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Tag Archives: scomparsa

Giulianova. Il critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone ricorda l’artista Maria Luisa Falanga, scomparsa a 88 anni. La camera ardente verrà allestita per tutta la giornata di mercoledi 19 agosto alle 9.30 nella casa funeraria Gerardini di Giulianova.
“Con Maria Luisa Falanga e la sua associazione ho collaborato per tanti anni, con iniziative artistiche realizzate in tutta Italia ed in Europa, con il catalogo Kalos da me curato.
Artista di grande talento, operatrice culturale a Giulianova, raffinata studiosa, aveva dato vita, con altri valenti artisti e la sorella Gabriella, al gruppo Orao, ricorda Pasqualone.
Milanese di nascita, la Falanga si era formata all”Accademia di Brera sotto gli insegnamenti del maestro Francesco Messina. Aveva conosciuto artisti del calibro di Marino Marini, Minguzzi, Carpi e Cantatore. Oltre ad esporre le sue opere in tante località italiane, le sue opere sono esposte anche a Londra e in Libia. Alla fine degli anni ’70 realizza il monumento ai Caduti del mare delle due guerre mondiali a Giulianova. Nel 2003 pubblica una selezione di sue opere nel volume collettaneo L’Arcano del disegno curato da Luca Morricone. Nel 2006 illustra la rivista letteraria «L’Infera», sempre di Morricone; nel 2007 “Nottetempo” accompagna, con i suoi disegni, la raccolta poetica della sorella Gabriella con prefazione di Sandro Galantini; nel 2010 replica con “Sinestesia” sempre per la casa editrice Ricerche E Redazioni di Giacinto Damiani.

by Francesco

88 anni, uno dei grandi nomi della creatività della nostra regione e non solo

Francavilla al Mare. Lo annuncia il critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone che sottolinea la grande perdita del docente, dell’artista, del creativo, che ha educato intere generazioni al culto della bellezza.
Nicola Di Rico, ex docente alla Cattedra di Discipline Pittoriche presso l’Istituto Statale d’Arte “Nicola da Guardiagrele” di Chieti, era nato ad Ari (CH), ma era residente a Francavilla al Mare fin dall’infanzia. Un brutto incidente lo aveva condizionato nei movimenti.
È stato allievo dell’Istituto d’Arte di Chieti di Domenico Umberto Diano, Tommaso Cascella, Lucio Spiezia, Domenico Bontempo, Luigi Bozzelli e Gaetano Memmo. Al Liceo Artistico Statale di Pescara, di Giuseppe Misticoni, Giovanni Melarangelo, Giovanni Pittoni, Nicola Febo, Elio di Blasio, Giuseppe Di Prinzio, Ferdinando Gambelli.
“Ho avuto l’onore di curare la sua ultima personale nel Palazzo Sirena di Francavilla nel 2019- sottolinea Pasqualone- e posso affermare senza tema di essere smentito che Nicola Di Rico è una delle voci più autorevoli del panorama artistico regionale e non solo, con le sue incursioni nei lidi più frequentati dell’arte contemporanea e con la sua capacità di dominare la prospettiva, nell’equilibrio perfetto degli spazi”. Così scriveva Luigi Morgione nella sua introduzione critica alla suddetta mostra: “Nel cammino che ogni uomo fa lungo l’arco dell’esistenza la vita spesso appare come un accumulo di fatti nei quali non è tanto possibile rinvenire un filo logico quanto invece isolarne alcuni che, nella loro chiara peculiarità, sembrano dare, e danno, luce e consistenza a tutti. Basta allora, quando si vuole andare alla ricerca di se stessi per una resa dei conti che sia uno spietato esame di coscienza, puntare la memoria e il cuore verso quelle ‘soglie’ che da sole ci permetteranno di capire il senso complessivo della nostra esperienza umana. Nella storia di Di Rico uomo e artista, a scandire questi punti nodali ci sono luoghi e avventure, ricordi precisi e sensazioni che ne amplificano significati e contorni. Intanto c’è il mare, questo eterno affabulatore che riserba alla curiosità degli uomini sensibili il sentimento del suo colloquio millenario col mondo. Di Rico lo guarda attento, il mare, lo ascolta, gli tasta il polso per capirne il flusso vitale. E ci sono i luoghi: Venezia, Vasto, Francavilla, a cui il mare fa da sfondo e cornice comunicando loro inquietudini e bonacce, turbamenti e attese come se, più che città immobili e penose fossero cuori aperti. Di Rico usa il bianco e nero e i colori con la stessa compostezza e levità.”
I funerali si sono tenuti ieri, martedì 20 gennaio, nella chiesa di Santa Liberata a Francavilla al Mare.

