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Author Archives: francesca

Festival Culturale dei borghi rurali della Laga

Tre regioni (Abruzzo, Marche e Lazio), 4 province (Teramo, L’Aquila, Ascoli Piceno e Rieti), 59 eventi e 69 paesi e borghi che saranno visitati e coinvolti negli 11 mesi di programma: sono solo alcuni numerosi della quarta edizione del Festival dei Borghi Rurali della Laga inaugurato sabato 22 febbraio nello splendido palazzo dei Capitani di Ascoli Piceno moderato dalla giornalista e scrittrice Lisa Di Giovanni.

Restanza, resilienza, cultura, antropologia e tanto altro al centro di questo “generatore di valori” che punta alla rinascita, alla ricostruzione e rivalutazione sociale di aree montane al confine tra l’Abruzzo e le Marche troppo spesso lasciate sole specie dopo il sisma del 2016.

“E’ una sfida rivitalizzante per il territorio – ha dichiarato l’assessore al Bilancio del Comune di Ascoli Piceno Francesca Pantalonial fine di mantenere il punto di forza di questo territorio: una turismo sostenibile che con trasformi ma conviva e ne comprenda la meraviglia”.

“Il Festival culturale dei Borghi della Laga, giunto quest’anno alla sua quarta edizione, si conferma come uno straordinario strumento di promozione e crescita del territorio, riuscendo a mettere in rete le città e i borghi di tre regioni, che costituiscono una vera e propria macro regione naturale – sottolinea il Sindaco Gianguido D’Albertoe questo attraverso un partenariato che cresce sempre più, coinvolgendo intere comunità. Valorizzare i nostri borghi non vuol dire solo far conoscere le nostre realtà, ma far crescere il territorio, combattere lo spopolamento delle aree interne e promuovere le tante ricchezze che la nostra terra custodisce, dal mare alla montagna. Il ruolo delle città capoluogo è fondamentale per lo sviluppo di un’area vasta con la connessione tra aree interne e territori costieri”.

Giornata di presentazione del Festival che ha altresì visto la partecipazione del Commissario Straordinario Sisma 2016, il Senatore Guido Castelli che ha invitato i promotori a “continuare a far incontrare le persone in modo reticolare”.

Credere fortemente della rinascita di un territorio anche sotto l’aspetto sociale e non solo economico con l’intento di “far tornare a vivere questi paesi anche dopo l’evento del Festival sviluppando una ricostruzione socio-economica e una conservazione sostenibile in modo da garantire quello zoccolo duro che permetta a chi c’è di rimanere a chi vuole di tornare” così il presidente dalla Provincia di Teramo e sindaco di Valle Castellana Camillo D’Angelo.

Una edizione che si è presentata ricca di nuovi spunti a partire dal tema del 2025 “Verso un riequilibrio e una riconnessione sociale tra le aree urbane e le zone montane” con l’inclusione di Roseto degli Abruzzi in una delle tappe.

“Siamo onorati e lusingati di essere stati coinvolti per la prima volta in questo grande progetto – ha dichiarato l’assessore al Bilancio del Comune di Roseto degli Abruzzi Zaira Sottanellila Riserva del Borsacchio, che sarà al centro di uno degli eventi, è il cuore verde della nostra città al quale teniamo molto. Ringrazio dunque l’intera organizzazione del Festival per averci resi partecipi”.

Una rassegna il cui vero spirito è il carattere di volontariato il cui cuore pulsante sono le comunità del vasto comprensorio dei Monti della Laga, dei Monti Gemelli, dell’Alto Aterno e dell’Appennino Acquasantano. Ventidue comuni già pronti a presentare e raccontare le loro storie, tradizioni e voglia di vita.

“E’ partito tutto da qui quattro fa – ricorda la consigliera con delega al Festival del Comune di Cortino Virginia Di Matteoe tutto questo sembrava impossibile. Se ora penso al Festival, penso a una realtà gigante quale fonte di volontà di riscatto”.

“Ringrazio tutta la realtà e le persone del Festival che hanno messo volontà e tempo a disposizione di questi territori per dar loro una grande e costante visibilità” così il Sindaco di Acquasanta Terme Sante Stangoni. Acquasanta che vedrà nelle località di Pozza, Umito e Pito la sede del primo evento sabato 1° marzo con il Carnevale degli Zanni.

Un aspetto dell’organizzazione del Festival sarà quello delle scuole “che è un problema serio per le nostre piccole comunità; le attività di questo importante gruppo di persone è lodevole anche per l’interesse che mostra nell’affrontare problematiche importanti” ha sottolineato il Sindaco di Capitignano Franco Pucci.

Marco Di Nicola, presidente del BIM Vomano Tordino e vice sindaco del Comune di Torricella Sicura, ha rinnovato “il contributo perchè il Festival è frutto di un lavoro serio per le comunità. Da vice sindaco dico che anche noi amministratori abbiamo delle responsabilità e dobbiamo avere più coraggio”.

“Ricostruire non è facile ma senza un futuro è impossibile e il Festival può essere un viatico importante se tutti i luoghi iniziano a marciare insieme” l’intervento del Sindaco di Arquata del Tronto Michele Franchi.

