori senza lavoro”.

Una situazione dunque di grande preoccupazione per persone che avevano maturato oltre 15 anni di anzianità e che ora rischiano di rimanere senza un lavoro e senza un perché.

“Qualche giorno fa nella sede della Provincia di Pescara, grazie all’assessore Mauro Febbo, c’è stato un incontro tra il responsabile del personale (che verrà anche lui licenziato), gli avvocati e il liquidatore dell’azienda. Nessun dirigente della Yokohama si è presentato” dicono i lavoratori.

Una situazione, a detta di tutti, anomala per le modalità con cui si è svolta; situazione che ha traumatizzato noi dipendenti, perché non abbiamo mai avuto nessun tipo di campanello d’allarme in termini né di riduzione del personale né di mobilità, nulla.

Saracinesche abbassate e porte chiuse, 84 famiglie che temono fortemente per il loro futuro; cosa accadrà? “Sembra che l’azienda – ci dicono i dipendenti- voglia abbandonare il sito cancellando il brand italiano: il nostro tubo “Isola” (metallico) e portare avanti solo il loro brand giapponese, il “Seeflex” (tessile). Hanno, in pratica, deciso di cancellarci dal mercato”.

A settembre inoltre dovrebbe svolgersi un incontro a Roma presso il Mise (Ministero dello Sviluppo economico), tra le autorità Istituzionali competenti e la rappresentanza aziendale, per un confronto che tutti i lavoratori (ed un intero paese) auspicano possa portare buone notizie.

Obiettivo ora conservare il lavoro. “Non ci aspettiamo che la Yokohama torni sui suoi passi, ma vorremmo far capire che ci sono tante possibilità a livello europeo e nazionale per risolvere il problema. Chiediamo quindi agli imprenditori di farsi avanti e rilevare il polo che da più di 30 anni rappresenta un importante riferimento occupazionale per la realtà ortonese; senza considerare poi che si trova in una zona strategica: alle porte dell’uscita autostradale e vicino al porto commerciale di Ortona. Se la proprietà giapponese non è più interessata, chiediamo un passaggio di consegna per chi può essere interessato a portare avanti questa storica realtà industriale, garantendo così la continuità del lavoro per noi dipendenti”.

 

by Redazione
Abruzzo

Sono oltre 20mila le imprese abruzzesi sin qui finanziate dal sistema bancario in base alle misure stabilite dal governo Conte, tra cui i decreti “Cura Italia” e “Liquidità”, voluti per sostenere la ripresa durante l’emergenza Covid-19.

E a farla da padrone sono decisamente le richieste per gli importi più ridotti, a conferma che la crisi ha colpito al cuore e in profondità, nel sistema produttivo italiano e regionale, soprattutto le aziende di minori dimensioni.

I dati diffusi dal Fondo di garanzia nazionale, braccio operativo del ministero dello Sviluppo economico, aggiornati al 7 luglio scorso, descrivono uno scenario in cui, dopo una partenza decisamente accidentata, il passo preso dal sistema bancario nei confronti delle richieste presentate dal mondo delle imprese, è diventato più spedito e veloce.

Ecco le cifre in dettaglio.

Dal 17 marzo scorso – data di avvio delle richieste – al 7 luglio, sono state complessivamente in Abruzzo 20.030 le pratiche che hanno avuto il via libera, per un importo complessivo finanziato di 887 milioni, 493mila e 332 euro, per un importo medio che si attesta a quota 44mila e 90 euro, che è però ben lontano dagli oltre 60mila euro della media nazionale.

Tra i territori, confermando le tendenze delle scorse settimane, resta in vetta la provincia di Chieti (5.635 operazioni approvate), incalzata dal Teramano (5.196); con Pescara (4.867) e L’Aquila (4.359) decisamente più distanziate.

La fetta più grande di finanziamenti, confermando anche in questo caso le tendenze delle scorse settimane, resta tuttavia appannaggio delle operazioni erogate per gli importi più ridotti, ovvero fino a 30mila euro (dopo l’iniziale limite fissato a 25mila, ndr): sono state 18.672, ovvero il 93% del totale, per complessivi 347 milioni e 618mila euro.

Decisamente al di sotto della soglia massima consentita è però la media delle erogazioni effettive: poco più di 18mila e 600 euro, cifra decisamente lontana anche in questo  caso dalla media nazionale (19.927).

