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Tag Archives: l’aquila

castello film festival

Apre i battenti la Prima Edizione del Castello Film Festival, rassegna cinematografica interamente dedicata al cortometraggio indipendente, che mira alla valorizzazione di registi, emergenti e non, promuovendo opere di grande qualità.

L’iniziativa, un’esclusiva per il paese e non solo, avrà luogo a fine settembre 2019:  giovedì 26, venerdì 27 e sabato 28 dalle ore 20 nelle sale del Cinema Italia a Castel di Sangro (L’Aquila).

A cura di Giancarlo Giacci con la collaborazione di Daniela Ricci, organizzata dall’Associazione “Amici del Museo Molino” di Montenero Val Cocchiara (Is), patrocinata dal Comune di Castel di Sangro e il sostegno del Momu-Molino museo di Arti contadine e il Val Cocchiara Retreat, Country House (incastonata tra le montagne del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise), entrambe di Montenero VC.

manifesto Castello Film Festival

Castello Film Festival sarà presentato durante la serata inaugurale di giovedì 26 settembre, dal sindaco di Castel di Sangro Angelo Caruso.

La giuria del Festival sarà composta dal direttore artistico Giancarlo Giacci, Ignazio Senatore, Alberto Castellano, e Gianluigi Gargiulo.

L’idea di proporre al pubblico una rassegna di cortometraggi, nasce dalla riflessione che il corto permette, per la sua stessa brevità ed essenzialità, di affrontare in tre serate di proiezioni un universo di temi e visioni differenti nell’ambito del sociale; come spiega Giancarlo Giacci:

I corti possono essere visti come delle frecce appuntite, che possono colpire in profondità con un minimo sforzo.

Ecco perché, nel progettare il Festival, si è scelto di partire da un’attenta e scrupolosa ricerca di ottimi film, ma anche e soprattutto di opere che affrontino tematiche di grande interesse e siano capaci di suscitare forti emozioni.

Foto: Uocchie c’arragiunate. Paolo Cipolletta_Moment

sapori e saperi del velino

Oltre 7mila presenze per la IX edizione di Sapori e saperi del Velino.

Il borgo di Rosciolo, frazione di Magliano de’ Marsi, dove vivono circa 300 anime nel weekend si è ripopolato grazie all’iniziativa organizzata dalla Pro Loco e patrocinata dal Comune di Magliano, per tutelare e valorizzare le eccellenze del territorio.

Una due giorni iniziata sabato con l’invasione delle strade e delle piazzette del paese da parte dei tanti visitatori che hanno ricevuto uno kit di benvenuto dagli organizzatori per incamminarsi in questo speciale percorso del gusto.

Moltissime le eccellenze enogastronomiche presenti con prodotti tipici a filiera corta in abbinamento con i vini selezionati e serviti dai Sommelier della FIS mentre gli amanti della birra hanno trovato lo stand del Birrificio del Borgo ad attenderli.

Apprezzamenti per i prodotti dell’orto mercato a chilometro 0 dell’associazione Officine Genuine e per l’area riservata alle arti e mestieri e per l’intrattenimento musicale.

“E’ stato davvero bello ed emozionante vedere Rosciolo animarsi con tanti partecipanti venuti anche da Roma per condividere il clima di festa e l’atmosfera di questo borgo autentico”, ha commentato il presidente della Pro Loco, Pietro Scafati, “ricompensandoci così dei  tanti sforzi organizzativi compiuti per rendere sempre più qualitativo questo evento”.

La manifestazione ha avuto poi, come di consueto, la sua appendice culturale la domenica nella splendida chiesa di Santa Maria in Valle Porclaneta, alle pendici del Velino, con la tavola rotonda sul tema Le filiere agroalimentari sostenibili: il territorio tra tradizione ed innovazione sotto l’attenta regia del moderatore Salvatore Santangelo.

