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Category Archives: Cultura

Duemilatrecentoquaranta anni fa, nel 321 a.C. si consumò uno degli eventi più ingloriosi della storia di Roma, ecco quanto si evince dalla ricostruzione minuziosa di Nicola F. Pomponio.

Le legioni consolari, bloccate tra due strette gole e circondate dai nemici sulle alture, dovettero arrendersi, senza combattere, alle bellicose tribù sannite; è l’episodio delle “forche caudine” in cui i consoli e tutti i legionari furono costretti a passare, seminudi, sotto un bastone in segno di sottomissione. Ciò però non impedì che una ventina d’anni dopo i Sanniti (un insieme di popolazioni che controllavano l’Abruzzo, il Molise e la Campania settentrionale) fossero sconfitti e inglobati nei domini romani.

Di quelle lontane epoche non è rimasto molto ma due siti collegati a questo evento, ambedue in Molise, sono di grande interesse e suggestione e se ne consiglia la visita. Il primo, non lontano dal fiume Trigno che separa l’Abruzzo dal Molise, è il santuario italico di Pietrabbondante. Questo complesso, costruito tra il III e il I sec. a.C., è costituito da due templi e un teatro. Luogo principe di identità collettiva, Pietrabbondante non era riservata solo al culto ma anche alle decisioni politiche pubbliche. Il complesso si adagia sul dorso di una collina con un panorama, siamo a poco più di 1000 m. di altezza, mozzafiato. Alture fittamente boscose si stendono a perdita d’occhio mentre il santuario si articola in un grande tempio che sovrasta un ampio teatro, unico esempio dell’antichità in cui i sedili sono completati da schienali (!), e un altro tempio più piccolo a fianco del teatro. E’ dal tempio maggiore che lo sguardo spazia sia sul sito sia sulla vallata che si stende davanti; l’impressione è di una grande, solenne, composta austerità nonché di un tesoro ancora tutto da scoprirsi quando, osservando la zona non aperta al pubblico, si notano colonne e muri portati recentemente alla luce con gli scavi tuttora attivi.

Pietrabbondante il teatro con gli schienali

Il santuario fu utilizzato fino al I secolo a.C. perché questa data segnò la fine delle popolazioni sannite come soggetti ancora in parte autonomi e la definitiva romanizzazione dell’area. Il tutto avvenne molto rapidamente, in meno di dieci anni. Nel 91 a.C. scoppiò la Guerra sociale (da “socii”, cioè alleati) in cui i Sanniti insieme ad altre popolazioni italiche insorsero per ottenere lo status di cittadini romani. Militarmente sconfitti, vinsero politicamente perché i Romani per terminare il conflitto riconobbero le loro rivendicazioni concedendo la cittadinanza a tutti i popoli al sud del Po. Ma pochi anni dopo i Sanniti (che avevano continuato lo scontro con Roma), coinvolti nelle guerre civili che porteranno alla fine della Repubblica e alla nascita dell’Impero, si schierarono contro Silla e il Senato e a favore dei “populares”. La sconfitta di questi nel 82 a.C. segnò l’inizio di un vero e proprio genocidio con l’eliminazione fisica e la crocifissione di migliaia di persone ed è in questo contesto che Pietrabbondante venne proibito come luogo di riunione e ben presto abbandonato.

A pochi chilometri dal santuario vale la pena visitare un altro sito archeologico che rappresenta la continuazione di questa storia e aiuta a comprendere cosa significò per queste terre la conquista romana. Ai piedi del massiccio del Matese, in pianura, lungo l’antico tratturo Pescasseroli-Candela e oggi sulla statale per Benevento, la città di Saepinum è un esempio illuminante per comprendere come la romanizzazione agì attraverso la fondazione di nuovi centri urbani. Questo luogo, che prende il nome da un antico insediamento sannita sui monti circostanti e distrutto dalle legioni nel 293 a.C., risale al I secolo d.C. ed è quindi posteriore solo di alcune decine di anni alla chiusura di Pietrabbondante ma vi si rinvengono, con una chiarezza ammirevole, tutte le caratteristiche delle città romane. Oggi è istruttivo percorrere le due vie principali, cardo e decumano, intersecantesi ad angolo retto e ben conservate, anche se bisognose di più manutenzione; ammirare i resti della basilica con colonne con capitelli ionici; osservare il teatro perfettamente leggibile o l’unico esempio che ci è giunto dall’antichità di mulino ad acqua.

Non mancano poi quei luoghi pubblici che caratterizzano le città romane nei tre continenti su cui si stendeva l’impero: le terme, il “macellum”, il foro. Insomma, nonostante siano passati una manciata di decenni dalla chiusura di Pietrabbondante, ci si ritrova in un ambito completamente diverso; lì era il luogo di ritrovo, in un ambiente dalla selvaggia bellezza, di popoli montanari con riti e cariche politiche comuni, qui è un ordinato “municipium” di pianura ben inserito in un grande impero con pratiche e cultura comune; lì vive ancora la fierezza per la propria autonomia, ma non più indipendenza, con l’esaltazione di una particolarità in contrasto con il mondo latino, qui è l’”Urbs” che domina, ma non lo fa più con la forza bensì inserendo il territorio in un ambito più vasto attraverso, si noti il particolare fondamentale, la cittadinanza e la cooptazione delle aristocrazie nel governo locale o addirittura in quello imperiale. Pietrabbondante e Saepinum rappresentano così due momenti diversi, vicini nel tempo e nello spazio, fondamentali nella storia dei popoli di questa parte d’Italia; nella prima popolazioni fiaccate, ma non ancora domate, si adeguano ai nuovi tempi con un santuario che risente delle caratteristiche costruttive ellenistiche pur mantenendo stilemi italici, come il rialzo dei templi, nella seconda si manifesta, sia urbanisticamente sia socialmente, il pieno inserimento di questi popoli nella “pax romana”.