Tra i territori, anche in questo caso, resta Chieti la provincia con il più alto numero di pratiche di finanziamento approvate: 5.285. Per il resto, distanze meno nette tra Teramo (4.782) e Pescara (4.610), con L’Aquila che chiude a quota 3.995.

“Prendiamo atto con soddisfazione di questo scatto in avanti – dice il presidente regionale di Cna Abruzzo, Savino Saraceni – e del fatto che il sistema bancario, di cui pure all’inizio avevamo segnalato la lentezza, abbia ora invertito decisamente la rotta. Certo, non è noto il numero di imprese che ha fatto richiesta, ma i dati relativi ai finanziamenti approvati, ci segnalano quanto vasta sia l’esigenza da parte del sistema produttivo, e delle micro imprese in particolare, di poter contare su linee di credito certe per poter sopravvivere in questa delicatissima fase, in cui per molte aziende si deciderà la stessa possibilità di andare avanti. Ragione, questa, che ci spinge a chiedere anche al sistema pubblico di immettere nel più breve tempo possibile risorse finanziarie nell’economia: di tempo ce n’è davvero poco, occorre fare in fretta, perché a settembre con la fine del blocco dei licenziamenti, la ripresa del pagamento delle rate delle tasse sospese e delle rate dei mutui ci sarà un momento ancora più duro”.

 

by francesca
bcc sangro teatina

Una banca capace di affrontare l’emergenza Covid con passione, efficienza e innovazione, in forza di numeri solidi e di una reale vicinanza al territorio.

L’approvazione del bilancio 2019 di Bcc Sangro Teatina, ratificato nella sede centrale di Atessa il 25 giugno dall’assemblea dei soci rappresentata dal notaio Guido Lo Iacono, ha evidenziato per l’ennesimo anno consecutivo un bilancio in salute e una invidiabile solidità patrimoniale che, sommati ad una grande capacità di vicinanza alle imprese e alle famiglie del territorio, hanno reso possibile performance economiche e professionali anche e soprattutto nel duro periodo di emergenza che non ha risparmiato i territori di competenza.

Nel dettaglio, 4.004 sono i soci e oltre 20mila i clienti.

Molto alti sono risultati gli indicatori della solidità bancaria, con un Total capital Ratio al 16,91 per cento a fronte di un minimo richiesto del 9,25%.

Inoltre, le sofferenze nette sui crediti netti verso la clientela sono state pari all’1,80%, mentre il Cost Income Ratio, che indica il rapporto tra costi gestionali e margini di intermediazione, è stato del 73,10%, in linea con la media del gruppo Cassa Centrale Banca.

A fine anno, la raccolta totale ha raggiunto quota 373 milioni di euro, in crescita di 15 milioni rispetto al 2018, mentre sono stati erogati 35 milioni, un dato che testimonia che nel corso del 2019 Bcc Sangro Teatina ha continuato a sostenere la crescita dell’economia locale.

Il totale dei mezzi amministrati dalla banca ha superato i 588 milioni di euro mentre il rapporto impieghi/raccolta diretta è stato pari al 67%.

Al risultato positivo si accompagna un netto rafforzamento dei principali indici patrimoniali, che stanno a indicare una maggiore solidità e solvibilità dell’istituto e che sono il frutto di una politica prudente e lungimirante portata avanti dai vertici aziendali.

Una banca solida, dunque, che anche per questo è stata in grado di affrontare efficacemente l’emergenza Covid.

In una prima fase sono state messe in atto tutte le precauzioni per clienti e personale e si è fatto ricorso anche allo smart working: grazie a queste misure, non si è verificato nessun caso di contagio.

Poi sono stati realizzati interventi importanti, con un impegno di mezzi economici e risorse senza precedenti: in circa dieci giorni sono stati sospesi 1.100 mutui, per un valore di circa 70 milioni di euro, e lavorate ben 350 pratiche per i nuovi finanziamenti fino ai 25 mila euro, per un valore totale di 6 milioni di euro erogati in poco più di venticinque giorni.

Nel frattempo, è stato messo a punto un sistema di prenotazione online molto apprezzato dalla clientela, evidenziando una banca moderna, capace di affiancare a servizi tradizionali un modello di business innovativo: è il caso dei prodotti e servizi di qualità “fabbricati” dalla capogruppo Cassa Centrale Banca, come la protezione assicurativa, investimenti etici, energia pulita, monetica, internet banking evoluto, fino ad un nuovo sito internet, più dinamico e in grado di garantire un’esperienza di navigazione nuova e coinvolgente.