Il sindaco di Magliano, Mariangela Amiconi, ha ribadito il sostegno del Comune alla manifestazione,  considerata ormai il fiore all’occhiello degli eventi locali, sia per il richiamo che esercita in termini di presenze, sia per la rilevanza dei temi trattati per dare impulso al territorio e dai quali non si può prescindere anche in chiave programmatica.

Il primo cittadino si è impegnato ad aprire un tavolo di lavoro permanente con il comitato organizzatore e a coinvolgere le istituzioni regionali per trovare nuove risorse e più ampie sinergie in vista della decima edizione.

A chiudere l’evento, come da tradizione, il concerto del Marsican Brass Quintet che ha ripercorso un itinerario musicale vario e colorato, partendo dall’Aida di Verdi per giungere all’adattamento per ottoni di Bohemian Rhapsody dei Queen, passando per le colonne sonore di Ennio Morricone.

casting

Una nuova stagione non solo scolastica ma anche televisiva prende il via. Ecco perchè il programma condotto da Paolo Bonolis Avanti un altro cerca nuovi concorrenti e lo fa in Abruzzo, L’Aquila per la precisione.

La giornata dedicata ai casting è infatti prevista nel capoluogo abruzzese per sabato 28 settembre; la partecipazione è ammessa solo per cittadini maggiorenni.

Per partecipare si può inviare una mail ad avantiunaltro@sdl2005.it con i dati anagrafici, il recapito telefonico e una fotografia (inclusa la seguente dichiarazione liberatoria: “Autorizzo il trattamento dei miei dati personali ai sensi dell’art. 13 del Regolamento Europeo 679/2016, così come da informativa Privacy presente sul sito www.sdl.tv).

E’ possibile anche compilare il form presente sul sito www.sdl.tv  o lasciare un messaggio in segreteria telefonica allo 06 62 28 69 00.

Il Presidente della Giunta Regionale d’Abruzzo, Marco Marsilio, ha adottato il decreto con il quale si nomina il dottor Thomas Schael nella qualità di Direttore generale della Asl Chieti-Lanciano-Vasto. Il dottor Schael ha già formalizzato l’accettazione dell’incarico.

Nella seduta di giunta convocata per mercoledì, alle ore 16.00,  a Palazzo Silone a L’Aquila verranno approvate le delibere di Giunta Regionale relative ai contratti per il Direttori generali delle Asl di L’Aquila-Avezzano-Sulmona e Chieti-Lanciano-Vasto, rispettivamente il dottor Roberto Testa e il citato Thomas Schael.

Nella seduta di Giunta, su proposta del Presidente Marsilio, è stata adottata una delibera che adegua i compensi dei Direttori generali delle Asl abruzzesi, ormai fermi da tempo. La Regione Abruzzo, adeguando il compenso a 149.000 euro annui lordi, pur continuando ad essere una delle più “sobrie” (solo la Calabria ha un’indennità leggermente inferiore, tutte le altre sono pari o superiori a tale importo), può da oggi collocarsi in una condizione di attrattività e di competitività almeno pari alle altre Regioni. L’attuale livello retributivo, inferiore di circa 40.000 euro alla media nazionale, rendeva la sanità abruzzese difficilmente “appetibile” per i manager, e non adeguare tale importo stava producendo come risultati la mortificazione e il declassamento della nostra Regione.

l'aquila

La Corale Gran Sasso presente Top 10 Folk L’Aquila, una selezione di canzoni tipiche della città capoluogo d’Abruzzo che potranno essere ascoltate venerdì 6 (Auditorium del Parco alle 21) e sabato 7 (ore 18,30 a Casa Onna).