Saepinum teatro

Ma questi siti sono da mettere in connessione da un lato con il Museo Archeologico di Chieti, ove oltre al famosissimo Guerriero di Capestrano vengono ricostruite la storia e i caratteri di queste popolazioni prima della conquista romana, dall’altro con il piccolo ma brillantissimo gioiellino che è il Museo Archeologico di Corfinio. Questo paese in provincia dell’Aquila in epoca romana era una grande città e fu la capitale dei rivoltosi della guerra sociale. Qui si trova un elemento di notevole interesse nel passaggio storico-politico tra Pietrabbondante e Saepinum. La preziosissima collezione numismatica del museo mostra, tra le tante, due monete coniate dai ribelli sulle quali in una il toro italico abbatte la lupa romana e, nell’altra, si raffigura il giuramento di fedeltà anti-romano delle popolazioni (“sacramentum”); in ambedue i casi è iscritta sulla moneta, per la prima volta nella storia in modo coscientemente politico in quanto simbolo dell’unione di tutti i popoli della penisola coalizzati contro Roma, il nome della nazione che si era ribellata: Italia!

Come si è detto è la prima volta nella storia che questo termine geografico assume valenza politica, ma è bene non perdere la testa dietro fantasime romantico-nazionalistiche o, peggio ancora, campanilistiche. Roma vinse sull’Italia non solo per la forza delle legioni ma soprattutto per la capacità di assimilare attraverso la concessione della cittadinanza, quello che allora era il “diverso”. Saepinum mostra questa abilità e apertura al nuovo che alla fine costituì la forza di un impero durato più di quattro secoli in cui non solo gli italici potevano aspirare ai più alti posti di comando ma potevano diventare imperatori uomini provenienti dalle più lontane periferie come l’Africa, la Siria, la Britannia, la Spagna e, addirittura, l’Arabia. Forse si può dire che l’assimilazione degli italici, ben rappresentata dalla parabola Pietrabbondante-Saepinum, divenne il modello per la costruzione di un impero in grado, in questo caso, di eliminare la grettezza e chiusura dei popoli montanari per inserirli in tutto il mondo mediterraneo e oltre. Forse questa fu la più grande vittoria che i Sanniti potessero riportare e che effettivamente riportarono sull’egoismo e le paure della parte più retriva e xenofoba delle classi dirigenti dell’Urbe.

by Redazione

Presentata la 14ª Giornata del Creato, in programma 1° settembre 2019 dalle ore 19,00 in Largo Venezuela a Montesilvano. L’evento che si aprirà con una celebrazione eucaristica  è indetto dalla CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che sulle esortazioni di Papa Francesco “ a coltivare e custodire il creato”, vuole sviluppare e far crescere il mondo con responsabilità attraverso una giornata di riflessione e di incontro che ha come claim 2019: Green Happening. Il Green Happening nasce come evento  finalizzato a questa missione e vuole celebrare la 14ª Giornata Nazionale per la Custodia del Creato, invitando ad un unico tavolo il mondo cattolico e il mondo ambientale per condividere i percorsi, ampliare le sensibilità,  le conoscenze, attraverso “un appuntamento dove le parole  d’ordine sono: incontrarsi, parlare, informarsi”.

Il mondo ambientale, quello culturale e cattolico  in questa giornata incontro promuoveranno gli aspetti fondamentali e necessari per essere “custodi del creato” nell’impegno religioso e non solo. Il benessere sociale,  il  grande ruolo della famiglia, i rapporti umani, il lavoro sono i capisaldi  per affrontare col giusto atteggiamento il vivere con l’ambiente imparando a guardare alla biodiversità per prendercene cura. Presente questa mattina l’assessore alle Manifestazioni Deborah Comardi, che ha illustrato l’evento di domenica: “Questa edizione del “Green Happening” vuole essere una prima edizione da riproporre stabilmente negli anni a venire. L’amministrazione comunale ringrazia la Curia nella persona di don Antonio e le parrocchie di Montesilvano in quella di don Paolo. Montesilvano è sensibile a questo tema e riteniamo quest’evento sia un forte segnale di come l’istituzione voglia fondere laicità e sacralità. Un ringraziamento particolare a Daniele Baronio, che ha avuto l’idea di proporre questa celebrazione speriamo gradita non solo ai cittadini ma anche a coloro che sono sensibili all’argomento”.

“L’idea di celebrare qui la XIV “Giornata Nazionale per la Custodia del Creato” – l’organizzatore Daniele Baronio – si realizza grazie alla sensibilità del Comune di Montesilvano. Un evento che vuole unire il mondo laico e cattolico secondo quanto espresso dal Documento della CEI, che rimarca il ruolo dell’Uomo come “sentinella del creato” e in quanto tale deve avere cura dell’uomo e dell’ambiente. L’evento si terrà in largo Venezuela e inizierà alle 19,00 con una solenne Celebrazione Eucaristica che vedrà la partecipazione di tutti i parroci della città; seguirà un incontro istituzionale organizzato con l’Ufficio Diocesano per la Pastorale Sociale che approfondirà in maniera più diffusa e chiara problematiche ed elementi del Documento della CEI sulla Biodiversità. Quest’appuntamento invita a riflettere su queste fondamentali tematiche, con l’auspicio possa raccogliere interesse anche da fuori regione”.

