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Author Archives: Redazione

Collebrincioni

Collebrincioni, 1.125 metri sopra il livello del mare, frazione dell’Aquila: ubicata sotto il massiccio del Gran Sasso, è un luogo che è stato testimone di molti degli eventi storici avvenuti nella conca aquilana. È posta a nord del capoluogo, al confine con il Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

L’origine dell’insediamento è molto antica: sulla sommità di Monte Verdone si rilevano infatti i resti di un centro fortificato.

Le telecamere Rai con Sem Cipriani insieme allo scrittore Peppe Millanta hanno raggiunto questa frazione per la rubrica a cura di Paolo Pacitti,Quota Mille e come spiega Millanta: “Collebrincioni è rinomata per essere stato a lungo il possedimento della ricca famiglia dei Branconio, da cui il paese prende parte del nome, di cui faceva parte Giovanni Battista Branconio, uno degli uomini più potenti della Roma cinquecentesca. Era amico stretto, tra gli altri, di Raffaello, che lo omaggiò addirittura dipingendolo nel suo “Autoritratto con un amico”, e al quale commissionò l’opera della Visitazione per la cappella di famiglia all’Aquila, che fu poi però presa dagli spagnoli e portata a Madrid”.   

Collebrincioni fu rasa al suolo dal terremoto del 1703 e ricostruita tra due alture, che la fecero sviluppare lungo i suoi pendii ed il nome di Collebrincioni è indissolubilmente legato alla strage compiuta nel ’43, ricordata come l’Eccidio dei IX Martiri.

“È il 23 settembre – racconta Millanta – Mussolini è stato da poco liberato dai tedeschi nel vicino Gran Sasso, e i nazisti hanno occupato l’Aquila allestendovi il proprio comando. Per paura di essere costretti ad arruolarsi, molti giovani aquilani lasciano la città per rifugiarsi in montagna, e in alcuni casi con i partigiani. Tra questi, un gruppo di nove amici, che deve raggiungere Collebrincioni per incontrarsi con il colonnello D’Inzillo, padre di uno dei nove, che li porterà al Bosco Martese dove si sta organizzando la resistenza”. 

“I ragazzi – prosegue – arrivano di notte e si mettono ad aspettare. Nessuno dorme per l’eccitazione. Ma le voci che sentono l’indomani sono quelle dei tedeschi, che stanno compiendo un rastrellamento. I ragazzi sono in trappola. Provano a resistere per alcune ore, poi fuggono ma uno di loro viene ferito. Gli altri non lo abbandonano, tornano indietro e tutti e nove vengono catturati e portati proprio qui, a questa fonte poi a l’Aquila dove sono sommariamente interrogati. Sono costretti a scavare due grandi fosse prima di essere fucilati e buttati dentro. La notizia dell’eccidio fu tenuta segreta per timore di ritorsioni. Fu raccontato che i ragazzi erano stati deportati, e le salme furono ritrovate soltanto l’anno dopo, tra la commozione dell’intera città”.

E oggi Collebrincioni ricorda quanto avvenuto con un cippo, che racconta il destino di quei nove ragazzi, tutti tra i 17 e i 20 anni, che trovarono la morte lì dove cercavano salvezza.

by Redazione
tornareccio

Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, su proposta del Ministero dell’Interno, ha conferito al Comune di Tornareccio la Medaglia di Bronzo al Merito Civile, la speciale onorificenza attribuita a persone, enti e corpi che si siano prodigati, con eccezionale senso di abnegazione, nell’alleviare le altrui sofferenze o, comunque, nel soccorrere chi si trovi in stato di bisogno.

In particolare, con questa scelta si è voluto rendere onore al coraggio e alla dignità dei tornarecciani durante la Seconda Guerra mondiale, in particolare durante la feroce occupazione nazista avvenuta dopo l’8 settembre 1943.

Questa la motivazione ufficiale:

“Dopo l’8 settembre 1943 venne occupato dalle truppe tedesche, con l’ordine di procedere al rastrellamento di tutti gli uomini, alcuni dei quali furono inviati in campi di lavoro in Germania. Subì violenti mitragliamenti dai cacciabombardieri inglesi e la popolazione fu costretta, a seguito dell’ordine di evacuazione tedesco, a lasciare in poche ore le case, mentre l’intero paese fu fatto saltare in aria. La popolazione tutta, nonostante le violenze e le perdite subite, seppe reagire con ammirevole esempio di spirito di sacrificio e di amor patrio. Settembre/Novembre 1943 – Tornareccio (CH)”.