“Ringrazio questi pionieri che quattro anni fa hanno iniziato un cammino che sembrava impossibile potesse arrivare fin qui” il sindaco di Rocca Santa Maria Lino Di Giuseppe.

Tra le comunità presenti infine anche Crognaleto con il consigliere delegato al Festival Adriano Marini che ha evidenziato come “Il festival dà voce alle piccole comunità così come alle micro realtà del nostro territorio e di questi dobbiamo essere solo che grati e lusingati”.

Oltre a quelle presenti alla giornata inaugurale, le altre comunità montane che hanno aderito a questa nuova edizione del festival sono: Accumoli, Amatrice, Campli, Campotosto, Cittareale, Civitella Del Tronto, Fano Adriatico, Folignano, L’Aquila, Montereale e Montorio al Vomano.

Un momento molto importante per il Festival, è stata la firma che ha permesso la costituzione dell’Organizzazione di Volontariato Borghi e Sentieri della Laga che vede come presidente Roberto Gualandri: “Ringrazio la Rete Territoriale delle nostre Comunità, per l’affetto e la fiducia incondizionata che mi ha convinto ad accettare l’incarico di Presidente, funzione e ruolo che intendo affrontare per tre anni  con grande determinazione ed impegno, per poi lasciare questo prezioso esempio di organizzazione partecipata alle Comunità locali. L’ambito geografico – continua Gualandri – per l’espletamento delle attività dell’associazione è stato di norma individuato nel territorio della dorsale appenninica, con particolare riferimento al comprensorio dei Monti della Laga, dei Monti Gemelli e zone limitrofe. L’obiettivo principale dell’Organizzazione è di contribuire a promuovere la rivalutazione culturale e la rigenerazione sociale delle aree montane, avendo come finalità primaria la conservazione degli insediamenti abitativi rurali d’epoca, nonché – prosegue – il benessere e la stabilità generazionale dei nuclei residui di popolazione residente, auspicando un percorso partecipato di ‘Comunità Educante’, che si assume la responsabilità attraverso libere intese sottoscritte, di essere ‘educante’, capace cioè di essere competente sul tema educativo e di sostenersi nel tempo. Concludo con il ringraziare la Direzione Organizzativa del Festival Culturale, ovvero, Barbara Diletti (in qualità di Vicepresidente), Nadia Ragonici, Francesca Pomanti, Armando Nanni, Domenico Cornacchia, Antonio Citti e Giuseppe Virzi”.

Il Festival vivrà un’altra importante tappa a Roma, venerdì 28 febbraio alle ore 9:30, alla Società Geografica Italiana, Palazzetto Mattei, Villa Celimontana (via della Navicella, 12).

 

libro

E’ uscito da pochi giorni il nuovo lavoro editoriale dello scrittore Domenico Cornacchia La Casa dei Ricordi (Efesto Edizioni); un libro narrativo illustrato, una “favola moderna” che parla di legami familiari, memoria e amore per le nostre radici. Una favola illustrata dai bambini della scuola di Valle Castellana, il comune di residenza dell’autore.

Il testo ha altresì ottenuto il patrocinio del Comune di Valle Castellana, il sindaco e presidente della Provincia di Teramo Camillo D’Angelo, nella prefazione afferma: “A Valle Castellana questa storia è nota perché nonno Martina è diventato un simbolo e la ‘Casa dei Ricordi’ un progetto partecipativo, come si direbbe oggi, anche grazie alla penna di Domenico Cornacchia e del lavoro svolto con gli alunni della scuola di Valle”.

“Questo piccolo libro – spiega Cornacchiaè il frutto di una preziosa collaborazione con gli alunni e le alunne della Scuola di Valle Castellana, guidati con passione e attenzione dalla maestra Leonilde Ferretti. È una storia semplice ma profonda, resa unica dalle splendide illustrazioni realizzate dai bambini e dalle bambine, che con la loro creatività hanno dato vita e colore al racconto, ciascuno a modo proprio, a sentimento. Sono davvero felice – conclude – di condividere con voi questo nuovo progetto, che rappresenta molto più di una piccola storia: è un viaggio tra passato e futuro, un omaggio alla bellezza della semplicità e alla ricchezza degli affetti”.

La Casa dei ricordi ha visto la sua prima presentazione lo scorso 20 dicembre nel plesso scolastico di Valle Castellana alla presenza della dirigente dell’I.C. Rita Levi Montalcini Civitella/Torricella Sandra Renzi: “Il fine racconto di Domenico Cornacchia si offre ai bambini e agli adulti come un dono semplice e spontaneo, capace, per questo, di svelare i sentimenti universali che abitano nelle profondità del nostro essere. L’autore ha offerto ai bambini una preziosa suggestione narrativa, per comprendere che ‘nessun luogo è lontano’, se si apprezzano ‘la bellezza della semplicità e la ricchezza dei legami autentici’”.

“La casa dei ricordi è un invito a viaggiare in una casa speciale, dove ogni oggetto racconta una storia e ogni sguardo tra le sue pagine svela emozioni che risuonano nel profondo. E’ un libro per tutti, grandi e piccoli, perché ogni età ha i suoi ricordi e ogni età merita di raccontarli” le parole della coordinatrice didattica Leonilde Ferretti.

