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Category Archives: Economia

acquisti online

Oltre la metà degli internauti abruzzesi (56,1%) ha effettuato acquisti online nel periodo del lockdown.

È quanto emerge dall’elaborazione dei dati Istat, realizzata dal Centro Studi Confartigianato, con l’obiettivo di analizzare l’intensificazione del ricorso al canale digitale da parte delle MPI italiane durante la crisi Covid-19.

Da una lettura dei dati in chiave territoriale, tuttavia, l’Abruzzo si posiziona agli ultimi posti della classifica nazionale, precedendo soltanto Basilicata (55,4%), Calabria (51,3%), Puglia (51,1%), Sicilia (48,2%) e Campania (46,1%). La maggiore vocazione alla vendita online, al contrario, si registra nella Valle d’Aosta (66%).

A seguire Sardegna (63,8%), Trentino Alto Adige (62,8%), Lombardia (62,7%) e Friuli-Venezia Giulia (61,8%).

Tra gli internauti che hanno acquistato sul web negli ultimi 3 mesi, il 48,3% ha effettuato uno o due ordini, il 28,8% tra i tre e i cinque, il 10% tra sei e dieci ordini, mentre il 6,1% dichiara di aver effettuato più di dieci ordini.

Dallo studio emerge che oltre la metà degli utenti di Internet attivi in Italia, con un’età superiore ai 14 anni, ha effettuato acquisti sul web: un dato pari al 57,2% del totale, che si traduce in 20 milioni e 403 mila consumatori online.

I più propensi agli acquisti online sono gli uomini (60,8%), i giovani tra i 20 e i 34 anni (71,3%) e i residenti nel Nord del Paese (60,6%).

“L’emergenza Covid ha contribuito a far crescere, anche tra le piccole e micro imprese, la consapevolezza circa l’importanza e l’efficacia del commercio elettronico, in particolare in settori come quello del food – sottolineano il presidente di Confartigianato Imprese Abruzzo Giancarlo Di Blasio e il segretario regionale Daniele Di Marzio – I dati dimostrano che l’Abruzzo si sta allineando al trend nazionale e che le imprese del territorio hanno iniziato a cogliere le opportunità offerte dai nuovi strumenti di vendita per proporsi sul mercato, ma permangono ampi margini di crescita che potranno consentire alle aziende della regione di sfruttare a pieno il loro potenziale”.

by Redazione
confartigianato avezzano

Lo scorso 15 maggio, la Regione Abruzzo ha pubblicato l’avviso “Aiuta Impresa” con l’obiettivo di stimolare gli investimenti in Abruzzo.

Le risorse regionali disponibili per il presente Avviso ammontano ad € 6.000.000,00 (seimilioni/00).

Il contributo consiste in una sovvenzione diretta a fondo perduto, per un massimo di 5mila euro, concessa a titolo di rimborso degli investimento effettuati, nella misura del 40% delle spese sostenute al netto dell’IVA.

Il contributo è destinato alle micro e piccole imprese nonché ai lavoratori autonomi in regime forfettario che siano costituiti da più di tre anni e operanti, sempre da almeno 3 anni, nel territorio abruzzese.

Confartigianato Imprese Avezzano a sostegno del mondo imprenditoriale mette a disposizione delle aziende un apposito servizio dedicato con il quale è possibile ricevere un aiuto alla compilazione delle domande.

Il servizio verrà erogato previo appuntamento telefonico ai numeri 0863-413713/26282,  370-3455727 oppure tramite mail all’indirizzo info.confartigianatoavezzano@gmail.com.

Per erogare un servizio efficiente si comunica che tutta la documentazione dovrà pervenire presso i nostri  uffici  entro e non oltre il 26 maggio, altrimenti non potrà essere garantita una posizione utile in graduatoria. Sulle pagine social di Confartigianato Imprese Avezzano è disponibile una presentazione esplicativa dell’Avviso.

by Redazione
cna

Ricavi dimezzati nel 2020, con il turismo che deve fare i conti con una caduta a picco del 66%.

Ma anche giudizi assai poco lusinghieri sui provvedimenti sin qui adottati dal Governo Conte per contrastare la crisi provocata dalla pandemia, mentre ben 7 imprese su 10 sono costrette a far ricorso agli ammortizzatori sociali e hanno difficoltà enormi di accesso al credito.

