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rocca calascio

Rocca Calascio (L’Aquila) 1.410 metri sul livello del mare, unica frazione del Comune di Calascio, è una delle icone più famose d’Abruzzo, simbolo di un tempo in cui la ricchezza e il potere abitavano in alta quota, ed è raggiunta ogni anno da migliaia di turisti e visitatori.

Da questo punto si possono osservare il Gran Sasso, il Sirente Velino, la Marsica e la Maiella in una panoramica a 360 gradi unica. Le telecamere Rai con Sem Cipriani si sono spinte fin qui insieme allo scrittore Peppe Millanta per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti, Quota Mille.

“Il borgo – spiega Peppe Millanta – si sviluppò nel Medioevo intorno alla torre di avvistamento, poi divenuta castello, costruita nell’anno 1140 a seguito della conquista normanna, per volontà di Re Ruggero d’Altavilla. Il motivo per cui una costruzione così imponente fu costruita proprio qui è semplice: per controllare l’immensa spianata che oggi chiamiamo Campo Imperatore, e che un tempo era una sorta di enorme cassaforte, facilmente difendibile grazie alle montagne che la cingono tutta intorno”.

“Ma una cassaforte per custodire cosa? – s’interroga – Uno dei beni più preziosi che in passato si potevano possedere: le greggi, da cui ricavare la ricercatissima lana. A ricordarcelo anche la parola pecunia, che deriva proprio dal latino pecus, che sta per bestiame. Dopo i fasti del periodo della transumanza, iniziò a poco a poco il declino di Rocca Calascio, che ebbe un brusco tracollo nel 1703, con il Grande Terremoto dell’Aquila: il borgo infatti fu quasi completamente abbandonato e la popolazione si trasferì nella sottostante Calascio, fino ad essere definitivamente abbandonato nel 1957″.

Lungo un sentiero, immersa in uno scenario da capogiro, c’è la splendida chiesa, intitolata a Santa Maria della Pietà che come spiega Millanta:

Si ritiene sia stata costruita tra la fine del ‘500 e i primi anni del ‘600, in segno di gratitudine verso la Madonna. La si voleva ringraziare infatti per la vittoria ottenuta contro una grossa banda di briganti provenienti dallo Stato Pontificio, che attentavano alle greggi. Ciò che risalta subito è l’armoniosa struttura, con la sua particolare forma ottagonale che ricalca una simbologia ben precisa. Il numero otto infatti rimanda all’ottavo giorno, simbolo della Resurrezione, e all’Infinito, rappresentato da un otto posto in orizzontale. Un modo quindi per comunicare l’armonia del Creato ai pastori che salivano fin qui, ancor prima che ascoltassero una messa in latino che probabilmente non avrebbero compreso.

E a raccontare che i destinatari fossero proprio i pastori è un’insolita finestra, posta al primo piano. Aveva uno scopo ben preciso: serviva per permettere ai pastori di assistere alla messa mentre controllavano le pecore portate al pascolo.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Rocca Calascio.

by Redazione
N5

Un pilota di rally, anche imprenditore e ingegnere, dopo aver importato dalla Spagna una innovativa categoria di auto da rally ne è diventato anche il costruttore ufficiale in Italia. Non solo, è già in fase di studio l’implementazione di un motore elettrico.

Si chiama Alfredo De Dominicis, teramano doc, che, pur continuando l’attività di pilota, si sta dedicando a questa nuova avventura tramite la sua azienda, Dedo Engineering.

La nuova categoria di auto è la N5, un prodotto assemblato con telaio e meccanica comune su scocche di diversi marchi automobilistici. Un’idea geniale, nata in Argentina, proseguita in Spagna e Australia e ora in grande sviluppo da noi, grazie anche all’Aci sport che ne ha consentito, con lungimiranza, l’omologazione.

De Dominicis, però, non si è limitato all’aspetto commerciale e sportivo e punta allo sviluppo tecnico e alla costruzione.

È nata così la collaborazione con l’emiliana Tedak Racing di Reggio Emilia per i prototipi da competizione. Inoltre, le joint venture proseguono con realtà imprenditoriali d’Abruzzo.