Domenico Cornacchia, figlio dei Monti della Laga precisamente Santa Rufina di Valle Castellana, è alla sua sesta opera letteraria dopo “Pensieri”, “Resto qui” tradotto in inglese “Roots”, “Un’altra notte ancora” e “Il tempo vissuto” (tutti Efesto Edizioni).

Libri nei quali traspare la sua passione per la natura, la montagna e i ricordi che punta a mantenere vivi attraverso la scrittura di parole e immagini di un tempo, di storie che furono e non possono tornare.

Nella foto da sinistra: Domenico Cornacchia, Leonilde Ferretti e Sandra Renzi

Chi volesse acquistare il libro, lo trova qui: Efesto Edizioni

Torricella Sicura

Venerdì 20 alle ore 18, Torricella Sicura (TE) ospiterà Il festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e l’autore Domenico Cornacchia con il suo libro Il tempo Vissuto.

Un appuntamento imperdibile all’insegna della tradizione, della cultura e della valorizzazione dei territori della Laga.

L’evento si terrà presso la Sala Consiliare del Comune di Torricella Sicura, insieme gli indiscussi protagonisti del festival: le Comunità. Il pubblico avrà l’opportunità di conoscere da vicino i protagonisti dell’ultima edizione del Festival, scoprendo attraverso video, foto e racconti la bellezza e l’autenticità dei borghi della Laga. Un’occasione unica per immergersi nei sapori e saperi che da sempre caratterizzano questi luoghi.

Un sentito ringraziamento va all’Amministrazione Comunale di Torricella Sicura per l’ospitalità a un evento che rappresenta un momento significativo di incontro, dialogo e condivisione culturale.

Un invito aperto a tutti: venite a riscoprire i sapori, i saperi e la storia di territori autentici ricchi di tradizione.

 

Lunedi 25 novembre 2024, giornata internazionale contro la violenza di genere, presso il Palazzo comunale di Francavilla al mare, sito in Via Roma , avrà luogo la installazione   della tela “Tracce partecipate 2024”, dell’artista Anna Seccia, donata  da   Kairos Banca del Tempo e dei Saperi al Comune di Francavilla al mare.

È il terzo atto dell’evento “Tracce partecipate: donne ed uomini in cammino” svoltosi il 24 marzo 2024 in occasione del “otto marzo tutto l’anno” organizzato dall’associazione Kairos, Banca del tempo e dei Saperi  in collaborazione con Gli Stati generali delle Donne Hub e patrocinato dall’amministrazione comunale. Le due associazioni in questi dieci anni, si sono occupate dei diritti delle donne a tutto tondo ed in particolare della Parità di genere ed hanno ritenuto e verificato come l’arte sia un formidabile mezzo per sensibilizzare i cittadini alle problematiche di genere. “Abbiamo donato l’opera Tracce Partecipate 2024”,acrilico su tela, delle dimensioni di 1,60 m x 2,50 m , all’Ente Comune di Francavilla al mare ; tale opera sarà installata nell’atrio del palazzo comunale in modo tale che  ancora una volta lasceremo una “traccia” del nostro cammino, del nostro lavoro, del nostro impegno per la sensibilizzazione della Comunità sui diritti di genere e dell’ancor  lungo percorso per il raggiungimento della parità di genere e per la sensibilizzazione contro qualsiasi forma di violenza sulle donne” Afferma Pina Rosato, presidente dell’associazione Kairos Banca del Tempo e dei Saperi.

“Attraverso il colore e attraverso l’arte possiamo camminare insieme per giungere a un senso di parità”. Dichiara l’artista Anna Seccia.

“L’opera artistica Tracce partecipate 2024 è una sorta di oceano azzurro solcato da impronte coloratissime che grazie alla maestria pittorica dell’artista Anna Seccia si stagliano sulla superficie in differenti profondità, dovuto alla particolare texture sviluppata sovrapponendo molteplici velature cromatiche. Tutta la superficie è inoltre solcata da venature bianche che da un lato richiamano le increspature dell’acqua, e dall’altro le venature delle foglie. L’effetto finale è quello di una sorta di “mare” di impronte fluttuanti, un insieme fluido e in continuo mutamento che vive nella matrice della natura in armonia”. Dalla recensione di Andrea Baffoni, critico d’arte.

Valle Castellana

Le telecamere Rai di UnoMattina sui Monti della Laga e precisamente a Valle Castellana (Teramo) alla scoperta della tradizionale raccolta dei marroni, prodotto d’eccellenza del territorio.

La puntata andrà in onda domani, mercoledì 13 novembre.

Una giornata tra i monti abruzzesi dunque per la troupe del seguito programma di Rai Uno che da sempre racconta l’Italia e le sue tipicità territoriali.