La solenne cerimonia ufficiale di conferimento è in programma mercoledì 30 marzo 2022. Al mattino protagoniste saranno le scuole: alle ore 11 nella sala polifunzionale “Remo Gaspari” si terrà l’incontro Tornareccio, la guerra, lo sfollamento raccontati agli studenti.

Nel pomeriggio le celebrazioni ufficiali inizieranno alle 16.30: al monumento ai caduti picchetto d’onore con le autorità civili e militari. Alle 17 nella sala consiliare del municipio il conferimento della Medaglia alla presenza del sindaco, della giunta, del consiglio comunale e della cittadinanza.

Parteciperà il prefetto di Chieti, Armando Forgione. A seguire, le testimonianze dei tornarecciani che c’erano e la scopertura della lapide commemorativa. Alle 18 nella chiesa parrocchiale di Santa Vittoria la santa messa in suffragio delle vittime civili e dei caduti di tutte le guerre.

Gran finale sempre in chiesa, con la proiezione del video Tornareccio c’è ancora, con gli ultimi sei sindaci che si sono succeduti alla guida di Tornareccio (Elio Monaco, Nicola Berardi, Luigi Iacovanelli, Nicola Pallante, Remo Fioriti e Nicola Iannone), e l’attore Milo Vallone, che interpreta l’articolo Tornareccio non c’è più, pubblicato su Il Corriere di Roma del 17 settembre del 1944 dalla straordinaria giornalista Alba De Cespedes, testimone oculare dello sfollamento dei tornarecciani su Monte Pallano.

“Questo solenne riconoscimento – commenta Nicola Iannone, sindaco d Tornareccio – rende onore dopo quasi ottant’anni ai nostri nonni e ai nostri padri, che con umiltà e tenacia sopportarono l’umiliazione di un’occupazione terribile da parte dei nazisti in ritirata, caratterizzata da numerosi episodi di violenza e prevaricazione, e poi culminata con il tentativo di distruzione del paese, per fortuna avvenuto solamente in parte. Quel dolore, quel sacrificio, quella forza, quell’amore sono stati la base per ricostruire una comunità oggi viva più che mai, e che vuole rendere onore alla sua storia e a chi ha lottato per la nostra libertà. In questa singolare circostanza l’amministrazione comunale intende rendere omaggio anche all’illustre cittadino di Tornareccio che, nonostante la gran parte della vita, passata, per ragioni di lavoro lontano dal paese, non ha mai fatto venir meno il suo attaccamento ed affetto per la terra natale: Franco Daniele. È proprio lui che, ripercorrendo le vicende antiche della vita tornarecciana, ha saputo, con rara sapienza, raccogliere informazioni da Archivi di Stato e da testimonianze di cittadini per raccontare gli ultimi cento anni di storia di Tornareccio nella pubblicazione del libro Tornareccio, Tornacicore. I dati, le notizie, le testimonianze raccolte nel libro relativamente al periodo della Seconda Guerra Mondiale sono state preziose al fine di richiedere la ricompensa al valor civile. Il mio ringraziamento, quindi, va alle precedenti amministrazioni comunali che con lungimiranza e amore alla verità storica si sono spese per avviare l’iter, al Presidente della repubblica Sergio Mattarella che ha voluto conferire la Medaglia, al prefetto Armando Forgione che verrà a consegnare ufficialmente l’onorificenza, all’attore Milo Vallone per la sua interpretazione, in un video che vede la partecipazione degli ultimi sei primi cittadini di Tornareccio. E grazie a tutti coloro che, a vario titolo, si stanno impegnando per una cerimonia che, ne sono certo, sarà un momento destinato a rimanere nella storia del nostro amato paese”.

L’intero evento si svolgerà in presenza nel pieno rispetto delle normative anticovid e sarà anche trasmesso in diretta streaming sulla pagina Facebook di Abruzzo Web TV.

