L’area vestina di Moscufo nuovo in campo con un grande appuntamento grazie all’Associazione Cultour Moscufo che propone per sabato 7 dicembre alle ore 17:30 presso il Frantoio delle idee un evento di stampo internazionale che prevede la proiezione speciale del film Bohemian Rhapsody, un “must” che ripercorre l’ascesa di una delle band più famose di sempre i Queen e del loro frontman Freddie Mercury.
Locandina evento
“Lo straordinario successo che Bohemian Rhapsody ha riscosso in ogni parte del mondo ci ha incuriositi – commenta il presidente dell’Associazione Mimmo Ferri– e ci ha spinto a voler capire meglio le ragioni che hanno portato così tanta gente, di ogni età, davanti al grande schermo a guardarlo e riguardarlo, facendolo diventare in brevissimo tempo il film biografico musicale più visto di sempre. Forse sarà una specie di magia, come titola un loro brano, “A kind of magic”, ma la musica dei Queen è profondamente radicata nella cultura popolare ed è per tutti; la ascoltiamo alla radio, tramite dischi, al cinema, per mezzo delle cover band, nella pubblicità e perfino nei cartoni animati”.
Come spiega ulteriormente il presidente “si tratta di una musica immediatamente riconoscibile, che ha in sé molte qualità nella composizione, interpretazione e che trasmette quasi fisicamente il potere di coinvolgere utenti”.
Cultour Moscufo in questa occasione vuole regalare una serata piena di emozioni musicali e non solo, infatti oltre alla visione del film, la cui introduzione sarà curata dal giovane fan Davide Scorrano, si aggiungerà un momento musicale dal vivo con il giovane talento Moscufese Gianmarco Di Carlo, violoncellista, che eseguirà il brano famoso Bohemian Rhapsody; non mancherà una mostra con l’ esposizione di materiale discografico e promozionale relativo al film e allo storico concerto evento “Live Aid” del 1985 allestito da un grande conoscitore ed appassionato della band Luciano Di Carlo, che ha ideato e curato l’evento.
L’Associazione Cultour Moscufo, dunque, è fiera di presentare a Moscufo una leggenda del rock mondiale.
Storie di dolore, vittime innocenti, immagini di guerra sono le difficili realtà che hanno stimolato un intenso dibattito il 29 ed il 30 novembre, in particolare sulla questione mediorientale, e sulla figura dell’inviato speciale: una professione che subisce un cambiamento costante ma che non smette mai di far breccia nel cuore di chi crede veramente in una missione ossia quella di raccontare, dopo aver visto con i propri occhi, quanto accade nell’istante in cui la vita scorre, nel momento in cui la realtà cambia e nell’attimo in cui si sfogliano le pagine di un nuovo libro di storia che vien riscritto secondo per secondo.
Ospiti dell’evento dal titolo“Raccontare il nuovo Medioriente”, sono stati i due giornalisti Rai Amedeo Ricucci e l’abruzzese Paolo Di Giannantonio che hanno avuto modo di condividere le loro esperienze sul campo e ne hanno parlato in tre diversi appuntamenti.
L’evento è stato curato dall’Associazione di promozione sociale “G.Puccini” del vice presidente Gianluca Planamente insieme alla giornalista pescarese Alessandra Renzetti che ha guidato il dibattito organizzato nelle due giornate che hanno visto dapprima un incontro formativo presso l’Università degli Studi di Teramo, Facoltà di Scienze della Formazione, in cui lo stesso presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo Stefano Pallotta ha interagito con i due colleghi impegnati nell’analisi della professione del “reporter”, poi presso la Provincia di Pescara rappresentata dal presidente Antonio Zaffiri e “dulcis in fundo” a Celano (L’Aquila), comune che ha rivelato grande interesse rispetto ad un tema di cui ancora poco si parla e che ha avuto modo di salutare Ricucci che si appresta a vivere una nuova sfida in Iraq, infatti la partenza è prevista per i prossimi giorni.
Spunto per un dibattito, a Pescara come a Celano, è stato il libro “Cronache dal Fronte . Parole e immagini” (casa editrice Castelvecchi) dello stesso Amedeo Ricucci, ospitato proprio nel pomeriggio di sabato presso la sala conferenze dell’Auditorium celanese “Enrico Fermi” insieme al collega Paolo Di Giannantonio da sempre fiero delle sue origini abruzzesi che hanno simpaticamente giocato un ruolo importante durante il racconto delle sue esperienze lavorative non sempre facili.