“Il primo partner, in ordine di tempo”, spiega De Dominicis, “è stata la Pieffe Auto di Teramo, concessionaria Peugeot, con cui è partito il primo modello derivato dalla nuova 208. Ma gli interventi sul modello di serie sono molti e le vetture vengono stravolte sia a livello di telaio, che di meccanica che di estetica. Entra così in gioco anche la International International Pur components di Teramo, azienda leader in Europa nella fabbricazione di poliuretano e suoi derivati, già impegnata nella componentistica per marchi come Ferrari e Lamborghini”.

La International Pur components sta progettando nuove protezioni interne, con speciali materiali assorbenti in grado di aumentare la sicurezza dell’equipaggio.

Questo permetterà alle vetture N5 di avere standard di sicurezza molto superiori a quelli richiesti. Inoltre, sta sviluppando la carrozzeria esterna che darà la forma alla vettura. È una parte della costruzione molto complessa e importante.

Un’altra azienda abruzzese coinvolta nel progetto è la Steelte (sempre di Teramo), specializzata in servizi ad altissima tecnologia per la progettazione, scansione e stampa in 3D. Tra l’altro uno dei titolari è Alberto Taraschi, nipote di Berardo, celebre pilota e costruttore. La Steelte, per il progetto 208 N5 ha lavorato sul collettore di scarico, partendo dal modello reale scansionato con grande cura e successivo reverse engineering.

Infine, ma non certo per ultimo, c’è la Oslv Italia di Roseto, altra perla della imprenditoria locale nel campo dell’automotive. Specializzata nella costruzione di motori elettrici e impianti tergi, fornirà consulenza e prodotti di alta qualità per garantire la migliore pulizia del parabrezza nelle gravose condizioni delle gare automobilistiche su strade asfaltate, sterrate o innevate.

“Sono particolarmente orgoglioso”, conclude De Dominicis, “di riuscire a coinvolgere nel progetto 208 N5 aziende della mia terra, e della mia provincia in particolare, con tecnici e colleghi ingegneri di importanti imprese, apprezzate in tutta Europa. Questo mi dà lo slancio per partire anche con lo step successivo: dotare l’auto di un motore elettrico. È una sfida che vogliamo portare avanti nel segno della compatibilità ambientale e del rispetto del pianeta, facendola nascere da una regione come la nostra, che più di altre dovrebbe distinguersi per una connotazione green”.

 

by Redazione
Lino Manocchia

Gli scritti del giornalista italo americano Lino Manocchia, pubblicati dalla Artemia Nova Editrice, sono gli appunti inediti scritti dal giornalista giuliese (scomparso nel 2017 negli USA) durante la sua permanenza in un campo degli Internati Militari Italiani (IMI) in Germania.

Dopo la resa, ci fu una lunga odissea sui vagoni merci. I campi di internamento tedeschi non si potevano definire certamente “umani”, ma meglio della morte erano. Quando ancora oggi mi chiedono perché non scrivo un libro-ricordo di tutte le vicende italiane e americane, rispondo che la storia è quella che è, resta, ma il più delle volte si dimentica. Perciò desidero dimenticare anche la Germania ed i suoi lager. 

Lino Manocchia, giuliese, decano dei giornalisti abruzzesi in America, aveva dato questa risposta per anni, anzi decenni, anche dopo essere diventato un giornalista affermato e scrittore di valore.

Incredibile, ma vero: Lino negli anni del suo internamento in un lager tedesco aveva tenuto quasi giorno per giorno un diario, scritto a matita, a volte con segno così debole da risultare quasi illeggibile, e aveva appuntato tutti i drammatici eventi che si erano susseguiti in un’esperienza dolorosa, iniziata all’indomani dell’8 settembre, dopo la resa dell’Italia che aveva fatto diventare nemici gli italiani agli occhi dei soldati tedeschi e accusati di essere “traditori”, alla liberazione all’arrivo degli americani.

Quel libriccino, reso smagrito dal gran tempo trascorso per la perdita di non poche pagine e ingiallito in quelle conservate, era rimasto sempre con lui, anche quando era emigrato in America e lo aveva accompagnato fino agli anni di una ancora lucidissima vecchiaia, ma inedito.