Top 10 Folk L’Aquila è stato quindi pensato per onorare il decennale del sisma, cercando di legare la storia con la creatività e far conoscere le canzoni che rappresentano la città dell’Aquila,

Carlo Mantini ha selezionato 10 canti della tradizione folkloristica aquilana, uno per ogni anno: Novantanove,

  • J’Abbruzzu,
  • ‘Na jura d’amore,
  • L’ellera, Massera,
  • Tramonto Aquilano,
  • Quanno ju core te fa bbu bbu,
  • Ninna Nanna de Natale,
  • Gran Sassu me,
  • Te vojio reveté.
La Nazionale di rugby femminile

Sarà lo Stadio “Tommaso Fattori” dell’Aquila ad ospitare il test match tra la Nazionale di rugby femminile e la rappresentativa del Giappone.

Il primo dei due incontri che vedranno impegnate le Azzurre nel mese di novembre è in programma sabato 16 con calcio d’inizio alle ore 14.

Una settimana dopo, sabato 23, l’Italdonne affronterà l’Inghilterra al Bedford Blues (fischio d’inizio ore 15 locali).

L’Italia torna dunque nel capoluogo abruzzese a distanza di due anni dal match del Sei Nazioni Femminile che la vide protagonista nello storico impianto aquilano il 12 febbraio 2017 contro l’Irlanda, di fronte a 4.500 spettatori, in quello che fu il terzo match assoluto con più spettatori nel Six Nations 2017.

Bedford, invece, segna il debutto assoluto per le Red Roses ma non per una rappresentativa italiana: lo scorso 8 marzo, infatti, l’impianto di Goldington Road registrò il tutto esaurito per il match del Sei Nazioni Under 20 tra Inghilterra ed Italia.

Sarà una bella sfida per tutto il movimento ovale abruzzese, che ha già dimostrato di saper rispondere agli appuntamenti di alto livello, come accaduto anche lo scorso anno in occasione del match di Pro 14 maschile tra Zebre e Dragons all’Aquila, oltre che l’anno precedente proprio con la nazionale femminile.

italia-irlanda
Le Azzurre durante il match Italia-Irlanda

Andrea Di Giandomenico, head coach dell’Italdonne, guarda con entusiasmo agli impegni di novembre:

Disputare due match prima dell’avvio del Sei Nazioni è senz’altro una grande opportunità per proseguire nel nostro percorso di crescita.

L’Aquila è una città di rugby che dispone di strutture adeguate che ci permetteranno di lavorare bene in preparazione del match.

Sappiamo con quanto entusiasmo la città risponda agli eventi, per cui siamo onorati e contenti di esprime il nostro gioco di fronte ad un pubblico appassionato e caloroso come quello abruzzese.

Il match contro le campionesse in carica del Torneo delle Sei Nazioni rappresenterà un ulteriore stimolo per il nostro sviluppo. Misurarsi a questi livelli è una grande opportunità.

“Come presidente del Comitato regionale siamo naturalmente contenti che i colori azzurri tornino in Abruzzo – afferma Giorgio Morelli, presidente di FIR Abruzzo – nel 2017 il match contro l’Irlanda fece registrare il record di presenze per le partite dell’Italia nel torneo. Speriamo che gli appassionati accorrano numerosi a tifare la nostra nazionale. I club del territorio faranno la loro parte, assicurata nel corso di in una riunione da me recentemente convocata a questo scopo”.

 

santo stefano di sessanio

Un borgo, tra i più belli d’Italia nel cuore delle nostre montagne: Santo Stefano di Sessanio (L’Aquila) all’interno del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Una fortezza per una delle famiglie più importanti d’Italia: i de’ Medici dal 1579. Queste terre apparterranno ai Medici fino al 1743.

Un periodo nel quale Santo Stefano raggiunge il massimo splendore come base operativa della Signoria di Firenze per il fiorente commercio della lana “carfagna”, qui prodotta e poi lavorata in Toscana e venduta in tutta Europa.

Punto di forza e cuore pulsante del borgo è la Torre Medicea; torre di avvistamento documentata nel XIV secolo e posta in cima al borgo.

Si presume che esistesse già prima dell’arrivo della famiglia di Alessandro de’ Medici, feudatario che nel 1579 acquistò da Costanza Piccolomini i feudi di Santo Stefano, Calascio e Castelvecchio, che erano compresi sin dal XII secolo nella Baronia di Carapelle.