 

by Redazione
caramanico terme
Contrariamente ai proclami la Cattedrale di Santa Maria Maggiore di Caramanico Terme, non riaprirà al culto prima del 2023.
Necessario il reperimento di nuovi fondi per i danni causati dall’incuria del tempo al gioiello di edilizia religiosa abruzzese.
“Sono trascorsi quasi quattro anni e mezzo dal 17 novembre 2017 allorquando, in seduta di Cabina di Regia per la Ricostruzione a Palazzo Chigi e in rappresentanza della Regione Abruzzo, diedi il via libera all’approvazione del Piano Triennale Mibact per la ricostruzione post-sisma delle chiese esterne al cratere, poi approvato dal Governo il successivo 22 dicembre (vedasi tabella). In quella occasione furono stanziati oltre 40 milioni di euro per il restauro di 52 edifici di culto, fra cui il finanziamento di 1,5 milioni di euro per i lavori di consolidamento e restauro della Chiesa Abbadiale di Caramanico”.
È quanto ha dichiarato l’assessore regionale emerito Mario Mazzocca, che sottolinea come “il Segretariato Generale ha impiegato 2 anni e mezzo per nominare il RUP interno e ci sono voluti 3 anni affinché si decidesse ad affidare l’incarico della progettazione. Ora si apprende come nonostante sia ormai disponibile da diversi mesi, il progetto non è stato ancora presentato ai competenti uffici del Genio Civile per la sua approvazione. Ritardi incomprensibili che stanno determinando dei riflessi estremamente negativi sulla preservazione del bene e che non potranno non avere gravi ripercussioni sulla attuale disponibilità di risorse; infatti si rende ormai necessario reperire ulteriori fondi in aggiunta al milione e mezzo di euro stanziato nel 22 dicembre 2017, importo necessario all’epoca ma oggi chiaramente insufficiente proprio a casa di detti ritardi”.
“A causa dei danni generati dell’azione congiunta di un enorme carico nevoso e dalle forti scosse di terremoto del gennaio 2017 – interviene ancora Mazzocca – come Regione intervenimmo con un finanziamento straordinario di oltre 400mila euro per consentire l’esecuzione di un intervento tampone di somma urgenza, per la cui realizzazione il Comune di Caramanico Terme si sobbarcò l’onere di sostituirsi al MIBAC e realizzare la copertura provvisionale del monumento attuato a primavera inoltrata del 2018; ad oggi, l’opera di restauro e definitivo consolidamento ancora langue, nonostante i ripetuti appelli della comunità, le rassicurazioni ministeriali e di una deputata della Repubblica, oltre che l’endemica noncuranza della locale istituzione comunale».
«Purtroppo – conclude Mazzocca -, da allora nulla o poco più è avvenuto. Dopo la conclusione dell’attività di progettazione dell’intervento, ad oggi non si è ancora dato inizio al procedimento di approvazione, né tanto meno sono state avviate le procedure di legge per l’affidamento dei relativi lavori. Dubitiamo fortemente che la conclusione delle suddette procedure, sempre soggette ad ulteriori criticità od ostacoli di sorta tutt’altro che imprevedibili, potranno dar luogo alla conclusione delle attività entro la fine dell’anno in corso. L’auspicato cambio di passo da parte del nuovo vertice del Segretariato Regionale MIBACT non si è visto, anzi, l’ulteriore dilatamento dei tempi ha assunto ormai caratteri di ardua sostenibilità da parte del nostro monumento. Per questi motivi abbiamo ritenuto di intensificare le nostre interlocuzioni con gli organi competenti al fine di evidenziare la gravità dei descritti comportamenti e contribuire fattivamente al parziale recupero del tempo inutilmente e colpevolmente perso”.
by Redazione
pianella

Una partita difficile, maschia dalla quale il Pianella esce con i tre punti in tasca dopo la sconfitta contro la Fater Angelini dello scorso weekend.

Tre punti importanti per il Pianella che consolida il terzo posto in classifica (con il Mutignano); una vittoria che sottolinea ancora una volta la grande stagione di Manuel Di Muzio.