E’ questa la fotografia tracciata da un sondaggio nazionale della CNA su un campione di circa 14mila imprese, 149 delle quali abruzzesi, con 30 dell’Aquila, 34 di Chieti, 55 di Pescara e 30 di Teramo.

Il quadro delineato dalla rilevazione della Confederazione artigiana sul dramma provocato dall’emergenza sanitaria svela insomma una crisi davvero senza precedenti nella storia del Paese e regionale.

Perché l’Abruzzo appare assolutamente allineato alla tendenza nazionale, e “l’azione della giunta Marsilio – come dice il presidente della CNA Savino Saraceni – pur avendo dato negli ultimi giorni segnali apprezzabili sulle riaperture, tuttavia non ha certo brillato per particolare tempestività ed efficacia nell’immissione di risorse finanziarie nel sistema economico regionale. Delle risorse stanziate, al momento, non vi è traccia alcuna tra le imprese”.

Il crollo del fatturato resta il problema dei problemi: la stima per l’anno in corso parla di un crollo del 42% rispetto a un anno fa, con alcuni comparti il cui giro d’affari vedrà cadute a picco: così, detto del turismo, per la moda sarà -56,7% e per il commercio -54%.

Flessione più contenuta, si fa per dire, nelle previsioni sui servizi alle imprese (-40%).

L’indagine ha interessato in Abruzzo aziende dei settori dell’alimentare, moda, legno e arredo, produzione, costruzioni, commercio, trasporto e logistica, turismo, servizi alla persona e servizi alle imprese.

A loro sono state rivolte 24 domande che hanno spaziato dal numero di dipendenti al fatturato, dal rapporto con clienti e fornitori all’adozione o meno del lavoro a distanza, dalla richiesta di ammortizzatori sociali a quelle di accesso al credito.

Nota particolarmente critica, come detto, il giudizio riservato alle misure messe in campo dall’esecutivo per fronteggiare la cosiddetta “Fase 1” e affrontare il momento delle riaperture: con una sostanziale bocciatura di entrambe, e in particolare sui provvedimenti riservati a credito e liquidità, cui il 70% si dice molto contrario, anche in ragione del fatto che il 95% delle imprese che han fatto richiesta di finanziamenti sono ancora in attesa di risposta.

Solo sulla moratoria relativa ai finanziamenti sull’uso degli ammortizzatori sociali il 30% del campione ha espresso apprezzamento per le misure realizzate: un’impresa su due ha fatto ricorso alla sospensione dei versamenti fiscali e contributivi e solo il 50% che ha presentato domanda per la moratoria sui finanziamenti ha ricevuto risposta positiva.

Con il paradosso che le imprese operanti nei settori finiti dall’inizio dell’epidemia in regime di lockdown non abbiano potuto beneficiare della sospensione.

Ed infatti solo il 65,9% del turismo, il 63,4% dei servizi per la persona, il 58,2% del commercio e il 53% della moda ne ha potuto usufruire.

Quanto agli ammortizzatori sociali, ne ha fatto uso il 69,3% delle imprese con dipendenti (il 51% per sospensione a zero ore), con punte nella moda (78,9%), produzione (78,6%), legno e arredo (78,4%), servizi alla persona (77,5%).

Lecito, infine, chiedersi come vedano il proprio futuro gli imprenditori intervistati, che avrebbero preferito una programmazione della ripartenza più articolata.

Dall’indagine della CNA emerge una miscela di pessimismo accanto a un forte senso di responsabilità. Lo dice il fatto che tra gli investimenti prioritari la sicurezza sia indicata dal 77,9% del campione, con una punta dell’80% nel segmento servizi alla persona.

Così, solo il 12% del campione indica la necessità di ripartire immediatamente, costi quel che costi: a costo  pure di una nuova ondata di contagi.

by Redazione
castiglione messer raimondo

Abbiamo deciso di esentare le attività economiche e produttive dal pagamento della Tari e abbiamo messo a punto un apposito piano.

Lo annuncia Vincenzo D’Ercole, sindaco di Castiglione Messer Raimondo, paese più colpito dall’emergenza Coronavirus in Abruzzo. Con oltre 80 casi e 14 decessi, il comune era uno di quelli inseriti nella zona rossa istituita dalla Regione per quasi 40 giorni.