Era rimasto come un segreto covato gelosamente nel suo cuore e nella sua memoria. Tuttavia quelle pagine riportano alla memoria, rileggendole, giorni memorabili, dal primo giorno di una prigionia insopportabile fino all’ultimo.

Le frasi e gli appunti del libriccino, vergate con una povera matita, contenevano riflessioni, pensieri, idee di un naufrago che il destino aveva reso tale, forzandolo a chiedersi ogni giorno quale sorte fosse toccata ai suoi famigliari. Le vicissitudini raccontate nel libriccino non andavano più nascoste.

Così Lino anche per un personale rapporto di stima e di affetto con Maria Teresa Orsini, direttrice di Artemia Nova Editrice, glielo spedì da oltre Oceano, da Cambridge in USA, pregandola di curare un’edizione a stampa, insomma di farlo diventare un libro. Lo spedì che stava per compiere 95 anni.

Per la casa editrice questo manoscritto era una reliquia, e poi lo affidò per la cura di stampa a due professionisti del settore della ricerca storica sul campo: Elso Simone Serpentini e Walter De Berardinis.

Lino fece in tempo solo a vedere e ad apprezzare le prime bozze di questa sua rara e preziosa testimonianza sui lager tedeschi, poco prima di spegnersi, nel marzo 2017, pochi giorni dopo aver compiuto, il 20 febbraio, 96 anni.

La sua morte aveva determinato un fermo del progetto editoriale della pubblicazione del suo Frammenti di un prigioniero, ma finalmente Artemia Nova Editrice ne annuncia la pubblicazione.

A Lino Manocchia, già premiato alla carriera dall’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo, è stata istruita la pratica per la concessione di una medaglia d’onore alla memoria essendo stato deportato ed internato in un lager nazista e destinato al lavoro coatto per l’economia di guerra nell’ultimo conflitto mondiale.

In appendice al libro, grazie alla ricerca storica di Walter De Berardinis negli archivi tedeschi, polacchi e italiani, sono stati pubblicati tutti i nomi dei soldati giuliesi morti e sopravvissuti ai lager di Hitler: 26 morti e 37 tornati vivi.

by Redazione
caramanico
Se c’è un’unica certezza è che le Terme di Caramanico sono state chiuse, dopo più di un secolo di storia, da quando la Regione è governata dalla Giunta Marsilio e nemmeno la vergogna per aver consentito nella totale inerzia che questo avvenisse, lasciando senza lavoro oltre cento famiglie, frena il Presidente Marsilio e la sua Giunta dallo scaricare ad altri il loro fallimento.
E’ quanto dichiara Silvio Paolucci, consigliere regionale del PD, dopo aver letto le dichiarazioni del presidente Marsilio e dell’assessore alla Sanità Verì, a margine dell’incontro avuto dagli stessi con la curatela fallimentare della società gestore dell’impianto termale.
La precedente giunta regionale ha lasciato in eredità un pacchetto di strumenti normativi e finanziari che avrebbero potuto consentire la continuità produttiva delle strutture termali anche in un contesto di procedura fallimentare, come avviene per numerose aziende della nostra regione, senza distruggere l’immagine di un comparto strategico per l’Abruzzo. L’istituzione di un tavolo tecnico annunciato dalla Verì, attivato da noi già nel 2018, è un maldestro tentativo di far passare atti dovuti delle strutture regionali come una illuminata iniziativa politica.
Sulla vicenda interviene anche il Senatore Luciano D’Alfonso: “La comunità di Caramanico deve avere risposte chiare e concrete, perché è stata beffata da tutti coloro che hanno promesso ma non hanno mosso un dito per risolvere una situazione ad oggi del tutto precipitata a causa delle difficoltà che hanno accerchiato la proprietà e della perdurante e incomprensibile inerzia dell’attuale governo regionale”.
Chiosa Mario Mazzocca, sottosegretario regionale della giunta D’Alfonso, che sostiene come “l’ormai quasi triennale inoperosità di Marsilio & co. sull’argomento fa sorgere spontanea una domanda: cui prodest?“
chieti

È la passione per la musica che si rinnova da 150 anni il fulcro dell’attività della famiglia Di Leonardo, che si dedica da cinque generazione alla riparazione, e oggi anche vendita, di strumenti musicali. L’attività adesso si chiama Città della Musica – e non poteva essere altrimenti – e la firma è quella dei Di Leonardo.