Presente anche don Antonio Del Casale, incaricato Diocesano alla Pastorale Sociale e del Lavoro: “Apprezzo e sostengo quest’iniziativa, perché con essa si è dato seguito all’invito dei vescovi, che si ripete ormai da 14 anni, a riflettere sull’impegno che dobbiamo infondere noi tutti nella salvaguardia del creato”. Don Paolo Furioni (vicario foraneo di Montesilvano) ha invitato tutte le parrocchie di Montesilvano. Organizzatore dell’evento, insieme al Comune di Montesilvano, l’Associazione “èculturalmente”. L’Associazione ha invitato a esibirsi, a conclusione della giornata, il noto cantautore sacerdote Don Elio Benedetto, di Palata.

by Redazione

Ecco il nuovo libro della scrittrice di Pianella, Felicita Romano

Ci sono storie che vanno raccontate con il cuore, altre che vanno scritte di getto quasi per congelare dei concetti da non perdere, alcune storie invece vengono scritte  per parlare di sé, dar voce alla propria vita e a quelle emozioni troppo difficili da esternare in maniera diretta.

Ed è così che parla di sé anche la giovane scrittrice di Pianella (Pescara), Felicita Romano, che nella sua vita ha ottenuto diversi riconoscimenti per aver scritto poesie e racconti che hanno appassionato i più piccoli, in uno stile semplice, travolgente, di facile interpretazione ma sicuramente mai scontato, d’altra parte sono le stesse emozioni a non essere mai scontate nella vita e molto spesso sono difficili da spiegare soprattutto ai più piccini, che conoscono ancora poco il mondo, che non sanno ancora la differenza tra il bene ed il male, tra l’amore e l’odio.

Eppure Felicita, la dolce e sensibile scrittrice tanto amata anche dai piccoli, quest’anno ha accettato un’ulteriore sfida “letteraria” sintetizzata nel nuovo libro “La favola di Puccino e Luppina: gli aggiustacuori” (Lupi Editore) un progetto che parla d’amore, quel sentimento nobile che non deve mancare mai nella vita, ma soprattutto nella crescita dei bambini che vanno amati, rispettati ed accolti tra le braccia degli adulti che sono responsabili della loro educazione e del loro benessere.

La Favola di Puccino e Luppina

Già la copertina di questo libro ispira “amore”; ad impreziosirla due graziosi gnometti che sono appunto Puccino e Luppina che rappresentano questo amore di cui tanto si parla, e proprio i due dolci gnometti mostreranno in modi differenti a Giulia e Francesco, i due co-protagonisti di questa favola, e che in tale contesto simboleggiano tutti i bambini del mondo, una grande verità: durante la propria vita è possibile fidarsi di questo enorme sentimento e si può godere di tutta la sua dolcezza. E’ proprio “Amore”, che “muove il mondo” e rende tutto così straordinariamente meraviglioso.

Questo è un concetto fondamentale da insegnare ai bambini: con l’amore si può sconfiggere il male, si può vivere serenamente; è insomma l’amore che dà la forza di lottare anche di fronte ad un grande dolore. La scrittrice, appena dopo l’estate inizierà un viaggio a contatto con i più piccoli, le loro famiglie e quanti sono curiosi di conoscere il mondo attraverso occhi innocenti grazie alle pubbliche presentazioni di questa nuova favola.

by Alessandra Renzetti

Il 29 agosto, nel giorno della sua incoronazione a papa, Pietro da Morrone, torna protagonista nella città ducale a lui profondamente legato, con l’evento presentato dall’Associaizone Cul.tur.A’ – Cultura Turismo Ambiente – Celestino V, il Papa Eremita un viaggio storico, letterario e enogastronomico alla scoperta del papa del gran rifiuto. L’esperienza avrà inizio alle 17,30 con una visita guidata alla Cattedrale Santa Maria Assunta e al museo Capitolare. A seguire, nell’elegante e suggestivo giardino del palazzo Vescovile, avrà luogo il reading dedicato al capolavoro letterario che narra la sofferenza del papa molisano “Avventure di un povero cristiano”, di Ignazio Silone. La lettura sarà curata da Sara Settepanella, le musiche da Alessio Fratoni. Il viaggio alla scoperta di Pietro da Morrone, si concluderà sempre nella preziosa cornice del palazzo vescovile, con un percorso degustativo che da lui trae ispirazione, curato da Tosto il ristorante segnalato dall’autorevole Guida Michelin –  in abbinamento ai vini della cantina Ausonia.

Locandina

“L’idea – spiegano le organizzatrici – è quella di raccontare la figura di un grande uomo, profondamente legato alla nostra città,  attraverso un’esperienza immersiva che coinvolga vari sensi e stili: quello storico, quello letterario e quello enogastronomico. Un viaggio alla scoperta di parole, suoni e sapori”.

 Pietro Angelerio, asceta di origine molisane, si ritirò sul monte Morrone, sopra Sulmona, per condurre una vita solitaria in preghiera. Divenne Papa nel 1294, con il nome di Celestino V. All’Aquila ci fu uno dei suoi primi atti ufficiali: l’emissione della bolla del perdono, che elargisce l’indulgenza plenaria a tutti coloro che confessati e pentiti dei propri peccati si rechino nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 agosto al tramonto del 29. Uguale riconoscimento fu attribuito, pare l’anno successivo nel 1295, alla Cattedrale Santa Maria Assunta di Atri, dove il rito dell’apertura della Porta Santa avviene in concomitanza con la celebrazione della Vergine Assunta, il 15 agosto. Pietro da Morrone è una figura affascinante e controversa. Dante Alighieri lo definisce “colui che fece il gran rifiuto“ e lo colloca nel girone degli ignavi dell’Inferno. Papa dei poveri, asceta, è una figura profondamente complessa  che da sempre incuriosisce e attira le attenzioni di studiosi e intellettuali di ogni tempo.