A fare gli onori di casa a Celano è stato il sindaco Settimio Santilli che ha partecipato con attenzione al fianco della sua comunità all’appuntamento che ha garantito questa profonda analisi di una realtà articolata ed apparentemente lontana: “E’stato davvero interessante saperne di più su una situazione molto vasta e complessa, alla luce dei conflitti che indirettamente toccano anche il nostro Paese e sui quali noi tutti talvolta ci interroghiamo ma invano. Non è mancata una considerazione importante anche sulle sfide che probabilmente interesseranno il nostro futuro viste le premesse storiche che viviamo ora, ed è stato appagante vedere una risposta positiva dai cittadini del comune di Celano”.
Il sindaco Settimio Santilli con Paolo Di Giannantonio
“Se da un lato abbiamo avuto delucidazioni su alcune situazioni che caratterizzano territori non lontani dai nostri, dall’altro abbiamo avuto modo di constatare anche le difficoltà che vivono quei reporter che ci mostrano quel mondo di cui abbiamo parlato insieme a Ricucci e a Di Giannantonio – prosegue il sindaco.– Proprio gli inviati infatti si recano nei teatri di guerra e vivono i conflitti in prima persona per darci la possibilità ogni giorno di essere informati su cosa accade davvero. Sono orgoglioso di aver conosciuto e permesso alla mia comunità di ascoltare due paladini dell’informazione”.
Grande interesse ha destato il libro di Ricucci impreziosito dalla prefazione obiettiva, attenta, a tratti ironica di Ennio Remondino: le pagine di questo lavoro che raccontano storie che rispecchiano fedelmente la realtà sono state supportate, nell’esposizione, dalla proiezione di servizi video molto toccanti.
Il reporter Amedeo Ricucci con Gianluca Planamente
Il cronista ha mostrato come si avvicina sempre il più possibile all’autentica descrizione dei fatti per permettere a tutti di conoscere la verità del momento e lo fa attraverso le parole e le immagini, due linguaggi diversi da mettere a confronto per poterne evidenziare in controluce i rispettivi punti di forza e debolezza. È importante per Ricucci, “poter vivere di persona ed in prima fila dei momenti di storia da poter raccontare a tutti”, a modo suo, con onestà e rispetto dei fatti senza filtri ideologici né pregiudizi.
Conclusione evento a Celano
Altre scarpe consumate dopo chilometri percorsi a piedi daranno la possibilità di osservare ulteriori storie di disperazione, dolore e drammi famigliari ed i giornalisti che come Ricucci e Di Giannantonio credono fermamente nel loro mestiere sono la prova che professionalità e passione sono grandi risorse.
Tre appuntamenti con le emozioni, tre appuntamenti con quella verità raccontata da chi ha fatto del giornalismo non soltanto il suo lavoro ma anche la sua più grande passione oltre che una missione ossia riportare al pubblico, senza influenze, il “vero”.
Ed è così che la terra d’Abruzzo si accinge ad ospitare due grandi esperti della comunicazione: Amedeo Ricucci, giornalista Rai ed inviato di guerra ed il collega Rai di origini abruzzesi Paolo Di Giannantonio, entrambe invitati a condividere la loro grande competenza in tre differenti momenti nei giorni 29 e 30 novembre 2019.
Il mini–tour chiamato “Raccontare il nuovo Medioriente” è stato fortemente voluto dalla giornalista pescarese Alessandra Renzetti ed è a cura dell’Associazione di promozione sociale “G.Puccini” del vice presidente Gianluca Planamente il quale spiega: “La nostra associazione, con grande orgoglio, ha partecipato alla realizzazione di questo appuntamento di fine novembre, siamo onorati di ospitare in Abruzzo giornalisti di calibro internazionale. Ci sarà un corso di formazione sulla figura dell’inviato ed inoltre la presentazione del libro di Ricucci che con la sua grande professionalità riesce a mostrare all’Occidente tutto ciò che accade non lontano da noi. Questi due giornalisti con dedizione fanno il loro nobile lavoro. La nostra associazione dà l’ennesima dimostrazione del nostro concetto di formazione: dalla musica al soccorso, dalla pittura alla società moderna, il tutto sempre con un unico obiettivo, far si che la società cresca e si nutra di sana cultura”.
Il primo appuntamento della serie è dalle ore 9.30 alle 13.30 di venerdì 29, presso l’Università degli Studi di Teramo, Facoltà di Scienze della Comunicazione, dove i giornalisti impegnati con la formazione obbligatoria potranno conseguire 4 crediti formativi con il corso “Inviato speciale: come cambia il mestiere” e gli studenti invece potranno acquisire nuove competenze; i due professionisti Rai saranno affiancati anche dallo stesso Presidente O.d.G. Abruzzo Stefano Pallotta. Inoltre interverranno il Preside di Facoltà Christian Corsi, e Piero Nicola Di Girolamo, Professore di Storia e Tecnica del Giornalismo.
E’ con una splendida prefazione di Ennio Remondino che inizia “Cronache dal Fronte . Parole e immagini”, il libro di Amedeo Ricucci la cui presentazione verrà ospitata presso la Provincia di Pescara nel pomeriggio dello stesso giorno alle ore 18 presso la Sala Tinozzi concessa con Patrocinio dal Presidente Antonio Zaffiri.