“La valorizzazione del territorio nasce dalla conoscenza e consapevolezza di cosa si ha intorno a sé – afferma lo scrittore Domenico Cornacchia residente a Santa Rufina di Valle Castellana – Con una progettualità importante, come quella che si sta portando avanti con il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga, questi territori meritano di essere attenzionati a livello Nazionale per tutto ciò che sono capaci di offrire. Ringrazio tutta la Troupe RAI – conclude Cornacchia – che ci ha dedicato una giornata intera, l’amministrazione del Comune di Valle Castellana e i cittadini e le aziende che hanno partecipato numerosi”.

Il Marrone di Valle Castellana dunque, una particolare varietà di marrone che appartiene alla specie Castanea sativa L. ed è riconosciuto come Prodotto Agricolo Tradizionale (PAT) della Regione Abruzzo.

Viene coltivato in un ambiente collinare e montano incontaminato, tra i 500 e i 1.200 metri sul livello del mare. I castagneti, gestiti con metodi sostenibili, non vengono trattati con concimi chimici o fitofarmaci. La pianta riceve solo acqua piovana e sole, mantenendo così la naturale fertilità del terreno e rispettando i cicli stagionali. Il clima fresco e i terreni fertili di queste altitudini favoriscono la produzione di marroni di alta qualità.

Un rito, quella della raccolta dei marroni, che ha una lunga storia di coltivazione, essendo stato per secoli una risorsa fondamentale per le popolazioni locali.

Nella vallata del Castellano, area della provincia di Teramo incastonata tra i Monti della Laga, la cura dei castagneti e la raccolta dei relativi frutti era pratica diffusa nel già dal XIII secolo, come attestato da diverse fonti storiche.

Si parte nei mesi di agosto e settembre quando si effettua la pulitura del sottobosco, che in passato veniva realizzata manualmente con falci e falcioni, mentre oggi si utilizzano attrezzature a motore. La raccolta dei marroni vera e propria inizia a ottobre, in concomitanza con la Festa della Madonna del Rosario, e si conclude a inizio novembre.

Una tradizione talmente radicata nella comunità al punto da entrare tra i record; nel comune di Valle Castellana infatti si trova uno degli alberi di castagno più grandi e antichi d’Italia: il Castagno di Nardò. Questo imponente esemplare, simbolo della ricchezza naturalistica e culturale del territorio, rappresenta un legame profondo con la tradizione secolare della coltivazione dei castagneti in quest’area. La sua presenza testimonia la storicità della castanicoltura nel territorio e l’importanza del castagno come risorsa fondamentale per la comunità locale.

guardiagrele

Inaugurato domenica 27 ottobre il nuovo campo sportivo “Tino Primavera” a Guardiagrele (Ch); una mattinata di sport organizzata dall’associazione Sport&Valori all’insegna del divertimento e della gioia.

Presente l’amministrazione comunale di Guardiagrele con il sindaco Donatello Di Prinzio e il presidente del consiglio comunale con delega allo Sport Alessandro Orlando che ha fortemente creduto e voluto la messa in atto dei lavori di rifacimento.

Presenti altresì l’onorevole dei Cinque Stelle Daniela Torto, il delegato del Coni Chieti Massimiliano Milozzi e l’ospite d’onore Mauro Esposito, ex calciatore attualmente allenatore dell’Under 14 Pescara Calcio.

Una giornata intensa nel corso della quale il campo è stato inaugurato con partite amichevoli tra i ragazzi del settore giovanili delle compagini locali: ASD Maiella Rapino Calcio e ASD Guardiagrele, anticipate da una bellissima coreografia delle allieve Accademia Biancazzurra.

“Un nuovo percorso – afferma il sindaco Di Prinzioperché non si tratta solo del rifacimento dell’erba naturale al campo principale ma abbiamo fatto anche un lavoro che consente la fruizione della struttura da parte di tutti”.

Show in campo di Mauro Esposito che ha dimostrato di essere ancora più che in forma il quale ha incitato ad “aiutare i ragazzi oggi perché rischiano di perdere i loro veri obiettivi a cause delle tante distrazioni che hanno. Oggi alleno proprio loro, i ragazzi e cerco sempre di far capire loro l’importanza dei sacrifici, delle rinunce per raggiungere il loro traguardo”.

“Ci tengo a sottolineare come la comunità guardiese – ha dichiarato l’onorevole Tortoci tenga non solo che i più piccoli facciamo attività fisica, ma che questo campo diventi parte di un vero progetto d’inclusione che è poi alla base del lavoro svolto dall’associazione organizzatrice Sport&Valori”.

 

Foto: Gabriele Fabilli

by francesca
Agape

La cerimonia di premiazione dei Premi AGAPE 2024 dell’Accademia Caffè Letterari d’Italia e d’Europa si terrà sabato 26 ottobre, a partire dalle ore 15:30, nella Sala Consiliare del Comune di Senigallia. Tra i premiati figura Domenico Cornacchia, nella sezione “Cultura Sociale”.

Cornacchia, giovane autore nato ad Ascoli Piceno e residente a Santa Rufina di Valle Castellana (Teramo), è impegnato da anni nella valorizzazione e promozione del proprio territorio attraverso importanti progetti culturali, tra cui il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga e varie iniziative legate alla scrittura. Ha all’attivo cinque pubblicazioni (Efesto Edizioni), tre delle quali dedicate alla sua comunità: Resto qui (2022), tradotto in inglese come Roots (2023), e Il Tempo Vissuto, uscito a settembre di quest’anno.