La torre, prima del crollo, era alta 18 metri, a pianta cilindrica, in pietra concia locale, con delle caditoie e delle finestre per le balestre.

L’intervento dei Medici permise di migliorare il passaggio di ronda con scala a chiocciola, e la sommità, con le caditoie, i beccatelli e la merlatura a ghibellina.

Dopo il crollo causato dal terremoto del 2009, la torre attende di tornare al suo antico splendore sperando che la ricostruzione non vada ancora per le lunghe.

Foto: Di trolvag, CC BY-SA 3.0

by mediaplus.adv
perdonanza celestiniana

Ha riscosso un grande successo di pubblico il momento clou della Perdonanza Celestiniana, il corteo storico della Bolla Papale, che ha visto la partecipazione di 10mila persone.

Nonostante il tempo non sia stato clemente, gli aquilani e i turisti non sono voluti mancare a un momento così importante per il capoluogo d’Abruzzo soprattutto perché, questa edizione numero 725, ha coinciso con il decennale del sisma del 6 aprile 2009.

L’edizione 2019 ha i volti della diciassettenne Sara Luce Cruciani, la Dama della Bolla e di Federico Vittorini, 24 anni, il Giovin Signore.

Per il suo articolato e profondo significato la Perdonanza Celestiniana è inserita nella rosa finale degli elementi candidati a bene immateriale dell’Unesco e in tal senso sarà valutata a dicembre prossimo dal Comitato internazionale riunito in Colombia, a Bogotà.

Presenti anche le istituzioni tra cui il sottosegretario ai Beni culturali, l’abruzzese Gianluca Vacca:

Per me è un onore, da abruzzese, essere all’Aquila oggi a rappresentare il Governo.

Nell’anno del decennale è un messaggio ancora più sentito di speranza e redenzione in questi anni di ricostruzione.

Dobbiamo voltare pagina, dobbiamo lavorare sulla fine della ricostruzione.

 

Foto: Ansa

by Redazione

Compie 725 anni la Perdonanza Celestiniana, il primo giubileo della storia della cristianità, concesso da Papa Celestino V giusto un mese dopo la sua incoronazione all’Aquila, avvenuta il 29 agosto 1294. E’ nella ricostruzione di Goffredo Palmerini che si può comprendere il senso di questa vera rivoluzione. L’indulgenza plenaria gratuita per chiunque, sinceramente pentito e confessato, ogni anno avesse varcato la soglia della Basilica di Santa Maria di Collemaggio, dai vespri del 28 a quelli del 29 agosto. Da allora, secondo la Bolla papale che la istituì, il cui originale è conservato dalla Municipalità e custodito, fino al 6 aprile 2009, nella cappella blindata della torre civica – dove tornerà dopo gli accurati restauri dai danni inferti dal terremoto –, si vive questo speciale giubileo di un giorno, culmine d’una settimana di grandi eventi religiosi, artistici e culturali e d’un suggestivo Corteo dal Municipio alla Basilica di Collemaggio. Quest’anno sarà S. Em. Giuseppe Bertello il Cardinale incaricato da Papa Francesco ad aprire la Porta Santa, l’unica fuori Roma, battendovi tre colpi con il bastone d’ulivo del Getsemani.

Il vegliardo monaco, Pietro Angelerio, arrivò all’Aquila il 27 luglio 1294 dall’eremo sul monte Morrone. Un asino la sua cavalcatura, come Gesù entrando a Gerusalemme. Lo accompagnava un lungo corteo festante: due sovrani, Carlo II d’Angiò e suo figlio Carlo Martello, re d’Ungheria, alti prelati e dignitari, e tanta popolo che man mano si era aggiunto, durante il viaggio che da Sulmona lungo la Valle Subequana lo conduceva all’Aquila. Dal 5 luglio l’umile religioso era stato eletto al soglio pontificio, dopo 27 mesi di conclave a Perugia. Pietro del Morrone sarebbe dunque diventato Papa Celestino V. Giungeva finalmente all’Aquila, la città che tanto amava e dove, di ritorno da Lione, egli aveva fatto edificare la splendida abbazia gotica di Santa Maria di Collemaggio. Aveva scelto L’Aquila, malgrado i cardinali secondo prassi lo esortassero a raggiungere Perugia, per la solenne incoronazione, fissata al 29 agosto, festività di San Giovanni Battista.