Locandina Pescara
La tappa conclusiva invece è prevista per sabato 30 novembre alle ore 18, presso l’Auditorium “Enrico Fermi” di Celano (Aq) dove il reporter sarà ospite insieme al collega Paolo Di Giannantonio del sindaco Settimio Santilli che presiederà l’incontro: “Siamo onorati di accogliere un appuntamento che ci permetterà non soltanto di conoscere due importanti professionisti dell’informazione, ma ci consentirà anche di far luce, grazie al libro di Ricucci ed alla sua esperienza diretta, su alcune situazioni che siamo abituati ad apprendere dai media e che molto spesso ci lasciano anche dei dubbi. A Celano, invece, ascolteremo testimonianze vere ed avremo la possibilità di saperne di più grazie a chi documenta la storia con dedizione. Siamo lieti, inoltre, di poter ospitare nel suo Abruzzo Paolo Di Giannantonio che sarà impegnato in questo importante dibattito”.
Locandina Celano
Oltre alla presentazione del libro ci sarà anche un significativo dibattito su quanto i media svelano quotidianamente in merito alla questione mediorientale, ma questa volta a dare spiegazioni al pubblico sarà chi la guerra l’ha vista con i propri occhi e documentata.
Quella descritta da Ricucci è una situazione apparentemente distante che invece è molto vicina; il libro in questione è un insieme di racconti che parlano di una verità difficile e le pagine di questo lavoro raccontano storie che rispettano fedelmente la realtà.
Il cronista si avvicina il più possibile all’autentica descrizione dei fatti per permettere a tutti di conoscere la verità del momento e lo fa attraverso le parole e le immagini, due linguaggi diversi da mettere a confronto per poterne evidenziare in controluce i rispettivi punti di forza e debolezza. È importante per Ricucci, “poter vivere di persona ed in prima fila dei momenti di storia da poter raccontare a tutti”, a modo suo, con onestà e rispetto dei fatti senza filtri ideologici né pregiudizi. Un vanto anche per chi segue con attenzione il mondo da lui trattato.
“Cronache dal fronte” (casa editrice Castelvecchi) è una raccolta di storie portate sia in televisione che sulla carta in cui lo stesso inviato speciale ha unito competenza ed umanità, infatti è con grande professionalità che parla di quelle guerre che apparentemente sono tutte uguali ma che racchiudono orrori, dolore, disperazione, miseria e drammi che scatenano domande alle quali talvolta sembra essere difficile anche rispondere.
Un fronte, quello raccontato da Ricucci, che va dal Nord Africa al Medio Oriente, in quei luoghi che ha vissuto come giornalista di strada, calandosi nei fatti per poterli capire ed esporre: Marocco, Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Turchia, Siria, Iraq, Kurdistan, Afghanistan, territori in cui anche ora si continua a scrivere la storia ed in cui l’inviato, lontano dai confort ha vissuto il dolore della gente, e ne ha osservato la quotidianità in maniera diretta.
Anche Pescara e Celano, appunto, avranno la possibilità attraverso le parole e le immagini di conoscere ciò che solitamente solo i telegiornali trattano e potranno osservare da vicino la nuova sfida vinta da Amedeo Ricucci, grazie anche alla professionalità di Paolo Di Giannantonio che lo accompagna in questo breve viaggio attraverso un giornalismo di grande spessore.
L’evento, gode, tra i più, anche del patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale. Il libro del reporter di guerra sarà acquistabile presso la libreria laFeltrinelli di Pescara mentre per Celano presso Mondadori Bookstore di Avezzano (Aq) che sarà presente durante l’incontro.
Attraverso gli occhi di un uomo si può raccontare la storia; attraverso gli occhi di Mastro Tonino, invece si può parlare di amore, per la propria terra, per il proprio passato, per le proprie radici.
Ed è cosi che, l’artigiano Antonio Palmerio il “Mastro” di Pretoro (Chieti) ormai noto in tutto il mondo, sarà protagonista a Celano (Aq) il 1 dicembre alle ore 16 presso il Castello grazie alla presentazione del libro di Fabrizio Fanciulli, ‘L’uomo di legno’; l’autore molto impegnato nella cura e nella valorizzazione dell’amato borgo di Pretoro parlerà dell’ultimo dei fusari d’Abruzzo, della sua vita, del suo amato lavoro che lo porta quotidianamente a riprodurre opere universali in legno.
Locandina Castello Piccolomini
L’appuntamento voluto dal Castello Piccolomini di Celano (Polo Museale dell’Abruzzo diretto dalla Dott.ssa Lucia Arbace), vedrà anche i saluti del sindaco del comune, Settimio Santilli. Modera l’evento la giornalista pescarese Alessandra Renzetti.
