Lo sport di tutti, lo sport per tutti anche per le donne che amano e desiderano giocare a calcio. Il calcio femminile in Abruzzo, dunque con i suoi problemi che si uniscono alla voglia di uscire da un approccio culturale ancora troppo maschile.
Di questo abbiamo parlato con Laura Tinari (nella foto), responsabile Calcio Femminile del Comitato Regionale LND Abruzzo.
Che momento vive il calcio femminile abruzzese?
“Vive la sua rinascita, da un lato quella legata a una ripresa dopo due anni di fermo, seppur tra tante difficoltà e qualche stop, e dall’altro quella legata a un nuovo approccio al mondo del calcio femminile. Il calcio non è solo giocato ma è anche cultura e noi stiamo insistendo molto per raccontarlo ma anche migliorarlo. La scorsa stagione abbiamo approfittato dell’assenza del campionato per lavorare su un progetto culturale nuovo, orientato alla crescita di tutto il movimento del calcio femminile (a 11 e a 5) e investito sulla nuova stagione, quella attuale, perché il nostro campionato iniziasse ad avere numeri interessanti in termini di società iscritte”.
Emergenza Covid: quanto è stato difficile preparare l’avvio del campionato, fermarsi e poi riprendere tutto da capo?
“Già fare un calendario è una cosa complessa soprattutto in mancanza di strutture ad uso esclusivo delle singole società, figuriamoci trovarsi a doverli rifare a stagione iniziata e con il timore che poi ci si possa fermare nuovamente. Ma questa è una sorte comune e non ci lasciamo spaventare. Il nostro impegno è sempre massimo e le società di questo se ne accorgono e lo apprezzano, esattamente come noi apprezziamo fortemente il loro orgoglio, la loro voglia di fare e collaborare e il grande ruolo sociale che stanno svolgendo soprattutto in questo momento storico”.
Secondo lei, qual è il problema più grande del calcio femminile abruzzese?
“In realtà credo che in Abruzzo i ‘grandi’ problemi del calcio femminile siano tre: uno, la carenza di ragazze pronte a scendere in campo; due, la carenza di risorse a disposizione delle società; tre, una cultura specifica sul nostro movimento. Per incidere su tutti e tre abbiamo messo giù il progetto culturale di cui parlavo, che trova in comunicazione e formazione i suoi due asset principali: attraverso la comunicazione stiamo dando visibilità alle calciatrici e alle loro società, facendo emergere quanto di bello e positivo il calcio femminile esprima, mentre con la formazione vogliamo rendere dirigenti e tecnici pronti ad affrontare le sfide che il futuro prospetterà loro, perché anche il calcio femminile abruzzese merita dirigenti all’altezza. Naturalmente, tutto ciò, consentendo a questo settore di emergere e farsi conoscere, attirerà anche sponsor e aziende che vorranno legare il loro nome ai valori e ai principi del nostro movimento.”.

Quanto e cosa può fare la LND Abruzzo per il movimento calcio donne?
“Può continuare a crederci e investirci, non solo economie, ma anche tempo e impegno. I cambiamenti sono lenti, si sa, soprattutto quelli di mentalità, ma il calcio femminile è un settore in forte ascesa e costituisce una buona fetta del futuro di questo sport nel nostro Paese. Per me, per noi questa è una grande opportunità e una sfida che tutto l’Abruzzo, LND e società insieme, giocheremo fino alla fine”.
Presente e immediato futuro, come sta andando la stagione?
“Siamo a metà campionato e tutto sta procedendo bene, le società stanno mostrando rispetto e collaborazione reciproche e il campo sta dicendo la sua! Io cerco di dare loro visibilità continua sui mezzi di comunicazione, inventando anche piccoli riconoscimenti per loro, ad esempio proprio in settimana premierò, per la prima volta con un premio reale, le campionesse d’inverno della Cantera Adriatica Pescara. Poi per la finale della Coppa Italia del 1° maggio prossimo stiamo già organizzando una bellissima giornata, un po’ come quella che vivemmo a fine giugno scorso ad Ortona per la finale del Trofeo della Rinascita. La stessa data del 1° maggio non è scelta a caso, ma sarà connotata da un forte valore legato al tema della parità di genere e all’impegno che le nostre calciatrici mettono ogni giorno in campo tra allenamenti e gare ufficiali”.
”.