L’evento è proposto dall’Associazione Cul.Tur.A’ in collaborazione con la Parrocchia Santa Maria Assunta, il Museo Capitolare e il Comune di Atri. Per partecipare è necessario prenotarsi con almeno 48 ore di anticipo ai seguenti recapiti 3495509293 / 3299260980 û info@cultourabruzzo.it.

by Redazione
tornareccio

Una meravigliosa “Pietà” di Piero Vignozzi e una commovente “Natività” di Maurizio Romani.

Da venerdì 30 agosto due nuovi mosaici arricchiranno il museo a cielo aperto di Tornareccio, portando a 93 le opere esposte in tutto il paese.

Molto particolare ed elegante la collocazione delle nuove opere: la facciata del Santuario diocesano della Madonna del Carmine, cuore della religiosità popolare tornarecciana, dove la Vergine sarebbe apparsa a due pastori proprio il 30 agosto di un imprecisato anno del XVI secolo.

Natività (Romani)
Natività (Romani)

L’inaugurazione dei mosaici è in programma alle 17, proprio nel giorno della festa più solenne del santuario.

I due nuovi mosaici sono stati donati da Alfredo Paglione, gallerista e mecenate, ideatore del progetto che a partire da 2006 ha reso Tornareccio, suo paese natio, un unicum in Italia, in virtù di opere che raffigurano bozzetti originali di grandi artisti di fama internazionale come:

  • Fioroni,
  • Galliani,
  • Severini,
  • Sassu,
  • Ortega,
  • Calabria,
  • Mattioli,
  • Guccione,
  • Modica,
  • Sughi,
  • Savinio.

Particolarmente pregiati i bozzetti da cui sono tratti i nuovi mosaici, ispirati a due capolavori del Rinascimento come la “Pietà” di Sebastiano del Piombo, quello di Vignozzi, e la “Natività” di Lorenzo Lotto, quello di Romani.

Le due opere vanno ad arricchire il sagrato del santuario e la vicina via del Carmine che nell’ambito del museo di Tornareccio si caratterizzano per il tema del sacro, in virtù di una ricca serie a tema mariano e una splendida via crucis che hanno ottenuto anche il plauso del cardinale Angelo Comastri, vicario del Papa e arciprete della Basilica di San Pietro, che ha visitato Tornareccio nel 2018 rimanendone affascinato.

Commenta Alfredo Paglione:

Sono nato proprio nel quartiere del santuario della Madonna del Carmine e al suo restauro contribuì anche mio padre Ottavio.

Sono dunque molto legato a questo luogo, in termini affettivi e devozionali.

Le due nuove opere sono particolarmente prestigiose in virtù di due grandi artisti contemporanei come Vignozzi e Romani che si sono lasciati ispirare da due maestri rinascimentali: renderanno il nostro amato santuario ancora più bello, in forza di un affascinante connubio di arte e devozione.

 

by Redazione

Un successo pieno. Ieri sera, venerdì 23 agosto, il Barbiere di Siviglia di Rossini, alla Villa comunale di Roseto, è stato accolto con grande calore da una platea attenta e partecipe.

Pubblico presente

 L’opera buffa del grande pesarese è stata messa in scena dalla Green Symphony orchestra, diretta da Manfredo Di Crescenzo. La regia è di Tonino Simonetti. Sul palco Federico Buttazzo (tenore) – conte d’Almaviva; Alessandro Pento (basso) – don Bartolo, dottore in medicina; Isabella Amati (contralto) – Rosina, pupilla di Bartolo; Jorge Tello Rodriguez (baritono) – Figaro, barbiere; Alessandro Spadano (basso) – don Basilio, maestro di musica; Pietro Pino (baritono) – Fiorello, servitore d’Almaviva; Laura Surricchio (soprano) – Berta, cameriera di Bartolo; Tiziana Perna, pianista accompagnatrice e continuo; Alberto Martinelli, maestro del coro Lirico d’Abruzzo.

Il Barbiere di Siviglia

La serata, organizzata dall’associazione musicale Rossini, si inserisce nell’Adriatico Music Festival 2019 – Il solista e l’orchestra – XXVI edizione. Direzione artistica: Tiziana Perna. 

Sul palco la Green Sypmhony orchestra, formata da: violini primi, Melanie Budde, Silvia D’Annunzio, Danilo Pergolini, Paolo Moscatelli, Giulia Cianconi, Silvia Monti; violini secondi: Ervole Ricci, Elena Mashkova, Alessandro Ascani, Gioele Bellagamba; viole: Xhoana Askushaj, Chiara Piersanti, Giuseppe Giugliano; violoncelli: Galileo Di Ilio, Simona Abrugiato; contrabasso: Emiliano Macrini; flauti: Marco Di Domenico, Tazio Piergentili; oboe: Claudio Di Bucchianico; clarinetti: Cristiano Formicone, Luigi Lasalandra; fagotto: Costantino Properzi; corni: Giuliano Melchiorre, Mayra Carullo; tromba: Mario Bracalente; timpani: Alessandra Aloisi e il Coro Lirico d’Abruzzo.