“Una partita maschia, difficile – afferma mister Marco Coppa – in quanto abbiamo affrontato la squadra più forte del campionato e superiore tecnicamente a noi. Merito nostro dunque aver avuto la capacità di togliere agli avversari il possesso palla ed essere stati in grado di sfruttare gli episodi. Una partita tutto sommato equilibrata che i ragazzi hanno avuto l’abilità di sbloccare. Siamo molto contenti del risultati – chiude mister Coppa – andiamo avanti così”.

Prossima settimana, trasferta a Casoli.

by Redazione
teramo

Preservare le fontane storiche della città, salvaguardare l’essenziale bene dell’acqua e trasmettere alle nuove generazioni il valore dell’igiene pubblica e il decoro urbano che da essa deriva.

In queste parole, declinate nel corso del convegno svoltosi venerdì  18 marzo alle ore 17 nella Sala Polifunzionale della Provincia di Teramo, in occasione della Giornata Mondiale dell’Acqua, si riassumono l’impegno del Rotary Club Teramo Est che ha organizzato, in collaborazione con la delegazione FAI di Teramo, Italia Nostra, WWF e il Club Alpino Italiano, l’incontro aperto al pubblico volto alla sensibilizzazione verso un tema di grande attualità.

Dopo il saluto da parte  del Presidente del Rotary Club Teramo Est, l’avvocato Domenico Giordano, che ha illustrato le numerose attività sul territorio del sodalizio rotariano, spiegando la necessità di una maggiore consapevolezza da parte di tutti sul valore insostituibile dell’acqua e sulla necessità di una sempre maggiore attenzione alle fontane che costituiscono anche una straordinaria bellezza architettonica per la città, hanno preso la parola il Prof. Luigi Ponziani, il Prof. Roberto Rotella, l’avvocato Gianfranco Cocciolito, il Dottoressa Ida Quintiliani e il rappresentante dell’Ersi, Mario Tulini che ha speso pubblicamente parole di ringraziamento verso il Rotary che nel periodo apicale della pandemia ha donato strumenti sanitari agli ospiti della Casa di Cura di Civitella del Tronto.

Durante gli interventi degli autorevoli relatori, sono state mostrate sullo schermo le immagini scattate da Franco Giuliani, le quali hanno contribuito a ripercorrere la valenza storica delle fonti che nel tempo hanno consentito agli abitanti della città di poter fruire dell’acqua, oltre ad altri scatti in bianco e nero molto suggestivi che hanno fatto da cornice al convegno.

In rappresentanza dell’amministrazione comunale è intervenuta l’assessora Martina Maranella la quale nel complimentarsi per l’iniziativa ha ricordato il ruolo fondamentale- a proposito di salute pubblica- dell’acqua nel periodo pandemico, grazie alla quale “abbiano avuto la possibilità di igienizzarci anche con maggior frequenza al fine di evitare la diffusione virale”.

by Redazione
Cugnoli

Il Commissario Straordinario del Governo per la ricostruzione del Sisma 2016, On. Avv. Giovanni Legnini, invitato da Lanfranco Chiola, Coordinatore dell’Area Omogenea 5 e dei Comuni fuori cratere, ha effettuato una visita istituzionale nel Comune di Cugnoli.

Tale visita è stata l’occasione per un incontro al quale hanno partecipato il responsabile della Struttura di Missione 2009, cons. Carlo Presenti, il titolare dell’USRC, il Coordinatore delle Aree Omogenee, i Sindaci dell’Area Omogena 5 ed i Sindaci fuori cratere.

L’incontro ha rappresentato un importante momento di discussione e riflessione nel quale sono state affrontati argomenti diversi inerenti il tema della ricostruzione: in questo ambito sono emerse risposte chiare e precise su varie problematiche sollevate dai Sindaci presenti riguardanti la ricostruzione sia pubblica che privata.