“Questi risultati – commentano Vincenzo Pachioli e Fabrizio Di Marco (nella foto), rispettivamente presidente e direttore generale di Bcc Sangro Teatina – confermano la proattività, la solidità, la capacità di creare valore di un istituto radicato nel territorio e strutturato per affrontare i mutamenti in atto. Continueremo con determinazione a garantire il nostro sostegno a famiglie e imprese, pur in un quadro congiunturale straordinario e non prevedibile come quello che stiamo vivendo, legato ad un’emergenza epidemiologica che non ha precedenti. Il nostro impegno oggi non vuole solo facilitare la ripartenza, ma leggere questa difficile congiuntura come un’opportunità per rafforzare il nostro modo equilibrato e flessibile di fare banca e accompagnare la ripresa economica sul terreno dell’inclusione e della sostenibilità. Siamo orgogliosi di ciò e siamo sempre di più al fianco di tutti, perché questa sfida sarà vinta solo con il contributo unanime di tutte le parti in gioco”.

by Redazione
uil abruzzo

Non solo le microimprese, l’artigianato, il commercio e il terzo settore, ma anche la grande industria abruzzese sta soffrendo per l’emergenza post Covid: bisogna vigilare con grande attenzione per evitare il tracollo e perdere posti di lavoro.

È il messaggio che arriva da Michele Lombardo, segretario generale Uil Abruzzo, che commenta così la preoccupante analisi del dottor Aldo Ronci, da cui risulta che nel primo trimestre 2020 l’export abruzzese ha segnato una flessione del 5,6%, dato triplo rispetto a quello nazionale che è diminuito dell’1,9%.

“Oltre ad evidenziare questo tracollo dell’export – dice Lombardo – la ricerca sottolinea un aspetto che noi come Uil abbiamo più volte abbiamo evidenziato soprattutto in questa fase di ripartenza: non assistiamo solamente ad una crisi di settori specifici come il turismo o la micro impresa, sia essa artigiana, commerciale o del terzo settore, ma anche ad una difficoltà crescente della grande industria, che lega il suo fatturato per massima parte ai mercati esteri o comunque extraregionali. Questo significa che a soffrire è il settore con il maggior numero di occupati in Abruzzo: la meccanica, l’automotive e tutto l’indotto che danno lavoro a decine di migliaia di persone e che rappresentano il cuore pulsante del nostro sistema economico”.

Il segretario generale Uil Abruzzo ricorda che “in maniera sempre più pressante abbiamo sottolineato alla Regione Abruzzo, nei tavoli con l’assessorato alle Attività produttive, la necessità di lavorare insieme per creare le condizioni a sostegno della tenuta dell’intero sistema economico abruzzese, ivi compresa la grande industria. Per questo, a partire dallo studio di Ronci, riteniamo sia necessario intraprendere senza indugi una riflessione più complessiva sul futuro del nostro territorio, senza dare per scontato che il nostro sistema industriale possa farcela da solo. Del resto – conclude Lombardo – il ricorso massiccio della grande industria agli ammortizzatori sociali sta lì a testimoniare che la crisi è ancora più ampia di quanto non si creda, e per questo occorre vigilare con grande attenzione. Ne va del nostro futuro”.

by Redazione
acquisti online

Oltre la metà degli internauti abruzzesi (56,1%) ha effettuato acquisti online nel periodo del lockdown.

È quanto emerge dall’elaborazione dei dati Istat, realizzata dal Centro Studi Confartigianato, con l’obiettivo di analizzare l’intensificazione del ricorso al canale digitale da parte delle MPI italiane durante la crisi Covid-19.

Da una lettura dei dati in chiave territoriale, tuttavia, l’Abruzzo si posiziona agli ultimi posti della classifica nazionale, precedendo soltanto Basilicata (55,4%), Calabria (51,3%), Puglia (51,1%), Sicilia (48,2%) e Campania (46,1%). La maggiore vocazione alla vendita online, al contrario, si registra nella Valle d’Aosta (66%).

A seguire Sardegna (63,8%), Trentino Alto Adige (62,8%), Lombardia (62,7%) e Friuli-Venezia Giulia (61,8%).

Tra gli internauti che hanno acquistato sul web negli ultimi 3 mesi, il 48,3% ha effettuato uno o due ordini, il 28,8% tra i tre e i cinque, il 10% tra sei e dieci ordini, mentre il 6,1% dichiara di aver effettuato più di dieci ordini.