Grande amante della natura e dei viaggi, Cornacchia ha pubblicato anche una raccolta di poesie dal titolo Pensieri di terra, di vita, d’amore e il libro Un’altra notte ancora, entrambi editi nel 2023.

L’evento di premiazione si aprirà con il 1° Congresso Internazionale “Poesia e Arti nella contemporaneità tra Letteratura e Psicoanalisi”, organizzato dal Rotary Club di Senigallia in collaborazione con l’Associazione AGAPE – Accademia Caffè Letterari d’Italia e d’Europa. Saranno presenti il sindaco di Senigallia, Massimo Olivetti, il Presidente del Consiglio Comunale, Massimo Bello, e il Presidente del Rotary Club di Senigallia, Alessandro Marinelli, che porteranno i loro saluti istituzionali.

La giornata sarà inaugurata da un intermezzo musicale a cura di Paolo Fornaroli, rappresentante del gruppo BeatleSenigallia, seguito dalla lettura di poesie interpretate da Alessandro De Carlo e Mauro Pierfederici, che si esibiranno nuovamente al termine della cerimonia.

L’evento sarà dedicato alla memoria del Prof. Mario Pazzaglia, noto rotariano e Professore emerito di Lingua e Letteratura Italiana all’Università di Bologna, oltre che Presidente e Fondatore dell’Accademia degli Studi Pascoliani, figura di rilievo nel panorama letterario italiano.

A presiedere il congresso sarà il neuropsichiatra, psicoterapeuta e scrittore Antonio Lera, Presidente di AGAPE, prolifico autore e vincitore di numerosi premi letterari, tra cui il recente Premio Procida Elsa Morante Poesia, il Premio Cecco d’Ascoli e il Premio Circolo IPLAC. Lera è inoltre candidato al Premio Strega Poesia e al Nobel per la Letteratura per il 2024, aggiudicato quest’anno alla scrittrice sudcoreana Han Kang. Durante l’evento, Lera presenterà un proprio prologo intitolato Elogio della Poesia.

Il congresso sarà moderato da Gianna Prapotnich, Paolo Molinelli e Nicola Bergamaschi e vedrà la partecipazione di personalità di rilievo nel mondo culturale, tra cui Marco Pettinari, Presidente dell’Associazione Sena Nova, il solista e direttore d’orchestra Federico Mondelci, direttore artistico della stagione concertistica della Città di Senigallia, Ada Antonietti, direttrice del Museo di Storia della Mezzadria “Sergio Anselmi”, l’artista Stefania Ricci, autrice del Monumento a John Lennon, e la scrittrice Franca Maroni, Presidente del Centro Poesia Marche.

Credit Foto Eidos

by francesca
Monti della Laga

Il Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga continua a far parlare di sé e delle magnifiche iniziative che continua a mettere in atto in questa terza edizione che si avvia alla conclusione (il 14 dicembre ad Amatrice l’ultimo appuntamento).

In realtà a parlare non sono solo i referenti del Festival ma, soprattutto, le comunità interessate e coinvolte in questo ambizioso progetto culturale, sociale, gastronomico, economico e tanto altro.

Un progetto, ricordiamo, che per quest’anno ha visto coinvolti 18 comuni e 3 regioni per un totale di 54 eventi svolti da aprile a dicembre.

I volontari del Festival ora sono già proiettati al 2025 con l’intento di allargare il numero delle comunità e piccoli centri e dare sempre più voce alle realtà dei Monti della Laga alla ricerca di una (ri)scoperta.

Una voce che inizia a farsi già sentire con la realizzazione del Manifesto d’impegno. Principi cardine del Festival Culturale dei Borghi Rurali della Laga.

Macchia da sole
Macchia da sole, Valle Castellana

Un documento il cui intento è “celebrare e promuovere la ricchezza culturale e naturale di questi luoghi unici, contribuendo alla loro valorizzazione e tutela. Ogni azione e iniziativa deve mirare a rafforzare il legame tra le tradizioni locali e le esigenze della comunità, favorendo un dialogo costruttivo e sostenibile”.

Manifesto composto da 23 punti che vanno dalla promozione del volontariato al rispetto dell’ambiente e della sostenibilità: “Ogni attività del Festival deve essere organizzata nel rispetto dell’ambiente. Le comunità si impegnano ad adottare pratiche sostenibili, ridurre al mimino l’impatto ambientale e promuovere iniziative di sensibilizzazione ecologica, come la gestione dei rifiuti e l’uso dei materiali riciclabili”.

Il coinvolgimento degli artisti e autori locali è un altro aspetto essenziale e in linea con la mission del Festival che da sempre ha come focus garantire loro “l’offerta di una piattaforma per esprimersi e farsi conoscere”.

Le tipicità gastronomiche, altro aspetto che da sempre guida gli eventi: “Garantire che i prodotti alimentari utilizzati nel corso degli eventi provengano dalle aziende agricole e dai produttori locali favorendo così la filiera corta e sostenendo l’economia del territorio”. Di conseguenza: “Le comunità si impegnano a creare filiere corte e occasioni particolari come fiere di qualità, mercatini ed esposizioni, dove i piccoli produttori hanno la possibilità presentare e vendere i loro prodotti, valorizzando così l’economia locale”.