Dichiara Lanfranco Chiola:

Il processo di ricostruzione è un momento fondamentale per le nostre comunità e si attua attraverso processi complessi che vedono il coinvolgimento di numerosi attori che operano in sinergia per il raggiungimento dell’obiettivo comune. L’incontro ha rappresentato un momento importante di discussione, riflessione, confronto per continuare ad affrontare al meglio la sfida della ricostruzione. Ringrazio il Commissario Onorevole Giovanni Legnini, il Responsabile della Struttura di Missione, Cons. Carlo Presenti, e tutte le autorità intervenute per l’attenzione rivolta ai nostri territori, per l’impegno profuso affinché la ricostruzione non dia vita solo alla rinascita di beni materiali ma anche di importanti beni immateriali. Con la ricostruzione si rigenera anche il tessuto sociale, la coesione e ci si riappropria del proprio territorio.

by Redazione
chieti

Lunedì 21 marzo mattina i ragazzi dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Galiani – De Sterlich” di Chieti insieme ai Carabinieri Forestali del Reparto Biodiversità di Pescara, al sindaco Diego Ferrara e all’assessore all’Ambiente, Bonifica del territorio e Politiche comunitarie del comune di Chieti, Chiara Zappalorto, metteranno a dimora le piantine del progetto Un albero per il futuro nella villa comunale di Chieti nei pressi del museo di Villa Frigerj. Un evento che riprende l’antica tradizione di migliorare il territorio attraverso la piantumazione di alberi forestali.

Una cerimonia semplice, ma dal forte significato simbolico, per sensibilizzare i giovani all’importanza del bosco e degli alberi per il contenimento dei cambiamenti climatici, la difesa idrogeologica del territorio e la conservazione della biodiversità.

“Un albero per il futuro” è un progetto di sensibilizzazione alle tematiche ambientali ed educazione alla legalità promosso dai Carabinieri della Biodiversità e dal Ministero della Transizione Ecologica, rivolto a tutte le Scuole italiane.

Il progetto prevede di donare giovani alberi appartenenti a specie tipiche della flora locale che i Carabinieri Forestali provvedono a consegnare e mettere a dimora assieme agli studenti delle scuole aderenti, i quali in seguito dovranno provvedere alla loro cura.

Ogni piantina viene georeferenziata, in questo modo sul sito dedicato al Progetto (www.unalberoperilfuturo.it) sarà possibile seguire giorno per giorno il numero di alberi messi a dimora dalle Scuole coinvolte, la loro localizzazione ed i risultati ottenuti in termini di stoccaggio di carbonio, ovvero diriduzione dell’anidride carbonica.

Gli studenti, quindi, grazie ai Carabinieri forestali contribuiscono così a creare un “bosco diffuso” in tutto il territorio nazionale, un impegno concreto per favorire la partecipazione dei ragazzi alla tutela ambientale ed al contrasto dei cambiamenti climatici.

Ma da quest’anno il progetto “Un albero per il futuro” si è arricchito di un grande protagonista: L’Albero di Falcone. Si tratta di una pianta di Ficus macrophylla della sottospecie columnaris che cresce davanti alla dimora che fu del Giudice Giovanni Falcone a Palermo, diventata simbolo di legalità e libertà.

Fu proprio intorno a questa pianta che, subito dopo la strage di Capaci nel 1992, centinaia di palermitani si raccolsero per manifestare la propria rabbia e il proprio dolore scegliendo l’albero come simbolo di lotta alla violenza mafiosa, è lì che centinaia di persone hanno lasciato e lasciano ancora messaggi contro la criminalità.

I Carabinieri del Centro Nazionale per la Biodiversità Forestale di Pieve Santo Stefano (AR) hanno prelevato delle porzioni di ramo da questo albero straordinario riuscendo a riprodurre, in laboratorio e per talea, delle copie geneticamente identiche della pianta originale.

L’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Galiani – de Sterlich” è la prima scuola nel territorio della provincia di Chieti che riceverà questo piccolo, ma metaforicamente importantissimo nuovo ospite il cui valore simbolico è ancora maggiore considerando la data che i ragazzi hanno scelto per la consegna: 21 marzo 2022, XXVII Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie.

L’Albero di Falcone vuole ricordare a tutti che l’impegno contro le mafie è come una giovane pianta, va preservata dalle avversità e pazientemente curata in maniera che radichi anche nei terreni più aridi e desolati: un significato estremamente simbolico dei termini coltura e cultura, attività che richiedono esercizio, costanza ed impegno quotidiano.