 

La sua elezione era stata salutata da grande entusiasmo, interpretata come un segno profetico per la Chiesa da coloro che attendevano la venuta d’un Pastore angelico. Era stata infatti profetizzata una nuova era per restituire all’umanità tormentata di quel secolo una spiritualità nuova e per redimerla dalla decadenza e dal disordine. La Chiesa si sarebbe finalmente liberata dei vincoli con il potere terreno, come avevano predicato l’abate calabrese Gioacchino da Fiore nella seconda metà del XII secolo, e qualche anno dopo Francesco d’Assisi, scegliendo la povertà. Il carisma del nuovo Pontefice, l’aura di santità che lo accompagnava, il prestigio morale che gli aveva permesso di fondare e far riconoscere l’ordine dei Celestini, secondo la regola benedettina, sembravano proprio i segni dell’avverarsi di quella profezia. I suoi monaci dall’Abruzzo s’erano diffusi in Molise, Puglia e Campania. Edificavano monasteri, eremi su aspre montagne e grandi abbazie. Erano solleciti verso poveri e bisognosi, con una perfetta organizzazione sul territorio che ricordava i Cistercensi dei secoli addietro.

 

Al tramonto, dunque, il Papa giunse all’Aquila. Da Sulmona, lungo il percorso, era stata un tripudio d’entusiasmo. Il popolo l’amava. Si era arrivati nella “città nuova”, fondata nel 1254 anche per volere degli Svevi, come certifica il decreto emesso da re Corrado IV, figlio dell’imperatore di Federico II. La città, sul colle, era veramente bella. L’Aquila era nata non a caso, ma per un preciso ed armonico progetto, ad opera dei castelli confederati, 99 secondo la tradizione, una settantina in verità. Ciascuno di essi, in una gara d’ingegno e di perizia costruttiva, in base al piano della città aveva edificato il proprio quartiere, con chiesa piazza e fontana, di splendide architetture. I legami con i villaggi d’origine erano saldi e vitali, i cittadini dentro le superbe mura e quelli restati nei castelli d’origine vantavano eguali diritti civili nella nuova città-territorio. E tuttavia i primi quarant’anni dell’Aquila non erano stati semplici, persistevano fazioni e dispute intestine, talvolta con esiti cruenti, il governo civico spesso aveva fatto ricorso agli abati Celestini.

 

Eppure la città, ricostruita dopo la distruzione operata nel 1259 da Manfredi, era cresciuta presto e bene. In quei giorni che precedettero l’investitura pontificia, Celestino avviava il suo straordinario papato riportando pace tra le parti in lotta, ottenendo da Re Carlo privilegi e clemenza per gli Aquilani. La cerimonia d’incoronazione, in quel 29 di agosto, fu un evento memorabile, come raccontano le cronache dell’epoca. Sulla spianata antistante la Basilica un’immensa folla di duecentomila pellegrini, giunti d’ogni dove, assisteva al rito. Tra loro anche Dante Alighieri, secondo qualche cronaca. Il vecchio Papa apriva subito orizzonti nuovi alla Chiesa. Richiamava il popolo di Dio al dovere del perdono e della riconciliazione. Invocava pace per ogni uomo e per l’umanità. Ammonizione che egli non lasciava all’inerzia delle parole, ma che aveva applicato alla concretezza dei suoi primi atti dal soglio pontificio, iniziando il suo papato con gesti esemplari e profetici per quel tempo che richiamavano la misericordia, il perdono e la pace.