“Le comunità si impegnano a sostenere attivamente la cultura e la scuola, riconoscendo il loro ruolo fondamentale nella formazione delle nuove generazioni e nella trasmissione dei valori tradizionali”. Un altro punto del Manifesto davvero importante, tenendo conto del grave processo di spopolamento che queste realtà vivono ormai da anni.

Il tutto senza dimenticare i più deboli, le persone in difficoltà attraverso la garanzia “che ogni iniziativa del festival sia accessibile e rispettosa delle esigenze di tutti con particolare attenzione alle persone anziane, bambini e soggetti in condizione di fragilità sociale o economica”.

Per conoscere tutti i 23 punti del Manifesto d’impegno, si può visitare la pagina del gruppo Facebook: https://www.facebook.com/groups/634144137475841

Credit Foto Mariano Fagiani

by francesca
Ettore delle donne

“Dal governo dell’arte all’arte del governo” (Campanotto Editore) è il titolo del libro dell’artista abruzzese Ettore Le Donne che sarà presentato sabato 19 ottobre alle ore 17 al Dopolavoro Ferroviario a Pescara (corso Vittorio Emanuele 257/A ingresso attuale solo attraverso l’area di risulta).

Organizzatrice e moderatrice dell’evento Rosetta Clissa con la partecipazione della giornalista Francesca Di Giuseppe e del presidente del Dopolavoro Ferroviario Tino Di Cicco.

“Ho scritto questo libro – afferma Ettore Le Donne – perché la politica non fa politica e la critica non fa critica. La massoneria e i servizi segreti sono deviati, non c’è più una massoneria illuminata dove c’era etica, morale e rettitudine e gli Artisti non hanno avuto il coraggio di animarsi di fronte alle anomalie sociali. Voglio ringraziare Carlo Marcello Conti, direttore di Campanotto Edizioni e il professor Stefano Magni che ha curato la prefazione. Ci tengo inoltre – conclude Le Donne – a dedicare questo libro all’artista e giornalista Tiziana Baracchi firmataria del Primo Manifesto del Movimento Iperspazialista, prematuramente scomparsa a Rimini”.

Si legge nella prefazione del professor Stefano Magni:

“La riflessione di Delle Donne poteva in fondo partire da questa domanda: ma cosa è successo quando gli artisti sono diventati delle guide? […] Le Donne invece pone l’arte del governo alla fine del libro, con quella che è la parte sicuramente più solida dell’opera […] Egli propone suggerimenti, e lo fa secondo un’ottica avanguardistica, soprattutto nella prima parte in cui offre una rassegna dei problemi della nostra società”.

Note biografiche Ettore Le Donne

Ettore Le Donne è nato nel 1950 a Rivisondoli (AQ). Nel 1980 ha frequentato l’Accademia di Belle Arti dell’Aquila, acquisendo una formazione artistica non adeguata alle proprie aspettative. Dal 1983 al 1994 ha fatto parte del Gruppo Immanentista, realizzando, nei primi anni ’90, il ciclo di opere “Bunker”, strutture architettoniche geometriche mimetizzate nell’ambiente urbano, immaginate come dimore di personaggi degni di memoria storica. Nel 1996 ha fondato il Movimento Iperspazialista con gli artisti Tiziana Baracchi, Antonio Paciocco, Giuseppe Masciarelli, Cesare Iezzi e il critico Giancarlo Da Lio. Attualmente la sua ricerca artistica è orientata verso la realizzazione di opere intitolate “Rottami da universi disastrati”, in cui si propone come tema “l’ordine e il caos negli universi di un ipotetico e non dimostrato multiverso”.

by francesca
Domenico Cornacchia

“Il tempo vissuto” (Efesto Edizioni) è il titolo dell’ultimo lavoro editoriale di Domenico Cornacchia presentato con grande successo di pubblico alla libreria Rinascita di Ascoli Piceno.

Nato ad Ascoli Piceno nel 1990 e attualmente vive a Santa Rufina, nel comune di Valle Castellana, al confine tra l’Abruzzo e le Marche.

La sua attitudine verso la natura lo ha portato a intraprendere studi agrari, sia alle scuole superiori che all’Università, dove si è laureato alla facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Teramo. Fin da giovane, Domenico ha trascorso la sua vita a stretto contatto con la natura e gli animali, di cui è sempre stato un grande amante.

Responsabile Qualità in azienda, è anche una Guida Ambientale Escursionistica. La sua più grande passione è viaggiare, un’aspirazione che lo ha portato a esplorare luoghi meravigliosi in tutto il mondo. Attraverso i suoi viaggi, ha potuto confrontarsi con culture diverse, assaporare nuovi profumi e vivere esperienze indimenticabili, tutte fonti d’ispirazione per la sua scrittura.

Nell’anno dedicato alla radici, all’importanza di valorizzare e dare nuova linfa a paesi e borghi lasciati all’abbandono, abbiamo voluto fare due chiacchiere con Domenico il quale, fa di questa valorizzazione il motore propulsone de “Il tempo vissuto” e non solo.