La storia comincia nel 1868 con Antonio Di Leonardo, che dopo aver ricevuto in regalo un organetto usato, inizia a suonarlo, da autodidatta, con grande soddisfazione, nonostante l’avversione della famiglia che voleva si dedicasse all’attività contadina. Il primo musicista Di Leonardo è costretto così a nascondere alla sera il suo organetto nelle campagne. Ma un giorno lo ritrova distrutto a causa della pioggia. Disperato dell’accaduto, trova il coraggio di parlare ai genitori della sua passione e addirittura li convince a dargli la possibilità di trasferirsi per un periodo a Castefidardo, cittadina che a quei tempi era la culla dei primi costruttori italiani di organetti. Dopo un anno fuori casa, Antonio torna a Chieti e, con in mano i segreti del mestiere, inizia a riparare organetti nella sua città. È  il 1871, anno in cui con ufficialità inizia la storia di questa celebre famiglia che ha dedicato vite intere alla musica. “Oggi, nel nostro lavoro, applichiamo sempre quella passione che ci contraddistingue da oltre cento anni”,  spiega l’ultimo Antonio Di Leonardo, che insieme agli altri familiari gestisce Città della Musica.

Dopo il capostipide e la prima bottega, aperta in via Madonna degli Angeli a Chieti nel 1909, sono subentrati Raffale Di Leonardo, figlio del primo Antonio, e Antonio Di Leonardo jr, settimo figlio di Raffaele, che è diventato ben presto anche un noto musicista di fisarmonica. Antonio jr, peraltro uno degli ultimi liutai italiani, è scomparso nel 2016 e per oltre sessant’anni è stato il volto dell’attività di riparazione e costruzione di organetti e fisarmoniche della famiglia Di Leonardo. La storia di Antonio jr inizia da Castelfidardo, come quella del nonno, dove affina le tecniche di costruzione sia degli organetti che delle fisarmoniche. Poi si trasferisce in Canada dove lavora in un negozio di strumenti musicali a Timmins, Ontario, ed insegna in una scuola di musica, creando un’orchestra di fisarmoniche che avrà molto successo nel territorio. Inoltre in  Canada impara l’uso della fisarmonica nel jazz che riporterà in Italia con grandissimi successi e consensi. Dal matrimonio con Antonietta Romano nascono Giampiero, Luciano e Annalisa che attualmente insieme all’ultima generazione Di Leonardo – Antonio, Simone e Silvia – gestiscono Città della Musica a San Giovanni Teatino. Che dal 2005 è il punto di riferimento di tutti i musicisti del Centro Sud Italia.

“Nella nostra attività – spiega Antonio Di Leonardo, nipote di Antonio jr – lavorano musicisti in grado di soddisfare le richieste di appassionati e professionisti. Tutto quello che facciamo, lo realizziamo grazie alla grande passione per la musica che ci guida da oltre 150 anni. Oggi presentiamo una linea di organetti, gli strumenti che hanno ispirato nel 1871 il mio trisnonno, la Theate 150, dedicata ai nostri 150 di storia e alla nostra amata Chieti”.

pescara

Al Circolo Aternino di Pescara è stata inaugurata l’antologica di uno dei più importanti artisti abruzzesi, Carmine Galiè, a cura del critico d’arte Massimo Pasqualone.

La mostra è stata aperta da un convegno dibattito curato dalla giornalista e poetessa Sofonia Berardinucci Palestini sul tema Il colore nei territori dell’uomo, nel quale sono intervenuti Franca Minnucci, Nicolantonio D’Orazio, Antonio Di Loreto, Filippo Montefusco, Simone D’Angelo e Mariarita Paoni Saccone.