“Il motivo per cui il teatro rossiniano, fin dai suoi inizi – spiega il direttore d’orchestra, Manfredo Di Crescenzo – impose una drammaturgia affatto particolare che, nel modo con cui s’organizzava il linguaggio, trovava la sua ragion d’essere ma anche, paradossalmente, una sorta di àncora capace d’impedirne quel naturale evolvere espressivo che di solito costituisce tratto essenziale del teatro davvero grande. La musica rossiniana prescinde da situazioni, caratteri, psicologie in divenire: vive per e di se stessa”.

“Immaginare una versione del Barbiere originale – aggiunge il regista Tonino Simonetti – non era affatto facile ma, rifacendomi all’opera teatrale di Beaumarchais del 1773 ho avuto la chiara sensazione di trovarmi in piena Commedia dell’arte. D’altro canto, l’azione drammaturgica poggia su una base testuale ben congegnata che ha l’unico scopo di far divertire”.

Pagina Facebook: Il Barbiere di Siviglia di G. Rossini

https://www.facebook.com/manfredo.dorindo/?modal=admin_todo_tour

by Redazione

Si è svolta nella giornata di ieri 23 agosto 2019, presso la Sala Consiliare Tinozzi della Provincia di Pescara, la conferenza stampa indetta da Antonio Di Marco, coordinatore regionale Abruzzo-Molise del Club de “I borghi più belli d’Italia”, in occasione della visita di una delegazione cinese di rappresentanti politici del municipio di Zhengzhou, una delle più importanti città della Cina centrale, centro politico, economico, tecnologico ed educativo e capitale della provincia di Henan, con oltre 8 milioni di abitanti.

La missione cinese, grazie anche alle ottime relazioni socio-istituzionali intrattenute tra il coordinatore Antonio Di Marco e stakeholders locali esteri, sarà in visita due giorni per valutare investimenti sul territorio e “questo breve soggiorno costituisce già una grande opportunità da cogliere per mostrare loro l’Abruzzo più vero e autentico attraverso i nostri Borghi più belli e il loro prezioso patrimonio storico, culturale e immobiliare”.

 

Ad accogliere la delegazione, assieme al coordinatore regionale del Club Antonio Di Marco, ai consiglieri provinciali Gianni Chiacchia e Domenico Vespa e agli amministratori dei Comuni del club de “I borghi più belli d’Italia” Abruzzo-Molise, c’era la dott.ssa Hong Ji, rappresentante in Italia della provincia cinese di Henan, che già negli scorsi anni ha avuto incontri ai massimi livelli istituzionali, tra cui il Ministro dei beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini.

 

La Missione Cinese è composta dai seguenti delegati:

  • Wang Guixin – Vicedirettore del comitato permanente del Congresso popolare di Zhengzhou
  • Zhang Hui – Vice Segretario Generale / Direttore dell’ufficio generale del comitato permanente del Congresso popolare municipale di Zhengzhou
  • Ma Guoli – Vicedirettore dell’ufficio della Commissione per gli Affari esteri del Comitato municipale di Zhengzhou
  • Li Xingfu – Direttore del Comitato permanente del Congresso popolare di Zhengzhou, filiale del distretto di Gaoxin
  • Li Changyi – Direttore del Comitato permanente del Congresso popolare di Zhengzhou, filiale del distretto di Zhongyuan
  • Yuan Weidong – Direttore dell’Ufficio dei servizi per l’industria emergente dell’Ufficio per i servizi per l’industria emergente della zona di sviluppo economico e tecnologico di Zhengzhou

 

 

ANTONIO DI MARCO: “La visita e le relazioni che intratterremo con i massimi rappresentanti di questa importante realtà metropolitana della Cina è motivo di orgoglio e una preziosa occasione per i nostri borghi, per attivare una sinergia con le forze istituzionali, politiche, economiche ed imprenditoriali.

I nostri piccoli e caratteristici borghi sono parte integrante del patrimonio storico e artistico italiano e grazie alla valenza storica del territorio, le risorse attrattive e la disponibilità della comunità locale potremo elaborare concretamente strategie di sviluppo, proposte progettuali e avviare investimenti che possano far tornare i borghi ad essere il centro dell’organizzazione delle attività e dell’economia, in una visione di sviluppo sostenibile dell’intero territorio regionale.”

 

ZHENGZHOU è una delle più importanti città della Cina centrale, centro politico, economico, tecnologico ed educativo e capitale della provincia di Henan, soggetto a un forte fenomeno di espansione urbana, veicolato da nuove politiche d’infrastrutturazione territoriale. La sua prefettura si estende su una superficie di 7.446,2 km² con oltre 8 milioni di abitanti. La città si trova a circa 700 km da Pechino e a 1000 da Shanghai, raggiungibili attraverso il sistema di ferrovie (treno ad altissima velocità) di cui ZhengZhou è un nodo importante nella regione.

La storia del luogo, la radicalità delle trasformazioni in atto, le prospettive che lo investono fanno di questo territorio un laboratorio ove è possibile osservare come stia progressivamente evolvendo il modo di “fare città” in Cina.

Fondata 3.600 anni fa, a fine XIX secolo Zhengzhou presenta un’estensione che supera di poco i due chilometri quadrati. Un centro provinciale il cui destino cambia radicalmente a partire dal 1906, anno in cui il governo centrale decide di realizzare due fra le maggiori arterie ferroviarie del Paese: la linea Pechino-Hankou e la linea Lianyungang-Lanzhou.