“Nelle scorse settimane – sottolinea il primo cittadino – abbiamo chiesto alle istituzioni sovracomunali uno sforzo e un aiuto per il nostro territorio, le nostre aziende e attività che stanno subendo in maniera ancora più dura le restrizioni dovute all’emergenza coronavirus. Oltre a chiedere aiuto e a far sentire il nostro grido di allarme, ci siamo messi a lavoro con tutte le forze e abbiamo voluto dare una mano concreta e reale alle attività del nostro comune”.

“Nonostante le ristrettezze di bilancio che affrontano tutti gli enti locali – prosegue il sindaco – siamo riusciti a pianificare una manovra di diverse migliaia di euro, che vedrà la luce nelle prossime settimane, per finanziare la minore entrata derivante dall’esenzione Tari che sarà concessa a quelle attività costrette alla chiusura dai vari Dpcm a causa dell’emergenza Covid-19″.

“Un’iniziativa di questo tipo significa dare forza e speranza affinché le attività ripartano. Dimostrazione della vicinanza concreta del Comune e dell’amministrazione rispetto alle esigenze reali del nostro tessuto produttivo che sta soffrendo di più e che nel futuro dovrà combattere duramente per garantire occupazione nelle nostre zone. Nel nostro piccolo – conclude D’Ercole – stiamo facendo il possibile per fare la nostra parte. Aspettiamo che la Regione e il Governo facciano la loro”.

by Redazione
Confartigianato Chieti l'Aquila

La Regione Abruzzo anticipa al 18 maggio la riapertura di centri estetici e acconciatori. Non possiamo che esprimere un plauso per questa decisione. Il Governo regionale ha recepito le nostre sollecitazioni. Incomprensibile e inaccettabile, infatti, voler attendere fino al primo giugno. L’auspicio, ora, è che la riapertura anticipata scongiuri le ripercussioni sull’occupazione. Tra acconciatori ed estetisti, in Abruzzo, operano 3.585 imprese artigiane, con 6.575 addetti. Fino ad ora, tra Covid-19 e concorrenza sleale o abusivismo, in Abruzzo si sono registrati minori ricavi per 31 milioni di euro.

Lo afferma Confartigianato Chieti L’Aquila a proposito dell’ordinanza che stabilisce la data di riapertura.

“Siamo a nove settimane di chiusura – ricorda il presidente Confartigianato Acconciatori Chieti L’Aquila, Denis Iezzi – Era impensabile chiedere di stare fermi altre quattro settimane. Le conseguenze sarebbero state catastrofiche: lavoro sommerso, chiusure di tante attività e crollo occupazionale”.

“Con senso di responsabilità avevamo già elaborato tempestive proposte dettagliate su come tornare a svolgere queste attività osservando scrupolosamente le indicazioni su distanziamento, dispositivi di protezione individuale, igiene e sanificazione. Proposte che penalizzano fortemente il lavoro, ma della cui importanza siamo consapevoli. Le istituzioni devono insegnarci ed aiutarci a convivere con il virus, non far morire un intero settore. La Regione Abruzzo, fortunatamente, lo ha compreso bene. Chiediamo che fino alla data di riapertura vengano garantiti i controlli per arginare il lavoro sommerso”, conclude Iezzi.

by Redazione
confcooperative abruzzo

Già prima dell’emergenza Coronavirus, più di un terzo della popolazione abruzzese viveva in una situazione di fragilità economica: ora questa fascia rischia di ampliarsi in maniera preoccupante, mettendo a rischio la tenuta sociale dell’Abruzzo.

È l’allarme lanciato da Massimiliano Monetti (nella foto), presidente di Confcooperative Abruzzo, che snocciola i dati di un’analisi del reddito Irpef degli abruzzesi nel 2017, realizzata dal Centro Studi dell’Agenzia per l’Abitare, il consorzio di Confcooperative Abruzzo che si occupa di dinamiche urbane, social housing, servizi all’abitazione e via dicendo.

Se il reddito medio in regione si attesta a 18.703 euro, già più basso di quello nazionale pari a 20.940 euro, il 63,05 per cento dei contribuenti si attesta sotto questa soglia: un dato che già da solo parla di un potere di acquisto e di spesa ridotto per oltre la metà degli abruzzesi.