Presentazione “Il tempo vissuto” Libreria Rinascita Ascoli Piceno

Domenico, raccontaci meglio il significato di questo nuovo libro

Il tempo vissuto è un’opera che esplora l’identità storica e culturale di Valle Castellana, un piccolo comune incastonato tra i Monti della Laga, in provincia di Teramo. Il libro si propone di riscoprire le radici della comunità locale, intrecciando la storia di Santa Rufina e dei paesi limitrofi con eventi di portata più ampia. Attraverso cronache locali e racconti di vita quotidiana, l’opera colma un importante vuoto nella memoria collettiva, restituendo voce a personaggi ed eventi che hanno contribuito a plasmare l’identità del territorio. Una delle caratteristiche più preziose del libro è la collezione di oltre quattrocento fotografie storiche, che permettono di immergersi nei paesaggi e nelle atmosfere del passato, arricchendo il racconto storico con dettagli visivi. In un’epoca di rapido progresso, Il tempo vissuto ci invita a riflettere sull’importanza delle piccole storie che, spesso dimenticate, costituiscono la trama nascosta della grande storia umana”.

Perché questo titolo?

“Il tempo, in questo caso, oltre a essere passato, è stato anche vissuto. Non tutti, però, sanno che questi territori sono stati abitati con sacrificio, passione e dedizione. Girando per i paesi, ormai per la maggior parte abbandonati, l’idea che viene subito in mente è quella del tempo trascorso, di epoche antiche e di realtà lontane da noi, scorporate da tutto e senza alcuna domanda. Volevo che questo tempo passato diventasse “il tempo vissuto” per raccontare la storia di chi c’è stato e ha contribuito a creare ciò che oggi è ancora presente. Desideravo narrare i paesi e le persone che li hanno vissuti, affinché un giorno chi osserverà questi luoghi possa sapere che c’era vita”.

In copertina c’è una bellissima immagine di una nonna con in braccio una bambina, cosa puoi dirci?

“La copertina, che raffigura una nonna con una bambina in braccio, simboleggia la continuità delle generazioni e il legame tra passato e futuro. Questa immagine evoca sentimenti di famiglia, tradizione e identità, sottolineando l’importanza di trasmettere storie e valori da una generazione all’altra. La presenza di una figura anziana insieme a una giovane rappresenta un ponte tra esperienze vissute e nuove vite, richiamando l’attenzione sulla necessità di preservare la memoria storica per le future generazioni”.

Dicevamo ultima opera letteraria perché Domenico Cornacchia è autore di altri testi; ecco, c’è qualcosa che accomuna queste diverse forme di scrittura?

“Sì, ci sono diversi elementi che accomunano le mie opere, nonostante le loro forme differenti. In primo luogo, il tema della natura e della memoria sono centrali in tutto ciò che scrivo. Che si tratti di un saggio storico, di una poesia o di un libro di viaggio, cerco sempre di esplorare e mettere in luce le esperienze umane, le storie e il legame profondo tra le persone e i luoghi che abitano. Inoltre, c’è un approccio narrativo che permea tutte le mie scritture. Utilizzo spesso una narrazione personale e soggettiva, mettendomi a nudo e invitando i lettori a condividere un viaggio emotivo attraverso le parole. Anche se le forme possono variare, l’intento è sempre quello di coinvolgere il lettore, stimolando una riflessione su temi come l’identità, il passaggio del tempo, le relazioni umane, le esperienze vissute. Infine, c’è una ricerca di bellezza e di poesia nel linguaggio che caratterizza tutte le mie opere. Credo che la scrittura, in qualsiasi forma, abbia il potere di evocare emozioni e di trasmettere sensazioni, e cerco di utilizzare questo potere in ogni mio lavoro”.

Nel suo primo libro ‘’Resto qui’’ parli di “amore, la guerra, i lavori nei campi, le difficoltà della vita, il folklore, gli usi, i costumi e il patrimonio orale tramandato di generazione in generazione”. Quanto è importante oggi non dimenticarsi di tutto questo?

“Oggi è di fondamentale importanza non dimenticare tutto questo. Ogni paese con i suoi abitanti costituisce qualcosa di bello, unico e caratteristico che si differenzia dagli altri. Ogni cultura ha le proprie usanze, tradizioni, i suoi valori e i suoi principi.

Le tradizioni sono di massima importanza per un popolo perché ne definiscono l’anima e l’identità. Se un popolo non avesse delle tradizioni non esisterebbe e nessuno lo conoscerebbe; e il bello del mondo e del nostro paese è proprio la varietà di usi e costumi presenti. Le tradizioni, tramandate da una generazione all’altra, sono una testimonianza viva di una cultura legata alla natura e alle stagioni, ai cicli della vita, ai riti, alle devozioni religiose, alle credenze. Questo però non deve alimentare nostalgie di un passato ormai trascorso, anzi, attraverso la tradizione ed i valori genuini possiamo mettere le basi per lo sviluppo della nostra società. Quando un paese perde il contatto col suo passato, con le sue radici, con la sua storia, tende sempre di più ad entrare nel dimenticatoio.