L’Albero di Falcone, ora piccolo e in vaso, sarà custodito dagli studenti dell’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri “Galiani – de Sterlich” per due anni per poi essere messo a dimora nel giardino storico di Villa Frigerj.

La Villa Comunale di Chieti, quindi, si arricchirà di una nuova preziosa gemma, che sarà ossigeno delle coscienze dei giovani studenti delle scuole e testimone della loro continua attenzione al tema della legalità che, come l’ambiente, va sempre curata, alimentata e protetta.

by Redazione
MARZIANI

A Pescara da venerdì 18 marzo, OL//OFFICINE LETTERARIE – Centro studi, ricerca e promozione letteraria aps, progetto #culturespontanee presentano MARZIANI… dal Fioraio – letteratura e socialità in piazza Muzii e dintorni. Quattro mattinate dalle 10,30 alle 12 per incontrare in piazza la letteratura della socialità.

Un progetto che promuove e porta la cultura letteraria verso una condivisione diffusa e dentro la dimensione quotidiana. Anche un omaggio all’intelligenza di Ennio Flaiano e al suo celebre racconto “Un marziano a Roma” del 1954.

Come già con PRESENTE!, MARZIANI… dal parrucchiere, MARZIANI… on the beach, MARZIANI… a San Vito e MARZIANI… a Bolognano –  il progetto è pensato per promuovere e sostenere la letteratura, l’editoria e la cultura dell’incontro. Crediamo nella letteratura come portatrice di valori umani condivisi. Valori che hanno radici profonde e cuore nella cultura della relazione, del dialogo, del confronto.

Valori che costruiscono l’irrinunciabile dimensione sociale a cui ogni cittadino e cittadina dovrebbe tendere.

Beniamino Cardines, ideatore e direttore culturale:

Se è vero che la letteratura aiuta a vivere e ad affrontare meglio la vita e le storie della vita, allora promuoverla nelle piazze, nei vicoli, nei luoghi inconsueti della Città e presso le nuove generazioni, diventa un’azione culturale socialmente utile.  Germiniamo una coscienza sociale se contribuiamo al bene comune di tutta la società e del suo futuro. Questo agire, attraverso la lettura e la cultura letteraria, diventa quanto di più urgente, in un momento in cui il linguaggio si impoverisce e tutto sembra svanire, dematerializzarsi a favore della comunicazione digitale. Con Angela Curatolo, Francesca Di Giuseppe, Carmen Padalino,  Franca Berardi, Guia Marinelli e Simona Fagnani, Annamaria Acunzo, abbiamo immaginato un programma #culturespontanee che fosse svincolato e libero da convenzioni culturali. 

by Redazione
crognaleto

Crognaleto (Te) 1.105 metri sopra il livello del mare: le telecamere Rai con Sem Cipriani insieme allo scrittore Peppe Millanta visitano una delle 21 frazioni dell’omonimo comune per la rubrica a cura di Paolo Pacitti,“Quota Mille”.

Crognaleto è situato nella parte più alta della montagna teramana, tra il Gran Sasso e il Monte Gorzano. Si trova su di un elevato altopiano ricco di pascoli, di boschi e di scroscianti acque, all’interno del Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga.

Il nome deriva dal termine dialettale ‘crognale’, che significa corniolo, un albero da frutto spontaneo che abbondava in zona.

La storia di questo grande territorio è antichissima e di grande prestigio: sono infatti presenti tracce umane del neolitico, e molti degli insediamenti risalgono all’epoca pre-romana. Il periodo più florido si ebbe però nel medioevo, quando tutta l’area passò sotto gli Acquaviva di Atri, interessati alla posizione strategica del territorio, passaggio all’epoca obbligato che univa l’Aquila e Teramo.

C’è un santuario dal nome curioso a Crognaleto: la Madonna della Tibia.

Si tratta di una suggestiva chiesetta rupestre posta ai piedi di uno sperone di roccia. Fu edificata nel 1617 come ci racconta l’epigrafe presente al centro della facciata, firmata da un certo Berardino Paolini.