Il libro in questione è stato premiato a Napoli con la segnalazione di Giuria al Golden Books Award 2019 ed a Firenze lo scorso 13 ottobre in occasione dell’appuntamento “Ut Pictura Poesis 2019”. Un ulteriore approfondimento sull’artigiano di Pretoro sarà offerto dal docufilm realizzato dalla fotografa Stefania Proietto.
“In una fredda giornata di gennaio, in un piccolo borgo di montagna, dove un silenzio assordante all’apparenza fa sembrare le giornate tutte uguali, si sente un ticchettio regolare, un ritmato pulsare di qualcuno intento a scandire il tempo”: questa è solo una scena apparentemente ordinaria vissuta nel borgo di Pretoro che con le sue tradizioni e le sue incancellabili tracce di un passato ricco di testimonianze sarà presentato alla comunità celanese che si accinge a conoscere ed approfondire quest’angolo di paradiso d’Abruzzo, vivo e “romantico”; qui, come testimoniano anche le parole riportate nel libro di Fanciulli, il tempo sembra essersi fermato, eppure anche il silenzio parla, anche il vento accarezza, anche il sole bacia e la montagna Madre, la signora Majella incanta con il suo splendido profilo di fertile donna.
“Il cammino di una vita, un legno che lo unisce alla sua terra. La guerra, distruzione di quel legame. Si riscopre nella paura della morte. Oggi quel legno è meravigliosa creazione”: magiche infatti sono le mani consumate dal lavoro costante e continuo di un uomo tanto rispettato nel borgo di Pretoro che, oggi più che mai è una vera attrazione soprattutto per i più giovani esterrefatti per le splendide opere in legno realizzate da quel “mastro” che quasi come un eremita moderno, trascorre le sue giornate a “creare” in solitudine nel cuore della Majella.
La sua bottega, ricca di opere e di fatica è un vero museo, eppure Palmerio schivo e solitario, sa anche aprire il suo cuore e la sua “casa” al pubblico per mostrare i gioielli che custodisce gelosamente, e raccontare storiche verità. “Sono molto felice di poter raccontare a Celano la realtà in cui vivo e che oggi grazie anche a Mastro Tonino è diventata nota in tutto il mondo – spiega Fanciulli.– E’incredibile come un singolo personaggio, sia riuscito a creare anche un movimento turistico a Pretoro, ed io sono fiero di lui, e della sua forza che ogni giorno ci dà la giusta carica per amare e prenderci cura del nostro borgo”.
A Celano è davvero tempo di cultura, e per i più orgogliosi delle proprie origini, è tempo di conoscere l’Abruzzo in ogni suo angolo.
Una mattinata immersi nella natura per 95 bambini delle scuole di Capestrano, Ofena e Navelli. In occasione della giornata nazionale dell’albero, giovedì 21 novembre, gli alunni sono stati accolti dall’associazione Il Bosco del Guerriero, nell’ampissima area in zona Colle Frivello, lì dove per volere del presidente Piero Pantalone, socio dell’azienda Pantalone srl, sorgerà l’Agricampeggio Capestrano, un agricamping innovativo e unico nel suo genere.
Un momento delle attività svoltesi a Capestrano
Come accaduto con le famiglie che lo scorso 6 ottobre hanno partecipato alla giornata di presentazione dell’associazione, nata con l’obiettivo di far riscoprire l’importanza di preservare la Biodiversità e l’Ecosostenibilità e l’amore verso il territorio, gli scolari sono stati impegnati in diverse attività ecologiche alla riscoperta del contatto con la natura.
Le classi presenti hanno adottato ciascuna un albero di nocciolo o quercia, micorizzati al tartufo. La mattinata è stata inserita all’interno del PON 2014-2020 per la scuola – competenze e ambienti per l’apprendimento. Hanno partecipato le insegnanti e gli alunni della scuola primaria di Navelli e della scuola dell’infanzia, della scuola primaria, della secondaria di primo grado del plesso di Capestrano. Un ringraziamento va ai sindaci del Comune di Navelli, Capestrano e Ofena per aver messo a disposizione i pulmini, a Davide Fontecchio, vice sindaco di Capestrano e alla dirigente scolastica, prof Alessandra De Cecchis dell’ I. C. di Navelli.
A tutti i bambini è stato consegnato, oltre a un attestato, anche lo “zaino avventura”, sul quale è scritto “Noi difendiamo Madre Natura”.
«L’idea – sottolinea Piero Pantalone – è stata quella di parlare direttamente ai “piccoli guerrieri del futuro”, sensibilizzare le nuove generazioni che sono le uniche che davvero possono fare qualcosa di concreto per tutelare il nostro pianeta. La giornata di giovedì è un altro passo avanti in quel percorso verso l’ecosostenibilità che ci porterà in primavera all’inaugurazione del progetto dell’agricampeggio in cui l’accoglienza turistica si fonderà con il rispetto per la natura e il mondo dell’agricoltura. Nell’area infatti sorgeranno anche orti sinergici e condivisi, per un ritorno alla terra».