Il testo “Resto qui” ha lo scopo di preservare una cultura tramandata per secoli sempre oralmente, prima che vengano a mancare le fonti di informazione ed i loro testimoni. Infatti i racconti riportati nel libro sono storie di vita vissuta che attraversano buona parte del secolo scorso e prendono in considerazione i vari aspetti della vita quotidiana di un tempo, quali l’amore, il corteggiamento, la guerra, i lavori nei campi, le difficoltà della vita, il folklore, questo proprio per non dimenticare chi c’è stato prima di noi e quali sacrifici sono stati fatti anche per cambiare il modo di vivere”.

 “Resto qui” è stato tradotto in lingua inglese con il titolo “Roots”? Cosa ha provato nel vederlo scritto in un’altra lingua?

“La traduzione del mio libro in inglese è stata un’esperienza emozionante e gratificante. Vedere il mio lavoro raggiungere un pubblico internazionale rappresenta un’opportunità unica per condividere la cultura e le tradizioni che ho cercato di preservare. Volevo fortemente che le storie raccontate nel libro andassero oltre i confini linguistici e culturali. Inoltre, mi ha fatto riflettere sull’universalità dei temi trattati, come l’amore, il sacrificio, l’’emigrazione, il ricordo. Sapere che lettori di diverse nazionalità possano entrare in contatto con queste esperienze mi riempie di orgoglio. La traduzione non è solo un atto linguistico, ma un ponte che connette culture e storie diverse. Naturalmente, ci sono state anche delle sfide nel garantire che il significato e l’essenza delle storie venissero mantenuti coerenti anche in un’altra lingua. Sono grato che “Roots” possa continuare a raccontarsi anche a un pubblico più vasto”.

Non solo saggi ma anche un libro di poesie “Pensieri di terra, di vita, d’amore” dove rifletti sull’ importanza della natura, ma una costante è negli occhi, come mai?

Gli occhi per me sono davvero una parte fondamentale della vita. Con gli occhi osserviamo, amiamo, ci emozioniamo, accarezziamo le situazioni e ne entriamo a far parte. Con gli occhi riusciamo a percepire la bellezza della vita e di tutto ciò che ci circonda. Nel mio secondo libro Pensieri, gli occhi sono una costante come anche gli elementi della natura in tutte le loro forme, un paesaggio, un tramonto, il mare. Sono circa 170 pensieri che rispecchiano le mie emozioni soprattutto in quei momenti dove il fiato è più corto e gli occhi brillano, il cuore batte forte ed il respiro cambia. Momenti, dove l’emozione accarezza la pelle e ti fa sentire vivo. Ho scritto questi pensieri che sono arrivati come folate di vento, come fiammate. Ho scritto un po’ ovunque, su tovaglioli, su pezzi di carta, sulle note del telefono, su ogni cosa che avevo a portata di mano. Se non li avessi scritti le avrei persi. Sul testo poi non è presente l’indice e non ci sono i numeri di pagina. Non c’è un ordine cronologico. Gli stessi sono liberi e vaganti. Per trovare un pensiero all’interno del testo bisogna cercare, con gli occhi e con pazienza, come nella vita ed in natura”.

E poi l’Africa, il Kilimangiaro e “Un’altra notte ancora”. Quando e come è nata l’esigenza di mettere su carta l’esperienza vissuta? Cosa significa “Un’altra notte ancora”?

“L’esigenza di mettere su carta l’esperienza vissuta è nata dopo il mio ritorno in Italia, quando avevo ancora tantissime emozioni da metabolizzare, forse con il famoso “mal d’Africa” in corso. Durante il viaggio, avevo già scritto appunti, note e curiosità, ma ho deciso di raccogliere tutto e mettere nero su bianco ciò che questo viaggio ha rappresentato per me, dalla preparazione ai consigli utili, fino alla mia esperienza personale. Pur essendo una guida pensata per fornire indicazioni su percorso, attrezzatura e logistica per chi desidera cimentarsi nella salita del Kilimangiaro, il libro racconta anche una storia intima, fatta di emozioni e sensazioni. Il titolo Un’altra notte ancora ha due significati. Il primo si riferisce alla notte prima dell’ultima salita, caratterizzata da paure, dubbi e l’incertezza sull’esito di quella salita, in attesa di affrontare un’altra notte. Il secondo significato è quello della notte dopo aver raggiunto la vetta, una notte di serenità, gioia e libertà, il momento in cui si realizza di essere riusciti a coronare un viaggio straordinario. C’è una frase che mi piace particolarmente, che ho letto sulle doghe di legno di uno dei rifugi: ‘It’s all about the journey and not the destination’ che, tradotto, significa ‘L’esperienza sta tutta nel viaggio e non nella destinazione’. È stato un gran bel viaggio, fuori e dentro di me”.

Grazie, Domenico, per aver condiviso con noi la tua storia e la tua visione.  Ci auguriamo di vedere i tuoi progetti futuri prendere forma e di continuare a esplorare con te le meraviglie del mondo, attraverso i tuoi viaggi e la tua scrittura.

Foto di copertina: Studio Fotografico Eidos

by francesca