Come spiega Millanta: “Un’antica leggenda popolare lega il culto proprio a questo personaggio. Si tratterebbe di un mercante di Amatrice, che sarebbe precipitato proprio qui con tutto il suo carico in un burrone. Terrorizzato, avrebbe allora invocato la Madonna, cavandosela con la sola frattura della tibia e salvando il carico. Per la grazia ricevuta, avrebbe quindi fatto edificare questa chiesetta. Leggenda appunto. In realtà il nome deriva da Tibbla, un insediamento presente qui vicino, e Berardino Paolini non era altri che il parroco di Crognaleto, che fece edificare la chiesetta per traslarvi un’icona mariana, oggi ospitata in un’altra chiesa”.

Resta comunque intatto il fascino di questo luogo, un tempo luogo di passaggio: ecco perché alla chiesetta fu annessa una locanda, per il ristoro dei viandanti e il riposo dei pellegrini.

Il viaggio tra i borghi d’Abruzzo continua su Buongiorno Regione; novità, curiosità e qualche piccola anticipazione sono sulla pagina Facebook  https://www.facebook.com/peppemillanta, dov’è possibile saperne di più anche sulla puntata dedicata a Crognaleto.

by Redazione
Atri

Il prossimo 2 aprile, con inizio alle ore 21 al Teatro Comunale di Atri, si terrà una serata musicale in favore della Lifc (Lega Italiana Fibrosi Cistica) Abruzzo alla quale andrà parte del ricavato.

La lunga serata vedrà la partecipazione di “Io Vagabondo Nomade”, famosa cover band dei Nomadi e nella seconda parte di due componenti del celebre gruppo emiliano: il cofondatore del gruppo dei Nomadi Beppe Carletti e il frontman Yuri Cilloni.

I due si esibiranno proponendo al pubblico i brani meno conosciuti del loro repertorio. L’evento è organizzato da Assibro, Eco Sicurezza, Lega Italiana Fibrosi Cistica Abruzzo e Power Eventi.

“Noi ad Atri abbiamo fatto sempre poche manifestazioni – afferma Celestino Ricco, presidente della Lifc Abruzzo – dunque abbiamo accettato l’invito di Giovanni Di Sipio della Power Eventi per questa serata, considerando le situazioni particolari in cui viaggia il nostro centro, ancor di più in questo periodo di Covid. Questa iniziativa più che per la raccolta fondi serve per far conoscere il centro, anche per il percorso della domiciliazione delle cure che stiamo portando avanti. Questo perché ci siamo da più di 10 anni e molti cittadini di Atri non sanno di che cosa stiamo parlando. L’anno scorso abbiamo chiuso questo progetto della Regione Abruzzo del 2018, reiterato nel tempo per il Covid e ci eravamo proposti di portare le cure direttamente a casa dei pazienti. Noi abbiamo bisogno di fisioterapisti che abbiano conoscenza della patologia e di infermieri. Poi abbiamo messo in piedi in questo periodo un servizio psicologico a distanza, quindi facciamo in modo che i pazienti si muovano il meno possibile. In Abruzzo abbiamo anche finanziato un percorso di telemedicina, continuiamo a conservarlo, anche a breve ci sarà un passaggio di obbligo sanitario e si dovrà vedere come andrà avanti questo percorso. La patologia è genetica, indiretta e ed è molto diffusa con circa 7 mila pazienti in tutta Italia, quando è stata scoperta c’era un’aspettativa di vita  molto bassa, ora attraverso la ricerca sui farmaci, che sono di grande aiuto, si sono modificati un po’ questi rapporti. La malattia è tuttora incurabile, le cause di morte derivano maggiormente da infezioni polmonari ricorrenti che possono compromettere la vita delle persone. I pazienti hanno bisogno di terapie sistematiche e quotidiane, dal ‘93 a livello nazionale c’è una legge per il finanziamento per la cura e prevenzione della fibrosi cistica. In alcune regioni c’è lo screening al portatore, in Abruzzo dal 2015, a distanza di 20 anni dalla promulgazione della legge siamo riusciti a far accertare lo screening neonatale, che dà la possibilità  di verificare se nasce un bambino malato”.

“Il nostro obiettivo è quello di riempire il teatro – conclude Celestino Ricco – in Abruzzo ci sono diversi fan club che muovono le persone”.

 

by Redazione