La città viene scelta quale luogo d’interscambio fra queste due rotte. Una scelta che caratterizzerà fortemente la storia del luogo. Grazie a tale infrastruttura, negli anni successivi Zhengzhou cresce e acquisisce sempre maggiore importanza a livello nazionale. Nel 1922 il Governo riconosce la città come polo commerciale della regione. Vengono così redatti i primi piani di espansione urbana (1922-1946) e si smantella l’antica cinta muraria (1928). Nel 1947 Zhengzhou ha raddoppiato la sua estensione attraverso un’espansione che vede la città storica diventare sempre più marginale e il polo ferroviario acquisire sempre maggiore importanza.

Nel periodo successivo alla Rivoluzione, il primo piano quinquennale designa Zhengzhou quale uno dei sei principali poli di lavorazione del cotone della Cina. Al commercio si sostituisce l’industria, ma il perno della città rimane l’infrastruttura ferroviaria.

Nel 1957 Zhengzhou viene nominata capitale politica dell’Henan e, a seguito delle riforme economiche degli anni ’80, conosce una forte fase di espansione che subisce un’accelerazione a partire dai primi anni Duemila. In questo periodo la Municipalità promuove l’ambizioso progetto per la new town di Zhengdong. Il fulcro rimane sempre la ferrovia: una nuova linea ad alta velocità che taglia la Cina promuovendo indirettamente la realizzazione di grandi manufatti nei pochi punti in cui collide con il suolo. Zhengdong è questo: un polo ferroviario che diventa occasione per la progettazione di un’area urbana di 150 kmq a est del nucleo cittadino esistente, con l’ambizione, a partire da qui, di ricoprire un ruolo di primaria importanza nello scacchiere cinese.

by Redazione

È stata inaugurata lo scorso pomeriggio, davanti ad un nutrito pubblico e a numerose autorità, l’esposizione di Nicola Di Rico dal titolo “Itinerari del cuore”, che si protrarà fino al 1 settembre prossimo nella Sala Foyer del Palazzo Sirena di Francavilla. Al vernissage, dopo il saluto istituzionale del vicesindaco Francesca Buttari, c’è stato l’intervervento del critico Massimo Pasqualone e dell’artista Nicola Di Rico, ha modereto la giornalista Alessandra Farias. Gli orari di apertura della mostra saranno dal lunedì al venerdì 10-13/17-20, sabato e domenica 10-13/17-23.

Nicola Di Rico, ex docente della Cattedra di Discipline Pittoriche presso l’Istituto Statale d’Arte “Nicola da Guardiagrele” di Chieti, è nato ad Ari ma è residente a Francavilla al Mare sin dall’infanzia. È stato allievo dell’Istituto d’Arte di Chieti di Domenico Umberto Diano, Tommaso Cascella, Lucio Spiezia, Domenico Bontempo, Luigi Bozzelli e Gaetano Memmo. Al Liceo Artistico Statale di Pescara, di Giuseppe Misticoni, Giovanni Melarangelo, Giovanni Pittoni, Nicola Febo, Elio di Blasio, Giuseppe Di Prinzio, Ferdinando Gambelli.

Il vicesindaco Francesca Buttari, dopo aver portato il saluto dell’amministrazione comunale, ha detto: “Devo dire che Nicola oltre ad essere un artista importante di cui tutti possiamo godere, è anche una persona di una gentilezza rara e questa è l’occasione per riconoscerlo. Merita tantissime attenzione non solo dal punto di vista amministrativo e dai rapporti che lui ha con l’amministrazione, ma anche dal punto di vista personale e credo che chiamare la sua mostra ‘Itinerari del cuore’ abbia un valore artistico e anche personale perché penso che sia un artista dal grande cuore e chiunque veda i suoi quadri riconoscerà la bravura di Nicola, ma anche il suo grande cuore espresso nei suoi quadri”.

“Questa è una splendida mostra che arriva nel pieno dell’estate francavillese – ha sottolineato il critico d’arte Massimo Pasqualone – con un grandissimo maestro, Nicola Di Rico, ‘Itinerari del cuore’ ma sono itinerari di decenni di arte con un’antologica molto preziosa che si svolge al Foyer del Palazzo Sirena. Di Rico ci propone questi meravigliosi sguardi che coinvolgono nono solo Francavilla, la nostra città, ma anche Vasto e soprattutto Venezia perché l’itinerario del cuore del maestro Di Rico è nel cuore di Venezia, c’è stato tante volte, ha lasciato il suo cuore artistico e riesce ad interpretare i grandi silenzi di questa città. In queste opere possiamo ascoltare il silenzio, è strano per un’opera d’arte, però è quello che accade, senza malinconia e senso di tristezza per gli anni che passano, ma con questa straordinaria capacità che il maestro ha di dire il paesaggio, i luoghi dell’anima che non sono mai sporcati dalle figure umane ma sono solo accennati perché la bellezza di un monumento va sempre preservata. Il maestro sembra anche urlare la necessità di salvaguardare i monumenti della città, purtroppo con il passare degli anni i monumenti vanno in degrado e l’arte ha anche questo compito e questo ruolo. Questo è veramente un itinerario del cuore, delle emozioni, un artista che ha fatto dell’arte la sua vita, anche l’insegnamento dell’arte, quindi troviamo il maestro Nicola Di Rico in tutti i suoi molteplici aspetti, soprattutto la capacità di dire il paesaggio, soprattutto un artista che ha fatto di questo non solo il suo mestiere ma soprattutto la sua missione”.