All’interno di questa maggioranza, l’1,10% (pari a 9.789 contribuenti) vive in totale emergenza, con un reddito pari a zero, e il 34,61%, equivalente a 309.363 contribuenti, oltre un terzo del totale, in una situazione di fragilità economica, con redditi che vanno da 0 a 10mila euro annui, per un massimo di 833 euro al mese.

A seguire, il 12,01% (137.054 contribuenti) vive con redditi tra i 10 mila e i 15mila euro (max 1.250 euro al mese) e 15,34 % (107.305 contribuenti) con redditi tra i 15mila e i 18mila euro, per un massimo di 1.500 euro al mese.

Commenta Monetti:

Già il quadro di partenza non è rassicurante.

Con la crisi economica che si preannuncia particolarmente dura, moltissime persone perderanno il lavoro e quindi la fascia di popolazione fragile, che oggi vive con meno di 800 euro al mese, aumenterà significativamente, con quel che ne consegue in termini di capacità di spesa e di accesso a servizi essenziali come la salute e l’assistenza.

In tanti si preoccupano giustamente per la ripresa economica, ma al tempo stesso dobbiamo essere pronti a fronteggiare un’emergenza sociale.

Confcooperative Abruzzo dunque lancia l’allarme:

Oggi più che mai è indispensabile strutturare un sistema di welfare integrato di territorio, che sul territorio sappia farsi capace di sostenere queste fragilità.

Il mondo della cooperazione ancora una volta è pronto a fare la sua parte, nella certezza che lo Stato da solo non può farcela ad affrontare questa situazione mentre il privato, attento solo alla redditività, non può garantire servizi a una fascia di popolazione che non può più permetterseli.

Si agisca subito, prima che la crisi da economica si trasformi in vera e propria emergenza sociale.

by Redazione
cna alimentare

Rabbia, delusione, timori per il futuro delle proprie attività.

E’ l’amaro menu – è il caso di dirlo –  che compone ogni giorno il pasto di migliaia di operatori abruzzesi legati a vario modo alla filiera produttiva del cibo: aziende di produzione, bar, ristoranti, pizzerie, gelaterie, pasticcerie, rosticcerie. Ma pure banchetti e catering, settori tutt’altro che di nicchia, che lo stop alle cerimonie religiose e civili (battesimi, prime comunioni, matrimoni) sta letteralmente radendo al suolo.

La sveglia di un malcontento generalizzato è suonata alla lettura del testo del Dpcm del 26 aprile scorso, che nulla dice sulle tanto richieste aperture: che stando invece alle parole del Premier slitteranno a giugno.

Che  in ballo ci sia il destino di tanti, lo conferma la forza dei numeri, il cui linguaggio è universale: in Abruzzo ci sono circa 11mila aziende, stando ai dati di Movimprese.

Così, mentre a condire il tutto si profila pure uno scontro di carattere istituzionale – con la Regione che promette di anticipare “motu proprio” la riapertura – le preoccupazioni che vivono le imprese della ristorazione, che si dicono perfettamente informate della problematica della sicurezza, sono quelle di ristabilire innanzi tutto un clima di fiducia.

Capire cosa voglia dire realmente il rispetto delle distanze di sicurezza, perché almeno un metro potrebbe imporre a ristoranti, bar, pizzerie forse un dimezzamento delle sedute e degli ingressi, con gravi conseguenze per l’occupazione.

Senza contare che, senza riaperture, finiranno nel cassonetto dell’immondizia quantità industriali di prodotti e scorte di magazzino scaduti.

“Serve un piano di ripresa con regole certe: la stagione estiva è alle porte: gelaterie e pasticcerie hanno bisogno non solo di riaprire a pieno regime ma soprattutto di sapere come riaprire. L’aspetto dell’igiene è determinante sia dalla parte degli imprenditori sia da quella dei clienti. Ma indebitarsi senza regole certe non vale la pena: è necessario eliminare tutti i lacci e lacciuoli della burocrazia da qui ai prossimi sei mesi, ed è per questo che CNA Alimentare chiede a tutti i 305 comuni abruzzesi di concedere l’occupazione del suolo pubblico all’aperto gratis e a quelli impossibilitati di sostenere un possibile trasferimento di locazione con l’aiuto del credito di imposta” dice Antonella Antenucci,  titolare a Cupello di un’azienda che produce confetture e marmellate “Colline di Evagrio”, presidente regionale di CNA Alimentare.