Dallo studio emerge che oltre la metà degli utenti di Internet attivi in Italia, con un’età superiore ai 14 anni, ha effettuato acquisti sul web: un dato pari al 57,2% del totale, che si traduce in 20 milioni e 403 mila consumatori online.

I più propensi agli acquisti online sono gli uomini (60,8%), i giovani tra i 20 e i 34 anni (71,3%) e i residenti nel Nord del Paese (60,6%).

“L’emergenza Covid ha contribuito a far crescere, anche tra le piccole e micro imprese, la consapevolezza circa l’importanza e l’efficacia del commercio elettronico, in particolare in settori come quello del food – sottolineano il presidente di Confartigianato Imprese Abruzzo Giancarlo Di Blasio e il segretario regionale Daniele Di Marzio – I dati dimostrano che l’Abruzzo si sta allineando al trend nazionale e che le imprese del territorio hanno iniziato a cogliere le opportunità offerte dai nuovi strumenti di vendita per proporsi sul mercato, ma permangono ampi margini di crescita che potranno consentire alle aziende della regione di sfruttare a pieno il loro potenziale”.

by Redazione
confartigianato avezzano

Lo scorso 15 maggio, la Regione Abruzzo ha pubblicato l’avviso “Aiuta Impresa” con l’obiettivo di stimolare gli investimenti in Abruzzo.

Le risorse regionali disponibili per il presente Avviso ammontano ad € 6.000.000,00 (seimilioni/00).

Il contributo consiste in una sovvenzione diretta a fondo perduto, per un massimo di 5mila euro, concessa a titolo di rimborso degli investimento effettuati, nella misura del 40% delle spese sostenute al netto dell’IVA.

Il contributo è destinato alle micro e piccole imprese nonché ai lavoratori autonomi in regime forfettario che siano costituiti da più di tre anni e operanti, sempre da almeno 3 anni, nel territorio abruzzese.

Confartigianato Imprese Avezzano a sostegno del mondo imprenditoriale mette a disposizione delle aziende un apposito servizio dedicato con il quale è possibile ricevere un aiuto alla compilazione delle domande.

Il servizio verrà erogato previo appuntamento telefonico ai numeri 0863-413713/26282,  370-3455727 oppure tramite mail all’indirizzo info.confartigianatoavezzano@gmail.com.

Per erogare un servizio efficiente si comunica che tutta la documentazione dovrà pervenire presso i nostri  uffici  entro e non oltre il 26 maggio, altrimenti non potrà essere garantita una posizione utile in graduatoria. Sulle pagine social di Confartigianato Imprese Avezzano è disponibile una presentazione esplicativa dell’Avviso.

by Redazione
cna

Ricavi dimezzati nel 2020, con il turismo che deve fare i conti con una caduta a picco del 66%.

Ma anche giudizi assai poco lusinghieri sui provvedimenti sin qui adottati dal Governo Conte per contrastare la crisi provocata dalla pandemia, mentre ben 7 imprese su 10 sono costrette a far ricorso agli ammortizzatori sociali e hanno difficoltà enormi di accesso al credito.

E’ questa la fotografia tracciata da un sondaggio nazionale della CNA su un campione di circa 14mila imprese, 149 delle quali abruzzesi, con 30 dell’Aquila, 34 di Chieti, 55 di Pescara e 30 di Teramo.

Il quadro delineato dalla rilevazione della Confederazione artigiana sul dramma provocato dall’emergenza sanitaria svela insomma una crisi davvero senza precedenti nella storia del Paese e regionale.

Perché l’Abruzzo appare assolutamente allineato alla tendenza nazionale, e “l’azione della giunta Marsilio – come dice il presidente della CNA Savino Saraceni – pur avendo dato negli ultimi giorni segnali apprezzabili sulle riaperture, tuttavia non ha certo brillato per particolare tempestività ed efficacia nell’immissione di risorse finanziarie nel sistema economico regionale. Delle risorse stanziate, al momento, non vi è traccia alcuna tra le imprese”.

Il crollo del fatturato resta il problema dei problemi: la stima per l’anno in corso parla di un crollo del 42% rispetto a un anno fa, con alcuni comparti il cui giro d’affari vedrà cadute a picco: così, detto del turismo, per la moda sarà -56,7% e per il commercio -54%.

