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lupo e orso

Orso e lupo di nuovo protagonisti al Museo universitario nel quadro delle numerose iniziative organizzate in collaborazione dal WWF Chieti-Pescara e dalla struttura espositiva e formativa dell’ateneo “Gabriele d’Annunzio”.

Sabato 7, con inizio alle 18, all’Auditorium del Museo si tornerà a parlare di grandi carnivori, dopo l’analogo appuntamento, riservato alle scuole, del 6 novembre scorso nel quadro di M’ammalia. La Settimana dei Mammiferi.

Relatore d’eccezione sarà questa volta il vice presidente del WWF Italia Dante Caserta che parlerà de La gestione dei grandi carnivori e dei conflitti con l’uomo: l’esempio del WWF.

Una conferenza dibattito che vuole, attraverso il racconto delle buone pratiche messe in atto dall’associazione del Panda, dimostrare come sia possibile limitare le occasioni di contrasto, ad esempio dissuadendo con sistemi incruenti dalla predazione nei confronti di animali d’allevamento.

Problemi che si affrontano da sempre nell’Abruzzo montano a causa di una secolare convivenza, ma che possono ormai presentarsi anche in ambienti peri-urbani.

Il lupo ha infatti prima riconquistato spazi sui monti e negli ultimi anni, inseguendo le sue prede (soprattutto cinghiali) si è spinto anche nelle aree collinari e persino in pianura, dove è oggi possibile talvolta incontrarlo, com’è dimostrato da recenti avvistamenti.

Si parlerà anche dell’orso marsicano, specie in ripresa ma con numeri così bassi (si stima una presenza tra i 50 e i 60 individui) da continuare a rischiare seriamente l’estinzione.

La sottospecie presente in Abruzzo, Ursus arctos marsicanus, descritta dal naturalista molisano Giuseppe Altobello nel 1921, è infatti unica al mondo e per consentirle di continuare a esistere occorrono provvedimenti straordinari e urgenti, e il WWF ha messo per questo in campo ogni possibile energia.

L’orso e il lupo sono simboli dell’Abruzzo e tra l’altro a ciascuno di noi potrebbe capitare di incontrarli. Saperne di più, apprezzare la fortuna di vivere a due passi da animali così affascinanti, conoscerne le abitudini e prendere consapevolezza dei possibili conflitti… l’incontro di sabato servirà proprio a questo.

Dante Caserta terrà la sua relazione, e alla fine ci sarà spazio per domande e approfondimenti. Una preziosa occasione per saperne di più. Tutti sono invitati a partecipare. Ingresso libero sino a esaurimento posti.

by Redazione
cucciolo di orso

Mamma orsa Sebastiana spera di ritrovare il suo cucciolo di orso dopo che, a causa di un inseguimento di un’autovettura, si è smarrito. Anche il Wwf lancia un appello.

“All’interno del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise ci troviamo, ancora una volta, a fare i conti con azioni umane dannose per gli orsi presenti e sentiamo il dovere di associarci alle raccomandazioni fatte dall’Ente Parco” afferma Antonello Santilli, presidente della OA Wwf Abruzzo Montano.

L’orsa Sebastiana, costantemente monitorata dagli operatori del Parco, aveva avuto da poco i suoi tre cuccioli, con i quali si trovava la notte tra il 24 e il 25 agosto, quando veniva inseguita da un’autovettura nel centro abitato di Pescasseroli, così come testimoniato anche dal video dell’accaduto diffuso in rete.

Nell’intento di scappare lontano dall’autovettura, in preda alla paura per le sorti dei suoi piccoli, perdeva due dei cuccioli, uno fortunatamente ritrovato successivamente.

Speranza di ritrovare anche l’ultimo cucciolo, il Wwf tiene a sensibilizzare le persone al fine di creare una giusta convivenza tra uomo e animale e ad esortare cittadini e turisti a non inseguirli o disturbarli in altri modi.