 

Ancor più, il 29 settembre, un mese dopo aver assunto la tiara, Papa Celestino stupiva emanando la Bolla con la quale concedeva ai sinceramente pentiti che visitavano Collemaggio nella festività della Perdonanza, dai Vespri del 28 agosto a quelli del 29, l’indulgenza plenaria ed universale, gratuita e senza distinzioni. Un grande privilegio per la città dell’Aquila e per il suo Primo Magistrato (il sindaco dell’epoca) che della Bolla ricevette l’originale, custodito gelosamente per sette secoli, fino ad oggi.  Il 13 dicembre 1294, a Napoli, aveva termine quello straordinario pontificato, con la volontaria rinuncia alla tiara e le dimissioni dal papato di Celestino V. Anch’esso gesto profetico d’umiltà, unico nella storia della Chiesa, fin quando Benedetto XVI non l’ha ripetuto nel febbraio 2013. Pochi giorni dopo, la vigilia di Natale, i porporati in conclave eleggevano papa il cardinale Caetani con il nome di Bonifacio VIII. I primi atti furono rivolti a cancellare ogni disposizione del papato celestiniano. A cominciare dalla Perdonanza. E quantunque Bonifacio ogni mezzo di pressione e di persuasione mise in essere per ottenere la restituzione del documento onde consentirne l’annullamento, mai ebbe indietro la Bolla custodita dal governo civico.

 

Ripreso il nome Pietro e le umili vesti del monaco, dopo qualche mese Celestino veniva rinchiuso nella fortezza di Fumone, poiché Bonifacio e temeva il carisma la sua grande aura di santità che lo accompagnava. In quella dura prigione il 19 maggio 1296 Pietro Celestino transitò a miglior vita, nella diffusa convinzione della sua santità che, difatti, Clemente V proclamò nel 1313, con il processo di canonizzazione. Proprio Bonifacio, cui non era riuscito sopprimere l’annuale Perdonanza celestiniana, nel 1300 ne copiava il senso, istituendo per la basilica di San Pietro in Roma il Grande Giubileo d’un anno ogni mezzo secolo, poi modificato nell’attuale cadenza venticinquennale.

 

Da Collemaggio, dove San Pietro Celestino riposa nello stupendo mausoleo scultoreo di Girolamo da Vicenza – fatto anch’esso singolare, un papa sepolto fuori la basilica vaticana – ogni anno l’universale messaggio celestiniano di pace e di perdono si rinnova. Da secoli migliaia di fedeli e pellegrini raggiungono L’Aquila da tutto il mondo per beneficiare, dal tramonto del 28 alla sera del 29 agosto, dell’indulgenza plenaria. Secondo la storica tradizione della festività, sancita negli antichi Statuti della città, anche oggi la Perdonanza è indetta dall’autorità civica e preparata da una settimana di grandi eventi, che culminano nel Corteo della Bolla del 28 agosto e nell’apertura della Porta Santa. La suggestiva sfilata dal Palazzo civico, con gli antichi i costumi, accompagna la Bolla che viene traslata a Collemaggio. Lì, accanto al torrione della basilica, secondo il rituale il Sindaco della città ne dà lettura, quindi il Cardinale delegato dal Papa può iniziare il rito di apertura della Porta Santa e il solenne pontificale che avvia il giubileo aquilano.

 

La sera del 29 agosto, richiusa la Porta Santa, il Corteo riconduce la Bolla in Municipio, dove viene riposta nel suo forziere nella cappella della Torre civica, fino all’anno successivo. Uno speciale messaggio di pace, nel 725° anno della Perdonanza, s’eleverà da Collemaggio e commuoverà la Città che quest’anno commemora il decennale del terremoto. La Perdonanza è patrimonio rilevante della storia civile e spirituale dell’Aquila, ma è ancor più patrimonio universale per i valori che richiama. Si attende con fiducia che l’Unesco riconosca quest’anno l’antico Giubileo aquilano quale Patrimonio immateriale dell’Umanità, per il quale riconoscimento la Perdonanza è candidata.