by Francesco

La comunità degli scrittori d’Abruzzo piange Irma Radica, scomparsa a 85 anni dopo una breve malattia. A comunicarlo è il critico d’arte e letterario Massimo Pasqualone (nella foto con la scrittrice), che così la ricorda: “Irma Radica ha lasciato un’impronta indelebile nel panorama letterario abruzzese, con diverse pubblicazioni poetiche in lingue ed in dialetto, racconti e, per ultimo, un ponderoso saggio su Dante Alighieri, Viaggio con Dante attraverso l’Italia” sulle orme dei luoghi della Divina Commedia 700 anni dopo” le cui presentazioni erano state rinviate a causa dei problemi di salute della scrittrice.”

Docente per 41 anni nella Scuola primaria, Irma Radica era definita “poetessa di Tollo” e la poesia- come amava ripetere- è vita, è il respiro delle parole: la certezza segreta e silenziosa che la lingua possa seguire la corrente della realtà e le sue condivise, illimitate e sconosciute forme. La poesia è un sentire irremovibile ed irrefrenabile, una coscienza immaginabile dell’anima, ciò che “ditta dentro” per usare il tema dantesco stilnovistico.”

Dopo due raccolte di poesie intitolate Il Canto dell’anima, nel 2021 ha pubblicato VOCI E VOLTI DEL NATALE DI OGGI E DI IERI: raccolta di poesie, che vuole essere un confronto tra il Natale del presente: ricco e abbagliante e il Natale del passato: fatto di poco ma fatto di tutto; e vuole sottolineare l’aspetto benessere della società odierna che, spesso e soprattutto a Natale, degenera in un consumismo esagerato (abulia del consumo) facendo dimenticare la vera Essenza del Natale, quella che si viveva prima, negli anni antecedenti al boom economico, quella che si viveva con poco, ma con serenità e fervore religioso.

Altra raccolta di poesie: CUORE E PAROLE sul tema della donna e in particolare della Mamma, da quella celeste a quella terrena, pubblicata nel 2015 da Irdi/destinazionearte.

Per conto dell’editore Noubs nel 2013 ha pubblicato: LE FARFALLE DI VILLA BRILLY , una delle favole che l’autrice scriveva per i ragazzi all’epoca in cui insegnava.

Nel 2010, dello stesso editore, usciva TOLLE DE ‘NA VOTE, l’opera in vernacolo che tratta del folclore tollese negli anni ’50 e che è arricchita da ricette culinarie tipiche della tradizione agreste – abruzzese.

Irma Radica, inoltre, ha partecipato a concorsi letterari nazionali ed internazionali e ha ricevuto premi e riconoscimenti importanti, tra cui la II Edizione Premio di Poesia “Paride Di Federico” Miglianico (CH) nel 2009.

A Firenze è stata premiata al Premio Ut Pictura Poesis 2018, nel 2020 al Premio Kalos di Forte dei Marmi.

chieti

di Luigi Iosa
(Avvocato e Segretario Generale del Premio Donato Menichella)