L’imprenditore amante della natura questa mattina è stato ospite, inoltre, dell’Istituto Dottrina Cristiana di Sulmona dove ha consegnato agli studenti 250 borracce, ormai simbolo della lotta plastic free, a marchio “Agricampeggio Capestrano”. Hanno curato l’evento insieme a tutto il consiglio d’istituto della scuola: la madre superiora Suor Alessandra e la dirigente scolastica Suor Tiziana.
«Sono molto fiero –ha concluso Pantalone- di aver contribuito a sensibilizzare, attraverso la consegna agli alunni di Sulmona delle nostre borracce, le nuove generazioni al rispetto e alla tutela dell’ambiente».
Il lento scorrere del tempo scandito dai ricordi che riaffiorano tra le macerie, i movimenti leggeri che fanno parte di abitudini quotidiane, proprio li, in quei luoghi in cui il terremoto sembra aver dato un freno alla vita, anche se la speranza non muore mai tra coloro che hanno vissuto la sofferenza di perdere tutto, anche la stessa tranquillità.
Ed è così che in quel 6 aprile 2009, tante certezze sono svanite nell’aquilano alle ore 3.32 con quella terribile scossa che per tanti è stata la perdita di certezze; molti invece in quella notte hanno visto svanire i propri sogni, altri invece hanno salutato per sempre l’amore, eppure nessuno ha rifiutato le proprie origini malgrado il grande dolore.
Al centro di un’importante riflessione letteraria, offerta dal giornalista Luca Pompei c’è la forza ed il coraggio di dare seguito al significato manifesto di un’identità mai persa di vista, e c’è quell’attesa, che si spera mai vana, di poter ridare una dignità alla propria terra d’origine.
Luca Pompei all’Arca
“Come gli Alberi Spogliati ad Aprile” (Masciulli Edizioni), questo è il titolo del secondo romanzo del giornalista scrittore Luca Pompei che ha esplorato il dramma del dopo terremoto vissuto in un borgo alle porte de L’Aquila, Casentino una frazione di poche anime di S.Eusanio Forconese, dove il tempo appunto scorre lentamente ma la vita va avanti tra incertezze, fatica, nostalgia di quel che era, ma sono sufficienti dei momenti trascorsi insieme come la famosa festa della Madonna della Neve di Casentino del 5 agosto, per accelerare leggermente il tempo ed infondere nuova linfa ad una comunità che ha bisogno di ritrovare se stessa e che non perde mai le proprie tradizioni.
Luca Pompei all’Arca
Proprio nella serata del 15 novembre, il giornalista ha condiviso la sua attività di studio ed inchiesta con un pubblico interessato e partecipe che si è ritrovato presso il Centro Commerciale L’Arca di Spoltore per un appuntamento promosso dalla Libreria Giunti: Pompei ha parlato del suo legame con quei luoghi che ha conosciuto profondamente, sia come uomo che come giornalista professionista, ha descritto quel legame che si è creato con i suoi pochi abitanti, ed ha spiegato come ha raccolto storie ed aneddoti per poi realizzare una storia di finzione che fa da legante ad una serie di vicende e personaggi reali.
Attraverso un dialogo avvenuto con la giornalista Alessandra Renzetti ha illustrato quello che è il tema, il tema principale del suo libro: una ricostruzione sociale, al fianco di quella materiale, quasi impossibile da immaginare dove però non manca mai quel sentito legame con la memoria storica, le origini ed il passato di questo borgo che mantiene vivi i personaggi, i quali vivono nella speranza di un riscatto. Non mancano l’amore, la passione, il desiderio ed una fitta rete di ingiustizie che fanno tremare, ma mai cadere, fanno dubitare ma mai perdere d’animo. A sostegno di questa realtà c’è anche una profonda analisi del dolore proprio da parte di chi, riscopre l’amore:
“Perché lasciamo sempre che sia il dolore per quello che ci manca a prevalere sulla gioia per quello che abbiamo?
Perché il dolore è necessario quanto la gioia, e l’amore di cui abbiamo bisogno è sempre più grande di quello che abbiamo”.
Quegli alberi spogliati ad aprile sono i personaggi del romanzo che sono stati privati di tutto e non solo della loro casa, ma anche e soprattutto di una tranquillità da recuperare.