Antonella Antenucci
Antonella Antenucci

Sulla condizione di stremo del settore insiste Giulia Mistichelli (nella foto), presidente a Pescara di Cna Giovani Imprenditori, titolare di Santa Ignoranza:

Senza aiuti concreti da parte del governo sarà difficile per molti ripartire e poter continuare a garantire un lavoro ai propri collaboratori.

I ristoratori hanno bisogno informazioni e tempistiche chiare per poter capire come riprogrammare la propria attività.

Un ristorante o un locale, poi, non vendono solo del cibo o bevande, ma anche atmosfera: molti di noi si stanno attrezzando con asporto per cercare di tamponare le spese che comunque si sono accumulate nei mesi di chiusura, ma vogliamo tornare a fare il nostro lavoro e abbiamo bisogno di sapere le nuove regole del gioco.

A inquadrare i problemi serissimi della filiera di banchetti e catering è Laura Del Vinaccio, che sulle colline di Mosciano Sant’Angelo gestisce “Borgo Spoltino”:

Di questo settore non parla nessuno, eppure muove grandi numeri e soprattutto si collega a una filiera che dà occupazione anche all’indotto con hotel, agriturismi, b&b, escursioni.

Le ombre nel nostro settore si allungano dal presente al futuro, perché sono state cancellate decine di prenotazioni fino a luglio: se non si fanno cerimonie religiose o civili poi non si festeggia.

Tanto per capirsi, per la mia azienda rappresentano  il 90% del fatturato.

Abbiamo provato a lavorare con la consegna a domicilio, ma non funziona: un conto è stare in una realtà urbana, altra cosa in campagna.

Laura Del Vinaccio
Laura Del Vinaccio

Proprio sui legami tra tavola, turismo e sulle possibilità di movimento delle persone, pone l’accento Gino Di Masso, titolare nella splendida Scanno, oltre che di una pasticceria e di un caffè, dell’azienda produttrice del Pan dell’Orso:

Il problema è legato soprattutto al post riapertura: ora scontiamo la caduta dei ricavi dovuti all’assenza di clienti.

Certo, siamo consapevoli del periodo eccezionale e siamo disponibili a stringere i denti, ma è necessario un piano sul dopo, perché il legame  tra settore alimentare, prodotti tipici e turismo è indissolubile.

Gino Di Masso e collaboratori
Gino Di Masso e collaboratori
by Redazione
sindacati

Sono 64.175 le domande di cassa integrazione in deroga che 17 regioni italiane hanno “processato” e inviato all’Inps. Di queste 22.936 sono state già autorizzate dall’Istituto di previdenza e 2.038 risultano già pagate a favore di 4.149 beneficiari.

Peccato che in Abruzzo le domande esaminate dalla Regione, e inviate all’Inps, sono solo 113 a fronte di 10.300 istanze presentate dalle aziende, che riguardano una platea di circa 27mila lavoratori.

A testimoniarlo è l’Inps, attraverso un report che tiene conto della rilevazione riferita alle domande “lavorate” fino a martedì 22 aprile.

Un dato che lascia stupefatti, affermano i segretari regionali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, rispettivamente Carmine Ranieri, Leo Malandra, Michele Lombardo, Gianna De Amicis, e delle segreterie del pubblico impiego, che smentisce le dichiarazioni ufficiali dell’assessore regionale alle Politiche del lavoro, Piero Fioretti, secondo il quale “la Regione Abruzzo è perfettamente in linea con le altre regioni italiane nella gestione delle istanze per l’erogazione della Cassa integrazione in deroga”.

Il report dell’Inps tiene conto delle domande presentate in 17 regioni italiane.

In testa c’è il Lazio, con 29.684 domande già processate; seguono la Campania (8.999), le Marche (6.362), il Veneto (3.459), l’Emilia Romagna (3.449), la Liguria (2.865), la Toscana (2.565), la Puglia (1.691), la Calabria (1.344), l’Umbria (937), il Piemonte (704), la Basilicata (577), la Lombardia (507), la Valle d’Aosta (453), il Friuli Venezia Giulia (379).

L’Abruzzo, con le sue 113 domande “processate” e inviate all’Inps, è penultima in graduatoria, prima del Molise (87).