In più occasioni, Sergio Marchionne, con pacato afflato, ha invitato ad una mobilitazione delle intelligenze del Paese, con queste parole: “Siate come i giardinieri, investite le vostre energie e i vostri talenti in modo tale che qualsiasi cosa facciate duri una vita intera o perfino più a lungo”.
Dal breve trascritto menzionato, emblematico del pensiero di questo grande imprenditore, emergono tre vivide tematiche: l’uomo, il manager affermato, il leader indiscusso. Non è questa la sede per tracciare una compiuta bibliografia di quest’uomo dai natali meridionali (nato a Chieti, in Abruzzo), ciò che interessa è trovare un motivo di congiunzione dei tre aspetti proposti all’attenzione del lettore, giacché nessuna personalità, tantomeno quella di Sergio Marchionne, può esaminarsi suddivisa, ma parimenti, nemmeno la si può immobilizzare nel personaggio noto solo dalle descrizioni giornalistiche.
Senza dubbio alcuno, la vita e il curriculum di Sergio Marchionne sono stati scanditi da una innata esigenza di confronto e di ricerca delle migliori strategie possibili per la risoluzione di complessi organici imprenditoriali. Tali reminiscenze hanno rappresentato, per me, l’incipit motivazionale – in una notte d’estate, a Francavilla al Mare (Chieti) – per proporre la fondazione di una Università degli Studi in crisi d’impresa, dedicata, appunto, al grande global manager allora da poco scomparso. La parola crisi, quasi una specificazione della specializzazione del percorso di studio e ricerca da dare all’istituendo Ateneo, assume un significato che si dirama, sia in negativo, riferendosi alla crisi che attanaglia in particolare gli agglomerati produttivi del Sud Italia, sia con un’accezione (pre)positiva ossia della capacità di realizzare un nucleo di ricerca ed approfondimento che permetta, con lo studio e l’acquisizione di ricerche in campo giuridico ed economico, di sostenere l’attore sociale al fine di accompagnarlo in un periodo di crescita post crisi economica.
Tale iniziale idea ha trovato la condivisione di Gennaro Baccile, economista giurimetrico e presidente onorario della SOS Utenti (associazione nazionale a tutela dei consumatori bancari), dell’Ing. Livio Gualerzi (Responsabile Finanziario della CEI) e di Lucio Francario, docente universitario molisano, tra i massimi giuristi d’impresa in Italia.
Ovviamente, la razionalità induce a precisare che l’intenzione non è di istituire semplicemente una nuova Università privata, che sia destinata solo ad una utenza d’élite. Tutt’altro. Rammentando, infatti, la visione di Sergio Marchionne – la cui carriera non ebbe inizio da ruoli apicali – l’Ateneo ha una chiara collocazione (geografica) e un perimetro (di ricerca) ben definiti: “a Sud” e “per il Sud”. Ciò non significa, chiaramente, proporre una “monade arroccata” su sé stessa, ma vivificare l’azione di ricerca insieme con gli altri Atenei del Mezzogiorno d’Italia. La realizzazione dell’UniMarchionne vede anche il coinvolgimento istituzionale di Gianni Letta, amico abruzzese di Marchionne. Non solo, nell’ottica di coinvolgimento e della pensata mission che dovrà avere, sarebbe auspicabile che l’UniMarchionne sia anche sostenuta da primarie aziende italiane, operanti anche nel settore bancario, da storiche Fondazioni, nonché dalla Cassa Depositi e Prestiti, ed in accordo con la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), specie con l’Ufficio Nazionale per i problemi sociali e del lavoro. I vari interessati, in più conference–call, hanno già gettato le basi programmatiche dell’UniMarchionne, che dovrebbe avere una sede anche in Canada, seconda patria del compianto manager italiano.
Il 17 maggio 2020, nell’editoriale del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli lanciò un caloroso appello per sconfiggere la “povertà educativa” e per garantire alla futura classe dirigente pubblica e privata italiana una formazione ancora più importante di quella che oggi offrono la nostra scuola e le Università. Il giorno dopo, il Presidente Silvio Berlusconi, da poco scomparso, in una lettera pubblicata dal Corriere della Sera, si associò all’idea e chiese, a chiare lettere, agli imprenditori (che svolgono, tra le altre, anche una funzione sociale) e ai manager di adoperarsi per un grande investimento privato sull’alta formazione della futura classe dirigente del nostro Paese. Infine, gli ultimi Presidenti del Consiglio dei Ministri hanno manifestato, chi più chi meno, interesse per la nascita dell’UniMarchionne, la cui attività potrebbe coniugarsi bene con la Banca del Sud e, soprattutto, con gli Atenei del Sud. Tutte conferme che i tempi sono ormai maturi. Pensando a Sergio Marchionne, la volontà di istruire, formare, ricercare “a Sud” e “per il Sud” è una sfida che richiede passione, amore e coraggio. Un ultimo apprezzamento per l’idea in questione è arrivato due anni fa dalla Fondazione Agnelli, presieduta da John Elkann e diretta da Andrea Gavosto. Nel 2021 invece è uscita la Collana QUADERNI SALENTINI, Editoriale Scientifica NAPOLI, diretta da Enrico Cuccodoro, docente di diritto costituzionale presso l’Università degli Studi del Salento, e curata dal Dott. Riccardo Scorza, dove ho avuto l’onore di scrivere della mia idea di istituire l’Università degli Studi in crisi d’impresa “Sergio Marchionne”.