“50 anni d’arte qui al Circolo Aternino – ha sottolineato il curatore della mostra, Massimo Pasqualone – per una mostra fortemente voluta da Endas Abruzzo, ringrazio il presidente Simone D’Angelo. Io sono il presidente di Endas Cultura Abruzzo, quindi una bellissima collaborazione. Una mostra, quindi un momento di dibattito coordinato da Sofonia Berardinucci Palestini, una grande artista che ha esposto in Polonia, in Belgio, nella Repubblica di San Marino, in Spagna e in tutta Italia con tantissimi premi. Qui festeggiamo e celebriamo anche in questi tempi i 50 anni d’arte con una bellissima mostra, ci saremo fino al 6 gennaio, la mostra è aperta tutti i pomeriggi dalle 17 alle 19.30. Abbiamo voluto fare questo matrimonio tra cultura, arte, letteratura e cercheremo di organizzare altri eventi nei pomeriggi che caratterizzano l’apertura della mostra”.

Le opere saranno esposte presso il Circolo Aternino di Pescara fino al 6 gennaio, per un evento organizzato da Endas Cultura Abruzzo, con il patrocinio dell’amministrazione comunale.

“Pescara negli ultimi anni è una città che sta vivendo di cultura – ha rimarcato il presidente di Endas Abruzzo, Simone D’Angelo – ne è una prova il fatto che siano nati due bellissimi Musei nel giro di pochissimi mesi, ringrazio il professor Pasqualone che con questa sua sensibilità è riuscito a portare questa mostra bellissima in una location suggestiva come il Circolo Aternino e soprattutto ringrazio l’amministrazione comunale di Pescara nella persona dell’assessore alla Cultura Mariarita Paoni Saccone per averci accolto e aver patrocinato questa iniziativa. Sono oltre 70 anni che l’Endas si occupa di tempo libero, di cultura, di spettacolo, di sport e per noi è importantissimo che i soci e non soci possano in qualche modo esprimersi attraverso l’arte, in questo caso la pittura, abbiamo un grandissimo artista e siamo felicissimi di poter offrire alla cittadinanza una galleria d’arte per due settimane”.

Con questi ideali, nasce l’iniziativa Pescara in Arte, evento artistico che trasforma il Circolo Aternino in un vero e proprio polo artistico.

Una rassegna già organizzata nelle passate edizioni all’Aurum di Pescara, nel Castello di Carosino, nel Palazzo Ducale di Torrevecchia Teatina e ad Urbino, si aggiunge alle iniziative culturali del ricco cartellone pescarese, che ha portato la città adriatica alla candidatura al titolo di Capitale della Cultura e del Libro, in una location imponente qual è il Circolo Aternino, immerso nel suggestivo centro storico. La partecipazione alle attività è gratuita.

“È una serata che forse ci aiuta anche a vivere – ha spiegato Sofonia Berardinucci Palestini – in una maniera anche più particolare, più dolce, più bella e fatta di rimembranze di cui abbiamo tanto bisogno. L’arte è una disciplina e un amore che scende dentro di noi e tira fuori emozioni coloratissime. Siamo stati onorati dal Comune di Pescara, dal sindaco Carlo Masci, che è una persona meravigliosa, e grazie alla loro disponibilità abbiamo queste belle opportunità. Poi siamo collocati vicino alla casa di Gabriele D’Annunzio, quindi è un privilelgio. La tavola rotonda è composta da persone meravigliose che hanno un ruolo in Abruzzo, addiritura c’è un professore dell’Università di Chieti che ha da poco ricevuto un riconoscimento dall’organizzazione mondiale della Sanità perché insieme ad un altro professore ha parlato di Covid e obesità. Nel suo intervento si sottolinea come i colori che risaltano agli occhi, oltre che nella pittura sono importanti anche nel cibo. Così come per i greci i colori rappresentavano tutto, anche noi non li dobbiamo abbandonare”.

L’iniziativa ha lo scopo di favorire la libertà d’espressione, vuole inoltre essere l’occasione per un nuovo impulso alle attività commerciali vicine, così da attirare quanta più utenza possibile ed aprire la rete commerciale a nuove forme di intrattenimento e di diffusione dell’arte e della cultura, con iniziative nobili, educative ed artistico-culturali.