I segretari di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, ribadiscono che “a essere chiamati in causa per i ritardi non sono certo i dipendenti della Regione che stanno gestendo le pratiche, ma la mancanza di programmazione da parte dell’assessorato. Dal 23 febbraio la Regione era a conoscenza del fatto che si stava preannunciando l’emergenza lavoro più drammatica degli ultimi decenni, ma l’assessore non si è premurato di organizzare gli uffici per farvi fronte. Si ricorda che il decreto che istituisce la cassa integrazione in deroga per le Regioni risale al 17 marzo 2020. È piuttosto singolare che l’assessore si sia ricordato di potenziare il gruppo di lavoro addetto alla gestione delle pratiche della cassa integrazione in deroga, portandolo a 30 dipendenti, solo il 22 aprile”. 

L’assessore Fioretti, in un’altra nota ufficiale, proseguono i rappresentanti sindacali, “ha assicurato che entro fine mese la Regione smaltirà tutte le domande regolari per la cassa integrazione in deroga, ma considerati i numeri attuali ci sembra un obiettivo assai ambizioso da raggiungere. D’altronde l’assessore Fioretti ha pensato di convocare il Cicas (Comitato di intervento per le crisi aziendali), solo due volte, mentre le altre regioni hanno avuto un confronto serrato con le forze sociali. Infine si ricorda che il presidente della Regione, Marco Marsilio ha attivato una cabina di regia che avrebbe dovuto prevedere un rapporto costante tra le parti sociali e i singoli assessori. L’assessore Fioretti”, concludono i rappresentanti di Cgil, Cisl, Uil, Ugl e delle segreterie del pubblico impiego, “al contrario, non ha mai convocato le parti sociali, e alle sollecitazioni che gli sono state rivolte ha sempre risposto che era tutto in regola e che non c’era nulla di cui preoccuparsi”. 

 

by francesca
tirocinanti

C’è una platea di circa 10mila abruzzesi che nell’emergenza Covid-19 è finita nel dimenticatoio: i tirocinanti, esclusi da ogni forma di sostegno pubblico al reddito previsto invece per altre categorie sociali, come imprese, lavoratori o famiglie.

Un problema che al momento della ripresa delle attività potrebbe penalizzare il mondo delle imprese, che utilizzano ormai esclusivamente questo percorso per scegliere i propri futuri dipendenti.

A sollevare il caso è il sistema delle Agenzie per il lavoro della Cna Abruzzo, che ricordano come le imprese che ospitano tirocinanti stiano patendo un’altra penalizzazione: i mancati rimborsi, dovuti dalla Regione, alle aziende che hanno utilizzato uno dei bandi più gettonati, “Garanzia lavoro”, voluto dall’Unione europea per favorire l’assunzione di disoccupati.

Una misura per la quale sono previste risorse ingenti, per cui sono stati attivati moltissimi percorsi formativi,  per cui le aziende hanno anticipato fondi e inviato da mesi la documentazione richiesta, ma che nonostante ciò la Regione Abruzzo non ha ancora provveduto a liquidare.

La proposta delle Apl della Cna, per aiutare le imprese interessate, e i tirocinanti con loro, si sintetizza in quattro punti: prevedere anche per i tirocinanti forme minime di ammortizzatori sociali, come previsto da altre Regioni; dare un contributo alle aziende che li utilizzano, da impiegare per la messa in sicurezza dei luoghi di lavoro alla ripresa delle attività; fissare un bonus per il tutoraggio aziendale, visto e considerato che alla ripresa delle attività il percorso di formazione dovrà in pratica ricominciare da capo; valutare la possibilità di estendere la platea dei partecipanti anche ai professionisti abilitati. “Attualmente – spiega il responsabile della struttura di Pescara, Massimo Renzetti (nella foto)– in Abruzzo i tirocini sono stati sospesi a partire dall’11 marzo scorso fino al 3 maggio prossimo, e comunque fino alla definitiva sospensione delle misure emergenziali e restrittive adottate dal Governo. Allo stato attuale nessun tirocinante percepisce alcuna indennità, se non quella di marzo 2020 per i primi 11 giorni lavorati, riproporzionata rispetto ai 600 euro standard di indennità”.

Savino Saraceni
Savino Saraceni

Eppure, quella dei tirocinanti è una partita che al mondo delle imprese interessa, eccome. A ricordarlo è il presidente regionale della confederazione artigiana, Savino Saraceni:

Si tratta di una platea vasta e variegata, che dal 2012 ad oggi è cresciuta in modo esponenziale, ed è composta tanto da lavoratori in cerca di ricollocazione nel sistema produttivo che da giovani, spesso forniti di elevatissimi titoli di studio.