Al fianco dell’autore anche la nota fotografa abruzzese Rossella Caldarale che ha curato la foto di copertina e con la quale è in progetto un evento di presentazione legato ad una mostra su una lunga serie di scatti che la stessa ha effettuato nel doloroso mondo dei borghi abbandonati e terremotati d’Abruzzo, dove le immagini sono forti ma vere, dove la vita sembra aver subito una battuta d’arresto. Altra prestigiosa collaborazione è quella con il giovane e già pluripremiato scrittore abruzzese Peppe Millanta che per questo romanzo ha scritto una prefazione coinvolgente e di grande spessore.
Presenti all’appuntamento spoltorese anche il giovane editore Alessio Masciulli, impegnato nella valorizzazione di realtà letterarie di varia natura, il sindaco di Spoltore Luciano Di Lorito che si è complimentato con il giornalista per il grande spessore della sua creazione e l’assessore ed insegnante Roberta Rullo.
Dopo il grande successo del romanzo “Per Francesco, che illumina la notte”, la scrittrice e Professoressa Elsa Flacco torna a far parlare di sé con un nuovo grande capolavoro, frutto di un’intensa ricerca ed una grande passione: al centro di questa nuova scommessa c’è Giuseppe Dell’Orefice compositore e direttore d’orchestra attivo a Napoli e in Abruzzo nella seconda metà dell’800, uomo di grande valore ma a lungo dimenticato. Il libro in questione si chiama “Giuseppe Dell’Orefice. Un canto interrotto sulla scena napoletana dell’Ottocento”, Libreria Musicale Italiana, e verrà presentato in occasione del Fla a Pescara, domenica 10 novembre alle ore 17 presso la Sala Fucsia del Circolo Aternino; a dialogare su quest’ultimo capolavoro, con la Professoressa Flacco sarà la giornalista Alessandra Renzetti.
Nato a Fara Filiorum Petri, in provincia di Chieti, nel 1848, in una famiglia modesta ma appassionata di musica (il padre sarto suonava nella banda del paese), Giuseppe Dell’Orefice venne mandato giovanissimo a Napoli, a studiare musica presso il Conservatorio di San Pietro a Majella con i fratelli maggiori Nicola e Biagio.
Contrariamente a loro, divenuti professori rispettivamente di clarinetto e tromba, abbandonò presto lo studio del flauto per seguire lezioni di pianoforte e composizione. La breve ma intensa carriera di direttore d’orchestra e compositore lo vede produrre due opere maggiori, la Romilda dei Bardi nel 1874 e l’Egmont nel 1878, entrambe su libretto di Nunzio Federigo Faraglia, opere minori come Il segreto della duchessa, musica sacra, pezzi per pianoforte, romanze e canzoni napoletane (di cui una su testo di Salvatore Di Giacomo e una di Roberto Bracco, nel 1882 e 1883).
La sua carriera culmina con il quinquennio al teatro San Carlo, dal 1877 al 1882, quando si alterna con colleghi più anziani nel ruolo di direttore stabile: sono questi gli anni di maggiore fama e prestigio di Dell’Orefice, come dimostrano lettere e documenti che lo accreditano come uno dei musicisti più influenti di Napoli.
Nel ’78 si è sposato con Elvira Taranto, giovane di ottima famiglia, e ha avuto due bambini tra il 1880 e il 1882 ma nel 1883 perde il posto di direttore al San Carlo e sembra quasi sparire dalle cronache musicali, a parte qualche notizia di composizioni minori e direzioni di concerti in sale di società filarmoniche: tutta quella fama e popolarità all’improvviso sembrano sgonfiarsi, forse per contrasti con colleghi e conseguente emarginazione dagli ambienti che contano, o per una banale crisi di ispirazione artistica, impossibile saperlo. È certo che il 1884 rappresenta l’annus horribilis di Giuseppe Dell’Orefice: a marzo perde la moglie ventottenne, morta di qualche morbo ignoto. Due mesi dopo è costretto a dirigere tre opere al teatro Marrucino di Chieti, in sostituzione di un direttore cacciato per contrasti con l’orchestra, ma con il dolore nel cuore; i bambini vengono affidati e allevati dalla famiglia della moglie, che lo terrà lontano nei pochi anni che gli restano. Subito dopo iniziano i primi sintomi di quella demenza progressiva, forse causata da una forma di sifilide contratta anni prima, che si aggraverà costringendolo a più ricoveri in manicomio, fino alla morte sopraggiunta il 4 gennaio del 1889, a soli quarant’anni. Pochi e tristissimi i documenti di questi ultimi anni, quando restano solo i fratelli ad assisterlo nel lento struggente declino. Alla sua morte viene ricordato solo da alcuni brevi necrologi venati di rimpianto. Anni dopo i figli riceveranno riconoscimenti e omaggi alla sua memoria. La sua figura sopravvive alcuni anni nel ricordo di chi l’ha conosciuto, dei familiari e dei figli, poi più nulla: per un secolo viene ricoperta dall’oblio, letteralmente cancellata. Poi, pian piano, ricompare nelle ricerche di qualche appassionato e nella volontà dei discendenti di rendergli l’onore che merita, come uomo e come musicista.