“Capiamo che il contatto con gli animali è una delle maggiori attrazioni del territorio, ma è necessario mantenere la giusta distanza per evitare pericoli a loro e anche a noi stessi. Inseguire con l’autovettura l’orso è inutile, pericoloso, dannoso, oltreché codardo” conclude il presidente del Wwf Abruzzo Montano.

costra dei trabocchi
Il Consiglio dei Ministri ha deciso su proposta del Ministro per gli affari regionali e le autonomie Erika Stefani, di impugnare – si cita dalla nota ufficiale diffusa dal Governo – la legge della Regione Abruzzo n. 7 del 10/06/2019, recante “Integrazioni e modifiche alle leggi regionali 11 agosto 2009, n. 13 (Modifiche ed integrazioni alla L.R. 71/2001 (Rifinanziamento della L.R. n. 93/1994 concernente: Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa abruzzese) e norme relative al recupero, alla salvaguardia e alla valorizzazione dei trabocchi da molo, anche detti “caliscendi” o “bilancini”, della costa abruzzese) e 19 dicembre 2001, n. 71 (Rifinanziamento della L.R. n. 93/1994 concernente: Disposizioni per il recupero e la valorizzazione dei trabucchi della costa teatina)”, in quanto alcune norme riguardanti i trabucchi si pongono in contrasto con la disciplina di tutela dettata dal codice dei Beni culturali e del paesaggio, in violazione dell’art. 117, secondo comma, lett. s), della Costituzione.
L’articolo 117 è quello che sancisce le competenze esclusive dello Stato, tra le quali c’è appunto anche (comma “s”) la tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali.
Il delegato regionale del WWF Luciano Di Tizio, che proprio domani passerà il testimone al nuovo delegato, così commenta l’intervento del Governo:
“Una decisione sacrosanta che ferma una legge sbagliata. I trabocchi hanno di per sé una enorme importanza culturale, di richiamo turistico e anche economica, ma devono restare quello che sono: macchine da pesca sulle quali, accanto a una tranquilla attività di ristorazione, devono essere presenti momenti di educazione ambientale, visite guidate e quant’altro può contribuire a valorizzare queste antiche strutture e la costa da loro caratterizzata. Non possono essere trasformati in grandi ristoranti sull’acqua che poco o nulla hanno a che fare con la tradizione. La commissione regionale che ha esaminato la bozza di legge aveva avuto l’opportunità di raccogliere le opinioni delle associazioni, tra le altre WWF, Italia Nostra, FAI e Legambiente: le ha sentite ma non le ha ascoltate. Tutte chiedevano infatti una sostanziale modifica delle legge, nel senso su accennato, ma la politica locale ha, come troppo spesso accade, semplicemente ignorato le opinioni delle associazioni. Questa bocciatura rimette invece la palla al centro: si potrà elaborare una legge migliore nell’interesse di tutti gli abruzzesi e non esclusivamente di pochi”.
by Redazione
costa dei trabocchi
Genius Loci, “Spirito del Luogo”, è il termine con cui i Latini indicavano quel “qualcosa” che caratterizza un luogo, un ambiente. Un qualcosa di “soprannaturale” che rende unico un territorio.
La costa dei Trabocchi, quello Spirito, ce l’ha ed è ben rappresentato da quelle che sono le vere e uniche ricchezze di quel territorio: i trabocchi, luoghi della storia e della tradizione umana, diventati tratti distintivi del paesaggio; le aree verdi che accompagnano le falesie sull’azzurro del mare; l’ex tracciato ferroviario, ora trasformato in percorso ciclabile, che arricchisce l’offerta turistica; gli altri valori dei luoghi attraversati.
Storia, ambiente, tradizioni. Tutti elementi che “nuovi” turisti cercano, apprezzano e sono disposti a pagare; tutti elementi che una politica, forse miope, forse mal consigliata, sembra voler distruggere in nome di una antiquata visione che parla di progresso, sviluppo e benessere economico, rincorrendo invece un modello turistico vecchio e ormai superato.