L’UniMarchionne potrebbe essere finanziata, in questo momento storico, anche con i fondi del PNRR. Rilanciare la ricerca scientifica in Italia e la formazione accademica con i nuovi fondi europei è sicuramente una priorità. Sarebbe un’iniziativa rivoluzionaria e di indiscutibile attualità. Formare oggi in Italia – a livello mondiale – manager che siano capaci di guidare riconversioni industriali e salvataggi d’impresa evitando di fare affidamento non solo sugli ammortizzatori sociali ma anche sulle risorse endogene delle aziende, costituirebbe un grande risultato per i prossimi anni di prevedibile difficoltà economica. Chi è stato Sergio Marchionne, leader visionario e divisivo, e che cosa resta della sua eredità? Nel suo best seller su Sergio Marchionne (Nuova Edizione aggiornata nel 2023 ed edita da Sperling & Kupfer), Tommaso Ebhardt – che ho la fortuna di conoscere e che l’ha inseguito per dieci anni da un capo all’altro del mondo – descrive una figura complessa, che si rivela man mano al giornalista in rapide battute, numerose occasioni professionali e preziosi incontri a due, a microfoni spenti. Il suo racconto inizia nel dicembre 2008 con l’operazione Chrysler, ricostruisce i traguardi storici, i progetti falliti, la leadership di Marchionne, lanciando uno sguardo a ciò che rimane di FCA dopo la sua tragica scomparsa. Ma soprattutto indaga le convinzioni, gli interessi, i sentimenti privati di un uomo riservatissimo, che tuttavia gli aveva affidato a volte i suoi pensieri, riconoscendolo pubblicamente come «il suo stalker più affezionato», e prova a capire il segreto del personaggio che da sconosciuto outsider è diventato uno dei manager di maggior successo sui mercati internazionali. Quanto manca oggi un Marchionne all’Italia? Molto, anzi troppo. La leadership, le sfide impossibili, le strategie, i segreti del manager che ha trasformato la Fiat in un gruppo globale. In quattordici anni ha più che decuplicato il valore del gruppo in Borsa. Ha trasformato la Fiat da azienda italiana sull’orlo del fallimento a potente società globale. È andato all’assalto dei mercati. Stellantis il nuovo colosso, nato dalle “nozze” dell’auto tra Fiat Chrysler e Psa è in perfetta linea con la visione di Sergio Marchionne che, dopo quella con Chrysler che aveva portato alla formazione di FCA, agognava una seconda maxi fusione prima di lasciare il timone al suo successore (impresa in cui non è riuscito solo per motivi di salute). Ha pensato in grande. Le sue scelte, mai scontate, hanno esaltato gli investitori, ma gli hanno attirato accuse come quella di aver spostato il baricentro dell’impresa lontano dall’Italia e quella di aver calpestato i diritti degli operai. Nella veste di Segretario Generale del Premio “Donato Menichella”, organizzato ogni anno dalla storica Fondazione Nuove Proposte Culturali dell’Avv. Elio Michele Greco, Grande Ufficiale al Merito della Repubblica Italiana venuto meno agli affetti dei suoi cari lo scorso fine maggio, ho avuto modo di ricordare brevemente Sergio Marchionne, prima in presenza dei premiati della ventunesima edizione, Banca Valsabbina, Gruppo San Donato e Sabino Cassese, il più grande giurista italiano vivente. Quest’ultimo mi ha suggerito di partire con un corso di laurea in crisi d’impresa oppure con una scuola di alta specializzazione in materia, dando la sua disponibilità a far parte del prestigioso corpo docente. Successivamente ho avuto modo di ricordare il manager italocanadese, sempre al CNEL, in presenza dei premiati della ventiduesima edizione, Banca Etica, Andrea Pontremoli CEO e Direttore Generale della Dallara Automobili e Stefano Barrese, numero due di Intesa Sanpaolo. Durante la cerimonia era stata ufficializzata la probabile partnership tra UniMarchionne e Digit’Ed, leader italiana nel settore dell’istruzione, controllata da Intesa Sanpaolo. Obiettivo comune era quello di sviluppare percorsi formativi altamente qualificanti in crisi d’impresa, improntati agli insegnamenti del grande global manager Sergio Marchionne, al passo con i più elevati standard internazionali. Bellissimo e simpatico il ricordo di Marchionne da parte del suo amico Andrea Pontremoli, ex AD di IBM, il quale ha ricordato la sua nomina e quella di Marchionne il 1 giugno 2004 rispettivamente ai vertici di IBM e di Fiat. In quell’occasione, ha rammentato Pontremoli, che tutti i giornali più importanti del giorno seguente avevano titolato: ”Chi sono questi due sconosciuti”. Qualche giorno dopo, Sergio Marchionne chiamò l’Ing. Pontremoli dicendogli: “Sconosciuto uno chiama sconosciuto due” e da quel momento nacque una bella amicizia durata nel tempo. Anche questo era l’uomo che amava il pullover. Ossessionato dal lavoro ma, allo stesso tempo, dotato di proverbiale autoironia, affermava: “Chi sa vivere, sa anche morire in qualsiasi momento della sua vita”.

by Francesco