“Per molti anni sono andato a fare delle esperienze a Venezia – ha raccontato l’artista Nicola Di Rico – e ho visto dei pittori in piazza San Marco che dipingevano di tutto, dato che sono portato per il carboncino, poteva essere una piazza di mio gradimento, tant’è vero che sono rimasto per otto anni a lavorare sia per le strade che con i negozianti e i galleristi veneti. Poi sono stato costretto a ritirarmi perché all’epoca già insegnavo al Liceo Artistico di Pescara, poi con la famiglia sono subentrati diversi problemi, anche di salute, e sono stato costretto ad abbandonare Venezia. Francavilla è la mia patria, vado a raccogliere tutti quei luoghi abbandonati dal tempo, ho lavorato anche per diverse località italiane, ho fatto diverse esperienze, anche all’estero, sono stato per la prima volta il Francia, a Lione, però l’esperienza della Francia non mi ha dato grossi risultati e dopo qualche anno mi sono ripreso ed ho continuato a fare altre esperienze in Germania, a Stoccarda, lì mi sono molto entusiasmato, ho fatto tutto da me, è venuto il console di Stoccarda, questo mi ha dato una grossa soddisfazione. Al Consolato italiano in Germania ho ricevuto diversi apprezzamenti. Poi sono tornato a Francavilla e con u amico, Giorgio Acerra, volevamo andare a fare un’esperienza a Barcellona, poi anche lui ha avuto i suoi problemi ed abbiamo rimandato, speriamo che la salute ci assista e ci permetta di andare oltre i confini, la mia città non mi ha dato grossi frutti. Con questa mostra voglio dimotrare ai più giovani chi è Nicola Di Rico, parecchi mi chiamano ‘maestro’ ma a livello artistico in pochi conoscono quello che io faccio. Non ho molte cose da disegnare a Francavilla perché è stato tutto distrutto e i ricordi sono spariti. Invece Vasto è diverso perché, andando per le sue vie insegnavo ai vari ragazzi diversi aspetti”.

 

by Redazione

Dopo quattro fine settimana dedicati anche alla musica, alla letteratura, all’enogastronomia, Castelbasso 2019 si concentra sul proprio core-business: l’arte contemporanea. 

Fino a domenica 1° settembre, infatti, la Fondazione Malvina Menegaz per le Arti e le Culture, presieduta da Osvaldo Menegaz, propone una storia d’intrecci meravigliosi dal titolo suggestivo: Sul filo dell’immagine – Trame dell’arazzo contemporaneo, a cura di Simone Ciglia.

La mostra a palazzo De Sanctis (dal martedì alla domenica dalle 19 a mezzanotte) offre una riflessione sulle possibilità contemporanee dell’arazzo, partendo da un’esperienza d’eccellenza legata al territorio. L’esposizione presenta un’importante selezione di opere prodotte dalla manifattura dell’Arazzeria Pennese, attiva dagli anni Sessanta del Novecento con il coinvolgimento di alcuni fra i maggiori artisti dell’epoca (fra questi, Afro, Giacomo Balla, Giuseppe Capogrossi). A questo nucleo di opere storiche si accompagna una scelta di arazzi di autori contemporanei (come Mario Costantini, Enzo Cucchi, Alberto Di Fabio, Piero Dorazio, Ugo La Pietra, Andrea Mastrovito, Matteo Nasini, Mauro Reggiani, Giuseppe Stampone, Marco Tirelli, Costas Varotsos, Luigi Veronesi), che testimoniano della rinnovata attenzione di cui questa tecnica ha goduto nella più recente produzione artistica internazionale. 

Nell’ambito della mostra viene presentata per la prima volta al pubblico italiano la nuova opera Retina di Stefano Arienti composta da tre arazzi realizzati nel contesto di una residenza dell’artista nei laboratori dell’Arazzeria Pennese di Penne tra il 2018 e il 2019. Si tratta di un lavoro importante anche da un punto di vista socioeconomico in quanto recupera il rapporto con le eccellenze artigianali che l’Abruzzo può vantare a livello internazionale e che apre spiragli impensabili alla promozione della regione nel mondo. I tre arazzi di Arienti ritraggono tre soggetti, tratti da fotografie realizzate dall’artista: il pavimento del museo Batha di Fes (Marocco), e altri due direttamente riferiti a ricchezze abruzzesi: una coperta fatta a mano in una camera dell’albergo diffuso di Santo Stefano di Sessanio, e un paesaggio montano, un dettaglio di Campo Imperatore.

Il progetto ha già avuto un battesimo europeo: è stato infatti presentato, in anteprima mondiale all’Istituto italiano di cultura di Barcellona dal 20 giugno al 14 luglio scorso. L’ente si è classificato al secondo posto nell’edizione 2018 del bando Italian Council, concorso ideato dalla Direzione Generale Arte e Architettura contemporanee e Periferie urbane (DGAAP) del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, per promuovere l’arte contemporanea italiana nel mondo. Gli arazzi, dopo l’esposizione nella capitale catalana e a Castelbasso, entreranno a far parte della Collezione permanente del Museo MAXXI di Roma.