“La mostra rappresenta qualche anno della mia attività – ha ribadito Carmine Galiè – in questa mostra che il professor Pasqualone ha voluto definire antologica ci sono circa 7-8 anni di mia produzione che vanno dal 2016 fino al 2021. Vi sono dei pezzi del passato che sono rappresentati dalle città invisibili di Calvino che io e il professore abbiamo portato in tutta Italia nel 2018. Poi ci sono un paio di pezzi dell’anno prima e quel cambio di passo della mia tecnica del mio vedere artistico degli ultimi anni, dal lockdown ad oggi, quindi se si va a guardare c’è proprio qualcosa che è cambiato durante quel periodo. Insieme al professor Pasqualone abbiamo in cantiere un progetto di una grande antologica dagli anni ’90 fino al 2022, quella sarà molto più grande, qui c’è una produzione legata da un sottile filo che unisce sia la tecnica che l’interpretazione delle cose, dagli anni passati in poi, il tutto curato dal professor Massimo Pasqualone”.

calascio

Calascio (L’Aquila), 1.210 metri sopra il livello del mare: con la sua Rocca, è uno dei simboli più famosi d’Abruzzo. Posta in una posizione mozzafiato, a cavallo tra la piana di Campo Imperatore e la valle del Tirino, si trova all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Le telecamere Rai con Sem Cipriani si sono spinte fin qui insieme allo scrittore Peppe Millanta per una nuova puntata della rubrica a cura di Paolo Pacitti,Quota Mille.

E’ evidente lo stretto rapporto che il borgo ha con la transumanza: è facile infatti restare affascinati di fronte alla chiesa dedicata a San Nicola, il santo dei pastori, o imbattersi addirittura in sculture di pecore.

“Una traccia di quell’antica ricchezza – evidenzia Millanta – la ritroviamo all’interno della Chiesa di Santa Maria delle Grazie, eretta a fine ‘500, un luogo incredibile perché le famiglie proprietarie delle greggi facevano a gara per avervi ognuna il proprio altare, che arricchivano in segno di potere”.

L’interno Santa Maria delle Grazie è ricco di opere e oggetti di estremo pregio, al passo con le mode dei maggiori centri italiani ed europei. Gli altari: sembrano di marmo, il materiale nobile per eccellenza, che però in Abruzzo non c’era. E allora ci si era ingegnati realizzandoli in legno, per poi di trattarli in modo da sembrare marmo.

Tra le opere presenti, c’è anche quella del Cavalier d’Arpino, il maestro di Caravaggio.

“Nella piazza principale di Calascio – racconta Millanta – c’è una fontana che racconta una storia fatta di comunione e di riscatto ed è dedicata a una certa donna Filonilla. L’inizio della storia si perde nella notte dei tempi, perché da sempre l’acqua è stato il grande problema dei calascini, che hanno sofferto la sete per secoli. Unico mezzo per l’approvvigionamento erano delle cisterne che raccoglievano l’acqua piovana dai tetti, appannaggio delle classi più ricche, mentre tutti gli altri erano costretti a rifornirsi nel vicino laghetto. A metà dell’800 però fu finalmente individuata una sorgente, ma la gioia degli abitanti si smorzò quasi subito: si trovava infatti ad una altitudine di 2600 metri e a una distanza di 13 km, e lo Stato non era in grado di coprire i costosissimi lavori. Come per una maledizione l’acqua, a Calascio, sembrava non dover arrivare mai. Fu a quel punto però che entrò in scena una donna ricca e visionaria, Filonilla Frasca, che era convinta che se i calascini volevano l’acqua, dovevano farcela da soli. Offrì quindi le prime 40mila lire, una vera fortuna per quei tempi, contagiando con il suo entusiasmo i compaesani in un processo virtuoso: ogni abitante iniziò a contribuire con quanto poteva. Chi non aveva nulla donava il proprio lavoro, chi era all’estero spediva il denaro. Lavorarono tutti, contro la neve e la pioggia, giorno e notte, strappando al difficile terreno metro dopo metro una conduttura che portò finalmente l’acqua a Calascio”.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Calascio.

Macondo Kids

Appuntamenti in festa anche per i bambini con la Scuola Macondo Kids, dove la magia è tutta da scrivere: per i piccoli “studenti” della Scuola Macondo – l’Officina delle Storie fondata e diretta dallo scrittore abruzzese Peppe Millanta è il momento della creatività.