L’Anpal, Agenzia nazionale per il lavoro ha calcolato che in Italia nel triennio 2014-2017 il numero di tirocini attivati sia stato di 1.263.000: dunque, una partita importante per il nostro mondo, dove in assenza di misure specifiche si corre il rischio che alla ripresa siano tante la aziende a interrompere i tirocini con una semplice comunicazione.

Ai problemi delle persone rischiano di sommarsi anche quelli alle strutture che hanno favorito l’incrocio tra imprese e tirocinanti: “L’interruzione di quelli finanziati da fondi europei – mette in guardia Silvio Calice della Apl di Chieti – può causare problemi alle Agenzie che li hanno attivati”.

by Redazione
cna federmoda

Riaprire al più presto anche in Abruzzo la filiera produttiva della moda. E’ la richiesta pressante che arriva dal mondo delle imprese abruzzesi del settore, cui ha dato voce una dura presa di posizione nazionale di CNA Federmoda.

In Abruzzo questo comparto, oltre all’eccellenza mondiale rappresentata dal marchio Brioni di Penne, a Pescara vanta un importante strumento di formazione con un Istituto Tecnico Superiore dedicato. Ma la storica roccaforte, rappresentata da decine e decine di piccole e vivacissime imprese ha mente, cuore e braccia nell’area teramana, territorio leader in cui arruola ben 1.840 imprese registrate, 1.535 delle quali  attive, per 8.400 addetti.

Carla Ripani, presidente regionale di CNA Federmoda è titolare di una prestigiosa azienda di pelletteria con sede a Tortoreto, ma vanta punti vendita perfino a Dubai. Ecco come sintetizza i problemi del settore:  “Siamo al punto limite, come date, per lavorare sulle nostre prossime collezioni. Se non ci sarà offerta la possibilità di riaprire subito, un mare di opportunità andrà perduto. Resteranno invece in piedi i pagamenti: i nostri fornitori li esigono subito, mentre al contrario quelli che noi forniamo chiedono dilazioni, e sinceramente è difficile non accogliere le loro richieste. Insomma, paghiamo adesso, incassiamo a Natale se tutto va bene. Il paradosso – dice ancora Carla Ripani   25 dipendenti diretti, senza contare la cinquantina di addetti che lavorano nell’indotto – è che lei, come altri, sarebbe nella condizione di riprendere subito l’attività”.

Carla Ripani
Carla Ripani

Anche e soprattutto sotto il profilo della sicurezza: “Ho un capannone di 3.200 metri quadrati, e dunque la superficie media per ciascuno dei miei dipendenti è di 120 metri quadrati. Quanto basta, direi, per produrre in condizioni di assoluta sicurezza sanitaria”.

Giovanni Di Michele (nella foto), presidente dell’Its Moda pescarese aggiunge altre considerazioni: “Le lezioni con i nostri allievi proseguono nella modalità online, e questo permetterà all’attività didattica di proseguire per fortuna regolarmente”.

Poi, da imprenditore con una avviata azienda di pelletteria a Mosciano Sant’Angelo, aggiunge:

Nel nostro territorio ha preso corpo un importate consorzio di eccellenze artigiane, Atea, che punta con forza le sue carte su e-commerce ed export.

Un distretto che mette assieme qualcosa come 55 aziende del comparto della moda, dal tessile-abbigliamento alla pelletteria.

Dobbiamo fare i conti con una situazione difficilissima, con problemi tanto delle imprese che producono in proprio, quanto dei “contoterzisti” che invece lavorano per le grandi firme.

Le prime hanno in pratica buttato già a mare la stagione primavera-estate 2020, ma adesso – se non si riapre subito – si corre il rischio di far saltare anche quella invernale 2020-2021.

E questo non ce lo possiamo permettere. E le imprese che lavorano invece per i grandi marchi, “in conto terzi” sono già state messe di fronte a un calo della produzione del 30-40%.

I segnali che arrivano dal mercato cinese, dopo la riapertura, sono confortanti, ci segnalano una ripresa degli ordini consistente: l’importante è non lasciarsi sfuggire questa opportunità, che solo riaprendo al più presto saremo in grado di cogliere.

by francesca