Flessione più contenuta, si fa per dire, nelle previsioni sui servizi alle imprese (-40%).

L’indagine ha interessato in Abruzzo aziende dei settori dell’alimentare, moda, legno e arredo, produzione, costruzioni, commercio, trasporto e logistica, turismo, servizi alla persona e servizi alle imprese.

A loro sono state rivolte 24 domande che hanno spaziato dal numero di dipendenti al fatturato, dal rapporto con clienti e fornitori all’adozione o meno del lavoro a distanza, dalla richiesta di ammortizzatori sociali a quelle di accesso al credito.

Nota particolarmente critica, come detto, il giudizio riservato alle misure messe in campo dall’esecutivo per fronteggiare la cosiddetta “Fase 1” e affrontare il momento delle riaperture: con una sostanziale bocciatura di entrambe, e in particolare sui provvedimenti riservati a credito e liquidità, cui il 70% si dice molto contrario, anche in ragione del fatto che il 95% delle imprese che han fatto richiesta di finanziamenti sono ancora in attesa di risposta.

Solo sulla moratoria relativa ai finanziamenti sull’uso degli ammortizzatori sociali il 30% del campione ha espresso apprezzamento per le misure realizzate: un’impresa su due ha fatto ricorso alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e solo il 50% che ha presentato domanda per la moratoria sui finanziamenti ha ricevuto risposta positiva.

Con il paradosso che le imprese operanti nei settori finiti dall’inizio dell’epidemia in regime di lockdown non abbiano potuto beneficiare della sospensione.

Ed infatti solo il 65,9% del turismo, il 63,4% dei servizi per la persona, il 58,2% del commercio e il 53% della moda ne ha potuto usufruire.

Quanto agli ammortizzatori sociali, ne ha fatto uso il 69,3% delle imprese con dipendenti (il 51% per sospensione a zero ore), con punte nella moda (78,9%), produzione (78,6%), legno e arredo (78,4%), servizi alla persona (77,5%).

Lecito, infine, chiedersi come vedano il proprio futuro gli imprenditori intervistati, che avrebbero preferito una programmazione della ripartenza più articolata.

Dall’indagine della CNA emerge una miscela di pessimismo accanto a un forte senso di responsabilità. Lo dice il fatto che tra gli investimenti prioritari la sicurezza sia indicata dal 77,9% del campione, con una punta dell’80% nel segmento servizi alla persona.

Così, solo il 12% del campione indica la necessità di ripartire immediatamente, costi quel che costi: a costo  pure di una nuova ondata di contagi.

by Redazione
castiglione messer raimondo

Abbiamo deciso di esentare le attività economiche e produttive dal pagamento della Tari e abbiamo messo a punto un apposito piano.

Lo annuncia Vincenzo D’Ercole, sindaco di Castiglione Messer Raimondo, paese più colpito dall’emergenza Coronavirus in Abruzzo. Con oltre 80 casi e 14 decessi, il comune era uno di quelli inseriti nella zona rossa istituita dalla Regione per quasi 40 giorni.

“Nelle scorse settimane – sottolinea il primo cittadino – abbiamo chiesto alle istituzioni sovracomunali uno sforzo e un aiuto per il nostro territorio, le nostre aziende e attività che stanno subendo in maniera ancora più dura le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus. Oltre a chiedere aiuto e a far sentire il nostro grido di allarme, ci siamo messi a lavoro con tutte le forze e abbiamo voluto dare una mano concreta e reale alle attività del nostro comune”.

“Nonostante le ristrettezze di bilancio che affrontano tutti gli enti locali – prosegue il sindaco – siamo riusciti a pianificare una manovra di diverse migliaia di euro, che vedrà la luce nelle prossime settimane, per finanziare la minore entrata derivante dall’esenzione Tari che sarà concessa a quelle attività costrette alla chiusura dai vari Dpcm a causa dell’emergenza Covid-19″.