Domenica 2 e giovedì 6 gennaio 2022 con le attività a tema natalizio si potrà vivere insieme una fantastica esperienza nel mondo del libro e della scrittura creativa. Nello specifico dalle ore 16.30 alle 18.30 sono previsti questi appuntamenti per i ragazzi dagli 11 ai 14 anni:

– domenica 2 gennaio 2022 Natale a tinte dark: anche il Natale ha un lato oscuro: verrà affrontato un viaggio fra streghe, mannari e strane leggende, riscoprendo le origini antiche del periodo più magico dell’anno. Un incontro fra arte e letteratura per stimolare creatività e curiosità dei ragazzi;

– giovedì 6 gennaio 2022 L’Epifania di James Joyce: laboratorio di scrittura con focus sull’Epifania di James Joyce, appunto. Un’esperienza pratica e teorica di questa particolare tecnica narrativa. Approccio conoscitivo alla scrittura creativa;

Questi, invece, i corsi previsti da gennaio:

– Il taccuino dello scrittore – tecniche di scrittura (11-14 anni):

Il corso, incentrato su esercizi di scrittura e di stimolazione del processo creativo, ha l’obiettivo primario di affinare la tecnica scrittoria dei partecipanti. Nell’arco di 12 lezioni i ragazzi affineranno la tecnica e sperimenteranno attività nuove tipiche del narratore moderno.

– Antico erbario (7 – 11 anni):

Il laboratorio, rivolto a bambini e bambine dai 7 agli 11 anni, è un percorso poliedrico che unisce lettura, mitologia, creatività e un pizzico di botanica. I partecipanti realizzeranno il loro piccolo erbario arricchito dalle essenze essiccate e da immagini e disegni ispirati dalla lettura delle storie. Un modo divertente ed educativo per approcciare al mondo della mitologia classica.

– Favole con empatia (7 – 11 anni):

Favole con empatia è un corso pensato per leggere le fiabe in un modo nuovo e coinvolgente!

In questo laboratorio impareranno a leggere una fiaba classica ed a trasformare una storia di conflitto riscrivendola in chiave empatica. A conclusione del corso, i ragazzi avranno realizzato con le proprie mani un libro pop-up contenente la propria versione della favola.

Per maggiori dettagli sugli appuntamenti natalizi o sui singoli il sito è http://www.macondokids.it/. Info e prenotazioni ai numeri 3703525381/3285437729 o mail: macondokids@gmail.com. Novità e approfondimenti invece sono sulla pagina Facebook.

giulianova

Con una cerimonia sobria, nel rispetto delle normative anti Covid, l’amministrazione comunale e l’Istituto Nazionale per la Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon hanno ricordato due giuliesi che seguirono il poeta Gabriele D’Annunzio a Fiume.

Proprio il 24 dicembre 1920 (Natale di Sangue), le truppe regolari italiane, iniziarono i combattimenti contro i legionari fiumani (25 miliziani morti e 5 soldati regolari). Grazie alla ricerche del delegato provinciale dell’Istituto, Walter De Berardinis, la città di Giulianova può ricordare tra i suoi concittadini due legionari fiumani: Gaetano Montini e Flaviano Iaconi. Alla cerimonia in sala consiliare erano presenti: Jwan Costantini, Sindaco di Giulianova; Lidia Albani, Vicesindaco e delegato per i rapporti con il mondo dell’associazionismo combattentistico e d’arma; Paolo Vasanella, Presidente del Consiglio comunale e Sirio Maria Pomante, direttore del Polo Museale Civico.

Il curatore dell’evento storico-patriottico, De Berardinis, ha portato i saluti istituzionali degli enti che hanno patrocinato l’evento: Fondazione Il Vittoriale degli Italiani; Donatella Bracali, referente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Marino Micich, direttore dell’Archivio Museo Storico di Fiume e Società di Studi Fiumani; e dell’attore Roberto di Donato che parteciperà agli eventi in programma nella primavera del 2022: convegno su Fiume e i legionari, collocazione definitiva della targa al cimitero monumentale e mostra dei documenti dei due legionari giuliesi.

