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ci vuole un villaggio

Amareledonne. Arte, culture, società al femminile, si è concluso ieri il progetto realizzato da Eracle – Protezione Civile Templari Federiciani e OL (Officine Letterarie) svoltosi a Ci vuole un villaggio in via Villetta Barrea, 24 a Pescara.

Un’occasione di confronto e dialogo tra donne che hanno raccontato le loro esperienze di vita e lavoro al femminile; un just talk che ha visto la partecipazione attiva del pubblico in un luogo innovativo e inclusivo come Ci vuole un villaggio.

Per capire di cosa si tratta, abbiamo intervistato la presidente Guia Marinelli (nella foto), insegnante del metodo Feldenkrais, preparazione al parto.

A Pescara, da pochi mesi una nuova realtà: Ci vuole un villaggio, centro per la visione integrale della persona. Di cosa si tratta?

“Il villaggio nasce dalla necessità di unire tante esigenze di persone, in primis delle donne. Siamo tre sorelle io, Benedetta ed Eleon0ra, che lavoriamo nell’ambito del benessere; le prime due sono osteopate mentre io sono insegnante del metodo Feldenkrais (educazione somatica, movimento) e abbiamo dunque sentito l’esigenza di avere uno spazio dove unire le nostre professionalità e quelle di altre persone al fine di sopperire alle esigenze di altre persone. In questo momento frenetico e in costante movimento cercavamo uno spazio dove ritrovarsi e rallentare, prendersi cura di sé con cose diverse, un po’ ‘strane’ e poco conosciute. Abbiamo iniziato con corsi di accompagnamento alla nascita online durante la pandemia; un corso che ha preso piede tra le famiglie perché offre loro un qualcosa che non c’è al di fuori del villaggio: cuore e vicinanze”.

Un luogo di incontro dunque dove si anche il mondo olistico trova modo di farsi conoscere.

“Esattamente: facciamo corsi di Yoga, Yoga per bambini, meditazione, mindfulness etc; abbiamo anche una consulente famigliare e mediatrice dell’apprendimento. Abbiamo quindi a cuore tutto ciò che riguarda il benessere delle persone, delle donne e delle famiglie che nascono. Un fattore da non trascurare è l’ascolto: ascoltiamo le esigenze delle persone provando a mettere loro a disposizione ciò di cui hanno necessità. La pandemia? Ha limitato la presenza fisica all’interno del villaggio, ma le nuove tecnologie ci hanno permesso di avviare il nostro progetto, ora speriamo di poter iniziare con gli eventi in presenza in totale sicurezza”.

Ci vuole un villaggio dunque, attenzione alla cura fisica, emotiva e psicologica non solo attraverso la medicina alternativa ma anche attraverso la cultura. La struttura a Pescara infatti ospita, fino al prossimo 3 aprile, la mostra Tu mi vieni a dire di Tiziano Calcari curata da Beniamino Cardines il quale è anche il Direttore artistico di Ci vuole un villaggio.

Forti emozioni, opera di Tiziano Calcari

“La mostra non a caso è stata inserita nel contesto di Amareledonne – ci dice Cardines – i soggetti delle opere di Calcari sono proprio le donne. Tiziano è un artista con un’esperienza trentennale che ha esposto da Berlino a New York con grandi quotazioni e per qualche settimana sarà con noi; vi invito a visitare le sue opere perché meritano davvero. Cos’è Ci vuole un villaggio? Una struttura che unisce tante persone – conclude Beniamino Cardines – che cercano una casa; quando dico persone mi riferisco ad associazioni, operatori, artisti che cercavano un punto di incontro e socialità”

7 Marzo 2022