In seguito nasce l’Istituto Giuseppe Dell’Orefice, fondato e animato dai pronipoti Giorgio e Fabrizio e dal direttore d’orchestra Maurizio Colasanti, sostenuto da figure importanti della politica e della cultura: tutti uniti dal desiderio di rivalutare una figura importante della scena musicale partenopea tra gli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento. E nasce la ricerca documentaria, bibliografica e archivistica che ha portato alla realizzazione di questa biografia: un testo basato su una documentazione rigorosa, doverosamente riportata in appendice, ma attento anche a rendere le atmosfere, i colori, le parole, i suoni di un momento storico e di un contesto artistico irripetibili. Quelli della Napoli di allora, quando la musica era al centro della vita culturale e sociale di ampi strati della popolazione: un ruolo che in seguito ha tristemente perduto.
“Quando per la prima volta, ormai quattro anni fa, – spiega Elsa Flacco – ho sentito il nome di Giuseppe Dell’Orefice dall’amico direttore d’orchestra Maurizio Colasanti che mi proponeva di fare ricerche sulla sua vita, non avrei mai creduto che sarebbe diventato così importante per me. All’inizio non ero particolarmente attratta dall’idea di scrivere la biografia di un musicista vissuto un secolo e mezzo fa, tra l’altro non mi ero mai cimentata prima di allora in questo genere di scrittura. Ma dopo aver trascorso tanti mesi in sua compagnia, alla ricerca delle tracce del suo passaggio su e giù per l’Italia, attraverso biblioteche, archivi di conservatori e di teatri, fondi documentali privati e pubblici, la sua storia mi è entrata dentro fino a diventare parte di me. Raccontare Giuseppe Dell’Orefice, con i suoi successi, le delusioni, gli entusiasmi e le illusioni, il dolore, la malattia e la fine così triste, lo sento adesso come un dovere nei confronti di un amico che non c’è più. Ascoltare la sua musica, riscoperta ed eseguita di nuovo dopo più di un secolo grazie al maestro Colasanti e ai pronipoti Giorgio e Fabrizio, che hanno fondato l’Istituto Giuseppe Dell’Orefice, mi procura un’emozione difficile da spiegare. Presentare questo lavoro, pubblicato dalla Libreria Musicale Italiana, al FLA è per me una grande soddisfazione, prima di un evento importante che stiamo organizzando per l’inizio di dicembre a Roma”.
Dopo una prima ed emozionante presentazione presso il suo comune di residenza, Pianella, dov’è stata accolta dal sindaco Sandro Marinelli, il tour della scrittrice Felicita Romano prosegue senza sosta. E così, proprio lei che parla al cuore di grandi e piccoli sarà al Fla, domenica 10 novembre alle ore 11:00 presso il Circolo Aternino – Sala Fucsia a Pescara, con la nuova esperienza letteraria “La favola di Puccino e Luppina: gli aggiustacuori”.
Presentazione a Pianella
Al centro di questa favola tornano le emozioni che incontrano le proprie origini, riempiono il cuore divertendo i piccoli, ma portano gli adulti a riflettere e si sa, di fronte ai propri sentimenti talvolta messi all’angolo o addirittura trattenuti per paura di star male, anche i più grandi devono arrendersi: l’amore è una linfa vitale, scioglie le tensioni, fa battere i cuori più velocemente, ma soprattutto l’amore sa dare risposte a tante domande, anche a quelle più complesse, anche quelle che fanno male, ma è nell’amore stesso poi che si trova la soluzione.
Al fianco della scrittrice, in occasione della presentazione pescarese, ci saranno la giornalista Alessandra Renzetti e l’editore Jacopo Lupi, ad aggiungere un tocco di colore all’appuntamento ci sarà il grafico e vignettista Daniele Valentini che divertirà con le sue magiche creazioni.
Locandina Fla
Felicita Romano, dolce e sensibile tanto amata dai piccoli, ha sintetizzato in questo nuovo libro (di Lupi Editore) le sue emozioni, mettendo in piedi un progetto che parla d’amore, sentimento nobile che non deve mancare mai nella vita: i bambini per crescere bene hanno bisogno di amore e vanno rispettati ed educati proprio perché a loro volta possano diventare adulti responsabili.
La Romano nella sua vita ha ottenuto diversi riconoscimenti per aver scritto poesie e racconti che hanno appassionato i suoi piccoli ammiratori, in uno stile semplice, travolgente, di facile interpretazione ma sicuramente mai scontato, d’altra parte sono le stesse emozioni a non essere mai scontate nella vita e molto spesso sono difficili da spiegare soprattutto ai più piccini, che conoscono ancora poco il mondo, che non sanno ancora la differenza tra il bene ed il male, tra l’amore e l’odio, ed ecco che attraverso le favole hanno bisogno di sapere.