“Un’iniziativa di questo tipo significa dare forza e speranza affinché le attività ripartano. Dimostrazione della vicinanza concreta del Comune e dell’amministrazione rispetto alle esigenze reali del nostro tessuto produttivo che sta soffrendo di più e che nel futuro dovrà combattere duramente per garantire occupazione nelle nostre zone. Nel nostro piccolo – conclude D’Ercole – stiamo facendo il possibile per fare la nostra parte. Aspettiamo che la Regione e il Governo facciano la loro”.

by Redazione
Confartigianato Chieti l'Aquila

La Regione Abruzzo anticipa al 18 maggio la riapertura di centri estetici e acconciatori. Non possiamo che esprimere un plauso per questa decisione. Il Governo regionale ha recepito le nostre sollecitazioni. Incomprensibile e inaccettabile, infatti, voler attendere fino al primo giugno. L’auspicio, ora, è che la riapertura anticipata scongiuri le ripercussioni sull’occupazione. Tra acconciatori ed estetisti, in Abruzzo, operano 3.585 imprese artigiane, con 6.575 addetti. Fino ad ora, tra Covid-19 e concorrenza sleale o abusivismo, in Abruzzo si sono registrati minori ricavi per 31 milioni di euro.

Lo afferma Confartigianato Chieti L’Aquila a proposito dell’ordinanza che stabilisce la data di riapertura.

“Siamo a nove settimane di chiusura – ricorda il presidente Confartigianato Acconciatori Chieti L’Aquila, Denis Iezzi – Era impensabile chiedere di stare fermi altre quattro settimane. Le conseguenze sarebbero state catastrofiche: lavoro sommerso, chiusure di tante attività e crollo occupazionale”.

“Con senso di responsabilità avevamo già elaborato tempestive proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, igiene e sanificazione. Proposte che penalizzano fortemente il lavoro, ma della cui importanza siamo consapevoli. Le istituzioni devono insegnarci ed aiutarci a convivere con il virus, non far morire un intero settore. La Regione Abruzzo, fortunatamente, lo ha compreso bene. Chiediamo che fino alla data di riapertura vengano garantiti i controlli per arginare il lavoro sommerso”, conclude Iezzi.

by Redazione
confcooperative abruzzo

Già prima dell’emergenza Coronavirus, più di un terzo della popolazione abruzzese viveva in una situazione di fragilità economica: ora questa fascia rischia di ampliarsi in maniera preoccupante, mettendo a rischio la tenuta sociale dell’Abruzzo.

È l’allarme lanciato da Massimiliano Monetti (nella foto), presidente di Confcooperative Abruzzo, che snocciola i dati di un’analisi del reddito Irpef degli abruzzesi nel 2017, realizzata dal Centro Studi dell’Agenzia per l’Abitare, il consorzio di Confcooperative Abruzzo che si occupa di dinamiche urbane, social housing, servizi all’abitazione e via dicendo.

Se il reddito medio in regione si attesta a 18.703 euro, già più basso di quello nazionale pari a 20.940 euro, il 63,05 per cento dei contribuenti si attesta sotto questa soglia: un dato che già da solo parla di un potere di acquisto e di spesa ridotto per oltre la metà degli abruzzesi.

All’interno di questa maggioranza, l’1,10% (pari a 9.789 contribuenti) vive in totale emergenza, con un reddito pari a zero, e il 34,61%, equivalente a 309.363 contribuenti, oltre un terzo del totale, in una situazione di fragilità economica, con redditi che vanno da 0 a 10mila euro annui, per un massimo di 833 euro al mese.

A seguire, il 12,01% (137.054 contribuenti) vive con redditi tra i 10 mila e i 15mila euro (max 1.250 euro al mese) e 15,34 % (107.305 contribuenti) con redditi tra i 15mila e i 18mila euro, per un massimo di 1.500 euro al mese.

Commenta Monetti:

Già il quadro di partenza non è rassicurante.

Con la crisi economica che si preannuncia particolarmente dura, moltissime persone perderanno il lavoro e quindi la fascia di popolazione fragile, che oggi vive con meno di 800 euro al mese, aumenterà significativamente, con quel che ne consegue in termini di capacità di spesa e di accesso a servizi essenziali come la salute e l’assistenza.

In tanti si preoccupano giustamente per la ripresa economica, ma al tempo stesso dobbiamo essere pronti a fronteggiare un’emergenza sociale.

Confcooperative Abruzzo dunque lancia l’allarme:

Oggi più che mai è indispensabile strutturare un sistema di welfare integrato di territorio, che sul territorio sappia farsi capace di sostenere queste fragilità.

Il mondo della cooperazione ancora una volta è pronto a fare la sua parte, nella certezza che lo Stato da solo non può farcela ad affrontare questa situazione mentre il privato, attento solo alla redditività, non può garantire servizi a una fascia di popolazione che non può più permetterseli.

Si agisca subito, prima che la crisi da economica si trasformi in vera e propria emergenza sociale.

by Redazione