Palazzo Clemente (sempre fino al 1° settembre, dal martedì alla domenica dalle 19 a mezzanotte), ospita Sarà presente l’artista #1 Stefano Arienti, a cura di Simone Ciglia. Con questo progetto la Fondazione Malvina Menegaz invita un artista a conoscere, per poi riallestire, la propria Collezione permanente. Per la seconda edizione, Stefano Arienti ha deciso di incentrare il proprio intervento sul tema dell’identità attraverso la figura, scegliendo un ampio nucleo della Collezione Fondazione Menegaz, con opere che spaziano dalla pittura fino alla fotografia, realizzate sia da maestri già storicizzati che da artisti di nuova generazione, presentate in dialogo con i propri lavori: suggestioni tratte dall’immaginario di massa, la storia dell’arte e del design, la quotidianità, esplorando l’idea di figura attraverso una molteplicità di soluzioni tecniche sperimentali. L’artista ha ideato per le sale di palazzo Clemente un allestimento denso e variegato, che dirotta in senso contemporaneo l’antica idea di quadreria. 

Anche i laboratori didattici per bambini da 5 a 11 anni, a cura di Giulia Vallese, sono dedicati agli arazzi. Se Stefano Arienti è un artista che ama giocare con l’arte tagliando, cancellando, piegando poster, giornali, locandine, come lui i piccoli partecipanti a Eccomi qui! (ancora due appuntamenti disponibili: mercoledì 21 e mercoledì 28 agosto, dalle 18 alle 19,30), si divertiranno a dare nuova forma all’identità dell’immagine per scoprire un po’ di più del mondo che abbiamo dentro e di quello che ci circonda.

Con Intrecciamo le storie, invece, i partecipanti al laboratorio (ancora due appuntamenti disponibili: giovedì 22 e giovedì 29 agosto, dalle 18 alle 19,30), avranno l’opportunità di fare un viaggio tra fili, trame e colori, per comprendere le storie delle opere e tesserne di nuove.

 A questi si aggiungono le visite guidate per adulti, dal titolo Trame: il tema dell’identità sarà il filo conduttore all’interno dei due percorsi espositivi. 

 

Con il patrocinio e il contributo di: 

Mibact (Ministero dei Beni e delle attività culturali e del turismo), 

Regione Abruzzo, 

Provincia di Teramo, 

Comune di Castellalto,

Consorzio dei Comuni B.i.m., 

Camera di commercio di Teramo, 

Fondazione Tercas. 

 

Sponsor:

Falone Costruzioni

Banca Intesa.

 

INFO

Orari: martedì – domenica, 19-24 (aperto lunedì 12 agosto)

Ingresso (valido per entrambe le mostre): 8€, ridotto 6€, gratuito per i bambini fino a 6 anni

Prevendite per i concerti su circuito e punti vendita Liveticket – www.liveticket.it

tel. 0861.508000 – info@fondazionemenegaz.it – www.fondazionemenegaz.it 

 

PROGRAMMA 

 

ARTE – FINO AL 1° SETTEMBRE

Sul filo dell’immagine – Trame dell’arazzo contemporaneo / a cura di Simone Ciglia

Palazzo De Sanctis, dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 24

Sarà presente l’artista – #1 STEFANO ARIENTI / a cura di Simone Ciglia

Palazzo Clemente, dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 24

Ingresso unico per entrambe le mostre 8 €

 

Eccomi qui!

Laboratorio didattico per bambini dai 5 agli 11 anni

Tutti i mercoledì fino al 28 agosto, dalle 18 alle 19.30

Intrecciamo le storie

Laboratorio didattico per bambini dai 5 agli 11 anni

Tutti i giovedì fino al 29 agosto, dalle 18 alle 19.30

Presenza di un accompagnatore facoltativa. 

Ingresso 5 € (all’eventuale accompagnatore è richiesto il biglietto d’ingresso).

 

Trame

Visite guidate per adulti

II tema dell’identità sarà il filo conduttore all’interno dei due percorsi espositivi.

Attività gratuita con biglietto d’ingresso

by Redazione

Mercoledì 21 agosto alle ore 11:00, nel magnifico splendore dello storico Palazzo Cappa Cappelli recentemente restaurato, in via Vittorio Emanuele 23, si terrà l’inaugurazione della Retrospettiva dedicata alle opere del prestigioso artista aquilano Amleto Cencioni, scomparso 25 anni fa.

L’iniziativa, inserita nel programma della Perdonanza Celestiniana, storica manifestazione giunta ormai alla sua 725^ edizione, è promossa dall’Associazione “Arti Visive e del Restauro” e sarà tenuta a battesimo dal Sindaco Pierluigi Biondi, dal critico d’arte Antonio Gasbarrini e dal giornalista scrittore Angelo De Nicola. A corredo della mostra verrà proiettato il video “La pittura di Amleto Cencioni… un sogno lungo una vita!”, realizzato dall’Istituto Cinematografico “La Lanterna Magica” dell’Aquila, che ripercorre l’itinerario artistico del pittore.

Fino al 12 settembre, amanti dell’arte o semplicemente visitatori, avranno l’occasione di ammirare le meravigliose opere dell’artista, formatosi alla scuola di Teofilo Patini e con una cifra stilistica che affonda le proprie radici nella pittura impressionista e dei maestri Macchiaioli.

L’arte del “Maestro del paesaggio abruzzese“, appellativo conferitogli dalla critica, restituisce emozioni capaci di far vibrare le corde dell’anima, spettatrice di una natura che si mostra attraverso un intenso e familiare lirismo poetico. La mostra diventa quindi un luogo dove ritrovare quella intimità che nella contemplazione del sublime ognuno di noi può ricercare. Ma essa si carica di un significato ulteriore; la personale creazione dell’artista trascende infatti sé stessa trasfigurandosi nella memoria collettiva di una comunità che vuole riconoscersi come tale anche attraverso la rievocazione della sua straordinaria bellezza.

by Redazione