Ad impreziosire le storie di Giulia e Francesco, i protagonisti del libro, ci sono due graziosi gnometti che sono appunto Puccino e Luppina che rappresentano questo sentimento di cui tanto si parla, e proprio i due dolci gnometti mostreranno in modi differenti ai due co-protagonisti che in tale contesto simboleggiano tutti i bambini del mondo, una grande verità: durante la propria vita è possibile fidarsi di questo enorme sentimento e si può godere di tutta la sua dolcezza, non bisogna temere l’amore.
Come sottolinea la scrittrice: “E’ bene ricordare che con l’amore si può sconfiggere il male, si può vivere serenamente, è l’amore che dà la forza di lottare anche di fronte ad un grande dolore e domenica ne parleremo di nuovo proprio perché è importante”.
L’Abruzzo e le tradizioni d’autunno: a quelle dell’olio nuovo e delle castagne, si unisce la sagra della zucca.
Una tradizione che si ripete a Serramonacesca il 31 ottobre e il 1° novembre; una tradizione fatta di miti e leggende, credenze e racconti che animeranno il borgo del Pescarese.
Un appuntamento voluto dal Comune di Serramonacesca e dall’associazione Retroterra.
A Serramonacesca si narra infatti che nelle nebbiose sere di ognissanti e di tutti i morti, le anime dei defunti vaghino per le vie del paese, fermandosi nelle case a chiedere che venga dato loro qualcosa.
I bambini passando di casa in casa, recando con loro le zucche illuminate da una candela, bussano alle porte e come tradizione vuole, alla risposta del padrone “Chi è?” essi rispondono in coro: “L’aneme de le morte”.
Questa manifestazione vuole essere quindi un umile contributo ad una riscoperta delle nostre radici culturali, delle nostre peculiarità, un omaggio alla tradizione popolare abruzzese perché resti viva negli animi delle nuove generazioni, perché della memoria non resti uno sbiadito ricordo.
Si svolgerà giovedì 24 a Chieti, nell’Auditorium Le Crocelle, in via dei Crociferi 1, con inizio alle ore 18, lo spettacolo Gabriele d’Annunzio, la memoria del sentimento popolare tratto da un’idea di Enrico Di Carlo.
L’evento è organizzato dall’associazione Noi del G. B. Vico. L’ingresso è gratuito, fino ad esaurimento posti.
Enrico Di Carlo (voce narrante) e Alessio Tessitore (che legge d’Annunzio), accompagnati da Fabio D’Orazio alla fisarmonica, ripropongono il rapporto dello scrittore con l’Abruzzo.
Rapporto, che negli anni, si è sempre più sviluppato attraverso un indissolubile cordone ombelicale.
Mediante la lettura di brani letterari, poetici, ma anche intimamente biografici, emerge un d’Annunzio diverso, ben lontano dall’immagine del superuomo, del poeta-soldato, dell’esteta.
Lettere affettuosissime scritte alle compagne del momento, o effervescenti sonetti dialettali inviati agli amici corregionali, mettono in luce un legame ancestrale, profondo, che fino alla morte sempre più ha unito d’Annunzio alla propria casa, alla propria madre, alla propria terra.
A fare da filo conduttore a questo indissolubile rapporto con la regione, sono i cibi; i sapori della cucina di mamma rappresentano per lui i sapori dell’Abruzzo.
Il parrozzo, la porchetta, i maccheroni con le vongole, il cacio pecorino, si trasformano in altrettanti ritorni della memoria all’infanzia e alla gioventù.
Anche il d’Annunzio astemio diventa così occasione per raccontare di storie condivise goliardicamente con gli amici del tempo, e sublimate nella memorabile prefazione al libro del tedesco Hans Barth, Osteria. Guida spirituale delle osterie italiane da Verona a Capri, considerato la prima guida enogastronomica italiana.
D’Annunzio ha saputo collocare l’Abruzzo non soltanto al centro della sua vita, ma anche di una produzione letteraria tra le più vibranti, creando, nel contempo, insieme ad altri artisti (tra i quali emerge la figura del pittore Francesco Paolo Michetti), un forte interesse nei confronti della regione da parte di intellettuali italiani e stranieri del tempo.
La serata è dedicata al professor Filippo Canci, apprezzato docente di materie letterarie presso i Licei teatini, dal “G. B. Vico” al “Masci”, scomparso lo scorso 29 maggio.
A conclusione dello spettacolo, l’Associazione “Noi del G.B. Vico”, in collaborazione con la Casina dei Tigli, ha organizzato una Cena dannunziana.
La partecipazione all’evento è facoltativa e a pagamento, previa prenotazione. Il menu proposto è stato appositamente selezionato seguendo le preferenze culinarie del Vate.