 

S’eleverà ancora una volta dalla Basilica di Collemaggio il forte appello alla tolleranza, alla riconciliazione ed al perdono, per un’umanità sfibrata dal terrorismo e dalla guerra. Ma anche un richiamo alle potenze del mondo perché operino davvero per far tacere le armi e i conflitti di varia natura che lacerano il mondo. Sia pace vera e duratura per tutti i popoli, ma soprattutto per quei martoriati popoli del Medio Oriente, terra dove le tre religioni che hanno lo stesso Dio – ebraismo, cristianesimo ed islamismo – sono nate. San Pietro Celestino è profeta di pace anche nel nostro tempo, con il messaggio universale della sua Perdonanza.

 

L’Arcivescovo dell’Aquila, Card. Giuseppe Petrocchi, l’ha richiamato nel suo messaggio di preparazione alla Perdonanza: “[…] E’ risuonata forte, durante il Giubileo della Misericordia, l’esortazione e, al tempo stesso, l’ammonizione che Papa Francesco ha pronunziato ad alta voce, davanti a tutto il Popolo di Dio: «È giunto di nuovo per la Chiesa il tempo di farsi carico dell’annuncio gioioso del perdono. È il tempo del ritorno all’essenziale per farci carico delle debolezze e delle difficoltà dei nostri fratelli. Il perdono è una forza che risuscita a vita nuova e infonde il coraggio per guardare al futuro con speranza» (MV, n. 11). Proprio noi che ci accostiamo al giubileo aquilano, allora, dobbiamo rendere transitabili le “vie” della tolleranza, della comprensione, dell’aiuto reciproco […]”.

 

Questo è il vero ed autentico magistero celestiniano. Al quale fanno da contorno straordinarie iniziative culturali e artistiche, contemplate in un ricco cartellone di eventi di forte richiamo, sotto la direzione artistica del M° Leonardo De Amicis. Anche quest’anno grandi artisti internazionali stanno rendendo testimonianza del loro amore per L’Aquila, città che sta rinascendo dalle rovine del terremoto. Con l’antica tenacia, con fiducia e con speranza nel futuro.

by Redazione

Un importante risultato è stato ottenuto nel corso della riunione, che si è svolta ieri pomeriggio a Roma, della Cabina di regia per la Ricostruzione, coordinata dal commissario Sisma 2016, Piero Farabollini. Nella distribuzione delle 200 unità di personale la Regione Abruzzo è  riuscita a ottenere un’attribuzione superiore al passato del 50%, ovvero Il 15% del totale del personale previsto dal Decreto Sblocca Cantieri.

Le 30 nuove unità rappresentano dieci persone in più rispetto a quelle che sarebbero toccate all’Abruzzo seguendo le regole di attribuzione seguite in passato. Il presidente Marco Marsilio anche nel corso dell’incontro della settimana scorsa aveva lungamente sostenuto la necessità di ottenere un’equa distribuzione del personale da inserire negli uffici della ricostruzione.

“Si tratta di un’importante riconoscimento del fabbisogno che ha la Regione e del fatto che fino ad oggi fosse sottostimato il peso reale dei danni e delle reali necessità per garantire la ricostruzione abruzzese rispetto a Lazio, Umbria e Marche. A queste 30 unità se ne aggiungeranno anche altre 20, che verranno assunte grazie al recupero delle economie dei fondi non spesi negli anni passati. Anche qui siamo riusciti a recuperare,  e non era scontato, risorse utili per garantire il funzionamento degli uffici. Entro 2/3 mesi, il tempo di fare le procedure di assunzione e di cominciare a formare il personale, l’Ufficio della Ricostruzione di Teramo vedrà di fatto più che raddoppiare il personale e la propria capacità di lavoro”– ha commentato il presidente Marsilio.

by Alessandra Renzetti