L’arte che scorre nelle vene, quando la voglia di dipingere si palesa in tenera età per poi esplodere negli anni. Oggi incontriamo Gianni Marrone, artista di Miglianico che ci racconta la sua evoluzione e il suo stile.
L’arte, quando è entrata nella tua vita?
“Praticamente da sempre: già all’età di 5/6 anni facevo disegno, scarabocchiavo qui e là; una cosa innata al punto che sin dalle scuole elementari cominciai a interessarmi di storia dell’arte”.
Hai sempre dipinto così oppure negli anni hai modificato la tecnica?
“Ho iniziato con una pittura più classica, più realista; con il tempo invece ho sentito la necessità di usare colori forti ed espressivi, mi sono dedicato a forme di pitture astratta per poi tornare al timbro espressionista”.
Il tuo stile, come lo definiresti?
“Direi proprio espressionista”.
Il lockdown per un artista: come ha vissuto quel periodo?
“Artisticamente parlando non è cambiato più tanto: noi artisti infatti siamo abituati a vivere e lavorare in solitudini quindi non è cambiato molto anzi, mi ha motivato di più portando a creare di più. E’ normale poi che il periodo mi ha portato a fare profonde riflessioni anche su me stesso che, di conseguenza, si sono riversate sulla mia arte”.
C’è un’opera alla quale sei più affezionato?
“Mi piace dire che la mia preferita è sempre l’ultima”.
Dopo l’esposizione a Ci vuole un villaggio a Pescara, sono in programma altre mostre?
“Per il momento no, spero però presto di tornare a progettare qualcosa. A Pescara, c’è stato un bel riscontro e, dato il periodo, sono molto soddisfatto”.
Che consiglio vuoi dare ai ragazzi di fare dell’arte il loro lavoro?
“L’arte non è un lavoro, il consiglio è fate altro! Ma… artisticamente dico loro di essere sempre se stessi e non seguire le mode. Andati avanti con molta umiltà e sincerità”.