Gaetano Montini era nato a Giulianova il 28 febbraio 1900 in Via Marina, dal 39enne Vincenzo (impiegato ferroviario) e Assunta Marchionni. L’8 aprile 1918, nel distretto militare di Teramo, viene giudicato idoneo al servizio di leva e il 12 aprile viene arruolato nel 81° Reggimento Fanteria – Brigata Torino ed inviato al fronte (Prima Guerra Mondiale) il 29 giugno 1918. Entra, il 1 luglio, nei reparti d’assalto (Arditi).

Viene congedato il 1 marzo 1919 al termine della Grande Guerra. Dopo la famosa frase di Gabriele D’Annunzio, “Vittoria nostra, non sarai mutilata”, pubblicata sulle colonne del Corriere della Sera (24 Ottobre 1918), il Montini si unisce ai legionari fiumani (uno dei circa 2500 uomini che seguiranno D’annunzio) il 15 luglio 1919 e fino al 28 dicembre 1920. Rientrato in patria verrà denunciato dal Tribunale Militare di Trieste per diserzione. Il 30 giugno 1921 arriverà la sentenza di non luogo a procedere. L’11 luglio 1926, a Giulianova, sposerà Gloria Capriotti (originaria di Montepagano). Di professione muratore, viveva con la moglie e i suoi tre figli in Piazza Principe Amedeo di Piemonte (oggi Piazza Fosse Ardeatine). Morirà a Teramo il 9 ottobre 1945.

Flaviano Iaconi, nasce a Giulianova il 3 marzo 1902 in Via della Rocca, dal 41enne Giovanni (negoziante) e Annantonia Parroni (originaria di Montone). Giovane studente, il 15 novembre 1919, si unisce alle milizie come volontario della Legione “Bianca-San Michele” – Brigata “Regina” fino al 3 gennaio 1921 (dopo il “Natale di Sangue”. Rientrato in patria, viene chiamato dal distretto di Teramo per essere giudicato idoneo al servizio di leva il 17 ottobre 1921. Viene arruolato il 23 dicembre nel 12° reggimento fanteria, per poi essere congedato il 3 marzo 1923. Il 19 dicembre 1925 si unisce in matrimonio con Venere Di Sabatino.

Tra il 1935-36 parteciperà alla Guerra in Africa Orientale. Di professione messo comunale, viveva nella parte alta della città con la moglie e 7 figli. Morirà a Giulianova il 14 agosto 1978.

città sant'angelo

Per ricordare Mario Provino, la famiglia e l’università dell’Adriatico -Ecampus, con sede in Città Sant’Angelo (Pe), hanno istituito il Premio internazionale Mario Provino per le arti, la letteratura, la cultura.

A presiedere il premio è stato chiamato il critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone, che annuncia i vincitori di questa prima edizione, la cui cerimonia di premiazione si terrà il 30 dicembre alle 10 nell’aula magna dell’Università: Alberico Solimes, Angelo De Nicola, Elvira Venosi, Daniela Manelli Trionfi, Nicola D’Angelo, Antonietta Di Santo, Sofonia Palestini Sofonia, Paolo Francesco Fracassi, Flavio Tursini, Massimo Perna, Ercolina Delle Monache, Tiziano Aldo Tiberii, Claudio Cirinei, Stefano Giovannone, Orietta Spera, Nicola Granata,  Rossella Caldarale, Elisabetta Grilli, Rosella Cardella, Fausto Roncone, Elio Lucente, Annamaria Di Lorenzo, Marilena Santomaggio,  Giovanna Favoriti, Roberto Selvaggi, Salvatore Monopoli, Nicola Trosino, Alberto Amoroso, Matteo Giannese, Vera Barbonetti, Sara Leone, Cristina Spennati, Stefania Barile, Rosella Carloni, Carlo Masci, Paolo Colitti, Gianfranco De Massis, Alessandro Taddei, Alfonso Lovito, Angelo Raffaele Margiotta.

“Abbiamo scelto personalità di primo piano nel panorama nazionale tra arte, letteratura e cultura, per ricordare un uomo straordinario, dedito al lavoro ed alla famiglia, integerrimo e attento ai fenomeni culturali ed imprenditoriali non solo locali” ha sottolineato Pasqualone.