Il WWF, per la tutela di una parte d’Abruzzo unica e di una irripetibile occasione di crescita e di ricchezza per la regione, propone una riflessione sullo sviluppo turistico della costa dei trabocchi anche alla luce della recente approvazione della legge regionale sui trabocchi stessi che rischia di snaturarne la storia e persino la struttura.
“Ovunque, in Italia e all’estero, tutelerebbero quello che rende i luoghi della costa dei Trabocchi un’esperienza di vita, prima ancora che turistica, capace di attirare un turismo qualificato da ogni parte del mondo – evidenzia Luciano Di Tizio, delegato regionale del WWF Abruzzo – cogliendo al volo l’occasione della realizzazione della Ciclovia Adriatica, da Venezia alla Puglia, per puntare su un nuovo modello di mobilità e di turismo, evitando il mordi e fuggi e lo sfruttamento, per poche migliaia di euro, di un territorio fragile”.
“In Abruzzo, invece – continua Di Tizio – il futuro arrivo di tantissimi cicloturisti diventa l’occasione per chiedere nuovi e più ampi parcheggi e la trasformazione dei trabocchi in piattaforme di centinaia di metri quadri, per realizzare ristoranti a picco sul mare, uguali a tanti altri, senza più fascino né attrattiva. Dopo l’asfalto su quella che eufemisticamente chiamano la via verde, quale sarà il passo successivo? La richiesta di nuovi metri cubi di abitazioni sulla spiaggia, megastrutture turistiche, strade più larghe e, magari, teleferiche che colleghino la spiaggia ai centri abitati collinari?”.
L’esperienza di altri territori e gli studi sul turismo ci dicono che chi viaggia cerca un’esperienza unica, l’emozione che possono dare i luoghi particolari, la vita di una comunità con la sua storia e le sue tradizioni. Tradire tutto questo, omologando la costa dei Trabocchi a un qualsiasi “turistificio” di massa, vuol dire volere il male delle comunità e degli operatori economici locali, privandoli di occasioni vere di sviluppo. Così come opporsi da decenni all’istituzione di una grande area protetta nazionale, quale potrebbe essere il Parco nazionale della costa teatina, rappresenta un errore sia per la tutela ambientale che per la promozione territoriale.
Sì, allora, a un modello di crescita rispettoso dell’ambiente, con regole certe che mettano d’accordo sviluppo e tutela del territorio, e azioni di supporto al turismo in bicicletta e al turismo ambientale, valorizzando i borghi (con il modello di ospitalità diffusa), il percorso ciclabile (con diramazioni verso l’interno e ospitalità dedicata con piccoli edifici di servizio, riutilizzando anche i caselli ferroviari), mettendo in collegamento le tante riserve e oasi naturali presenti lungo il percorso da collegare al futuro parco nazionale. E, soprattutto, sì ad un territorio accogliente, per residenti e turisti, con un nuovo modello di mobilità, che privilegi gli spostamenti con i mezzi pubblici (bus e treno), a piedi e in bicicletta, anche nella quotidianità, in modo da liberare lo spazio pubblico dalla schiavitù di milioni di scatole di ferro che invadono piazze, strade e anche spiagge.
Riusciranno i Comuni della costa teatina e dell’intera costa abruzzese a immaginare un modello di sviluppo che si discosti da quello degli anni ’70 che mostra ormai tutti i suoi limiti? Riusciranno le Province a supportare i Comuni nelle giuste scelte? Riuscirà la Regione Abruzzo a indirizzare investimenti e progetti verso uno sviluppo sostenibile?
“Come WWF speriamo di sì, – conclude Di Tizio – e lanciamo un appello a tutte le forze politiche affinché attraverso un corretto e approfondito confronto si evitino errori che potrebbero rivelarsi irrimediabili. Il nostro territorio e gli abruzzesi non lo meritano”.
by Redazione